I ragazzi lasciano la scuola prima della fine del liceo, se ne vanno stanchi di simulare attenzione ed interesse per regole e metodi fuori da ogni senso. Gli insegnanti sono noiosi, frustrati, ignoranti e rigidi, ed ogni pazienza ha un limite. La scuola è utile per chi non ne ha bisogno, è invece un imbroglio per i ben civilizzati che credono che rispettare gli orari e tenere in ordine il quaderno sia quanto.

La vita scolastica non è fondata sull’apprendimento. Si va a scuola, elementari e medie, per socializzare, per imparare a comportarsi in un gruppo più o meno evoluto. Si impara a comportarsi civilmente all’interno di grandi istituzioni e burocrazie organizzate, a volte in una dura costrizione paramilitare. Il gruppo impone un codice di abbigliamento, l’istituzione richieste di permessi e moduli per i ritardi.

Questo processo di adattamento ad un metodo di lavoro ristretto, duro, arcaico, stabilito negli anni quaranta, genera distacco e deficit di attenzione nei ragazzi più svegli, l’illusione di una società svanita nel nulla in quelli che sono più adattati. La scuola elementare fa il possibile per tenere tutti fermi in un modello di società più vecchia della nostra.

I programmatori e gli avventurieri del nostro tempo, immersi in un’economia digitalizzata, senza certezze istituzionali, senza titoli e ruoli definiti, si formano altrove.