venerdì, 23 marzo 2007

Domatori di passeri

L’era della conoscenza richiede formazione continua, apprendimento senza interruzione. La velocità necessaria nel processo non è facilitata dall’istruzione scolastica attuale: la capacità di reintrecciare continuamente nuovi flussi della comunicazione, di tagliare le perdite e di cogliere le novità autentiche, la capacità di controllare nuovi concetti ed una nuova gamma di competenze è ciò che la scuola deve insegnare.

Io non sono certo un uomo originale, la mia istruzione formale mi ha sempre fatto sentire speciale e creativo, ma niente di questo è stato vero in realtà. I miei genitori e i miei nonni lo sono certamente stati molto di più, attraversando l’europa dei nuovi stati nazionali, senza poter poggiare davvero la testa in nessun posto, si sono trasformati da pescatori in cuochi, da ristoratori a vignaiuoli.

Il fatto che i miei figli più giovani abbiano detestato la scuola ma si muovano con estrema agilità nella rete della conoscenza mi ha insegnato quanto io stesso sia, nella mia autocompiaciuta cultura umanistica, del tutto sorpassato. I manager rampanti del 1989-2001, aggressivi ed iperequipaggiati primi della classe politica mi hanno estromesso del tutto dalle normali azioni di mercato, anche se io non ne sono certo dispiaciuto.

Personale devoto e management paternalistico non sono più utili. La società è ormai priva di luoghi accoglienti in cui la gente possa lavoricchiare per qualche decina di anni, impegnata in una sola attività a tasso di rendita prevedibile. La continuità dei paradigmi ed il mantenimento dei confini non sono utili per scivolare indenni nell’economia della conoscenza.

Quello che rimane valido, i campi del sapere che reggono l’urto, fluiscono vertiginosamente da un luogo all’altro, scrollandosi di dosso le professioni antiche per mantenere il passo. Il canone definito dei classici della cultura serve solo ad assumere una posizione intellettuale permanente, che deve rimanere sullo sfondo come una conoscenza iniziatica e quasi esoterica, ma in fondo, anche di questo, la scuola cosa ne sa?

23 marzo 2004

Local symmetries

Organic, small scale symmetry work better than precise, overall symmetry

Una particolare cura, a onor del vero, viene impiegata per seguire, assecondare, ascoltare questa piccola e curiosa non comunita’. Molti anni fa avevo una idea piu’ chiara riguardo a tutto questo, e per farlo sono stato pagato per molti anni, ma adesso tutto mi sembra pregno di altre indicazioni. Ascolto, e mi ricordo di essere capace, ma alla fine della giornata rimane sospesa la domanda, altrui, sul perche’ io lo faccia, e cioe’ su quali interessi e secondi fini io abbia. Nella strategia del terrore ci sono molte costanti, due delle quali sono, senza dubbio: la malafede e l’attribuzione di malafede. In mezzo a questi esseri incattiviti e molto pratici di questa cattivita’ io respiro abbastanza bene, questo va ricordato, ma non riesco piu’ a vedere nulla, come se le porte della mente, per proteggerla dalla corruzzione, venissero, a malincuore, chiuse. Pioggia continua, tutto il giorno, ma con una qualita’ nuova, fresca e brillante. Greta mi dice di venire a mangiare il pesce, Vasco si limita a sorridere ascoltandomi parlare al telefono, Stefania dice che e’ molto impressionato.

23 marzo 2003

Gradual transitions take place suddenly.

Ancora giorni di riunioni familiari, per questo pover’uomo senza casa. La mia amata compie i suoi primi trentacinque anni senza che io sia capace di celebrarla adeguatamente, e temo che questa vita non basterà. Comunque il pranzo in famiglia è un piacere anche senza cibo di qualità e senza una sufficiente quantità di vino. Rimango estraneo ma contento a mio modo, senza che nessun oltraggio possa attraversare il mio spazio. Mi sento un uomo maturo oggi, beh, diciamo più maturo.

La serata ha preso una piega curiosa perché le mie dolci compagne di infanzia mi invitano a cena: Toni e Annelise di ritorno da Montegrotto dove si sono piacevolmente abbandonate alle cure degli entusiasti del Watsu. Davvero buon per loro e mi sono sembrate abbastanza serene, beh, più serene, e ci siamo divertiti un po’, alla fine sembravano contente tutte e due, e lo ero anch’io. Lo era meno Stefania che se l’è presa per la mia scarsa cura delle sue gelosie. Che dire?

23 marzo 2002

Stiamo tutto il giorno insieme a questa piccolissima bambina e così possiamo notare ogni minimo mutamento. Credo che quasi tutti abbiano realizzato ad un certo punto della loro vita di non essere stati abbastanza con i loro figli, che tutti abbiano avuto la sensazione di aver perduto molto del tempo che poteva essere usato per guardare da vicino le sole cose che contano, vedere crescere i propri figli, l’intera famiglia e sistemare la propria casa perché tutti possano avere una visione positiva di se stessi. Io credo di avere una opportunità unica in questo momento: se non avessi perduto il lavoro, la casa, il mio denaro, come potrei sapere che non ha davvero, definitivamente, nessuna importanza. E se io dovessi vivere ancora quarant’anni come potrei prepararmi megli di come sto facendo, annullandomi e riuscire a riconoscermi soltanto negli occhi di questa bambina, lentamente, per gradi, tentando di decifrare ogni piccolo segno che mi definisca, nella mia essenza, nella forma dei miei più piccoli gesti, nel mio calore e nella mia disponibilità. Come avrei potuto ricordare l’infinita qualità di tutto questo, se avessi avuto ancora tutto il mio tempo, tutte le mie cose, i miei soliti pensieri?

Mamma orsa ha 34 anni oggi. Questo giorno tre anni fa stavamo costruendo oggi.

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