giovedì, 22 marzo 2007

Il Diritto, il Vino e la Vanità

La storia della filosofia è costellata di meditazioni sui diritti dell’uomo, su leggi naturali e divine che sono opposte a quelle della storia e della violenza. I diritti sanciti dalla costituzione americana nel 1776 sono quelli alla libertà ed alla ricerca della felicità. Quelli dalla rivoluzione francese sono appunto alla rivoluzione quando le leggi imposte sono contrarie al diritto naturale. Poi ci sono i diritti speciali delle donne, dei bambini, degli omosessuali.

Dalla mia terrazza posso spaziare con lo sguardo fino a vigneti di qualità che in questo momento sono battuti dalla bora. Lo spazio dell’uomo e quello del vino sono prossimi, compatibili, funzionali uno all’altro. Il vino è, fra i prodotti della terra, quello che meglio riassume il necessario complemento della natura e della cultura umana. Il vino incorpora il meglio del lavoro dell’uomo, perciò è la sua giusta ricompensa, il riconoscimento di un valore che poche altre circostanze confermano.

La vanità umana si realizza nell’eccesso. Regolati da necessità e sufficenza realizziamo la giustezza, ne testimoniamo la possibilità, la plausibilità, l’auspicabilità. La vanità è ricerca di una possibilità la cui esistenza deve essere dimostrata, ricerca che è lecita finchè il diritto di uno non diventa il dovere di un altro, finchè procurarsi un bene non significa toglierlo a chi ne ha curato la crescita, lo sviluppo, la raccolta, e che ha pagato il disagio che tutto questo procura.

Non ho diritto al vino, ho diritto a lavorare la terra e a pagare le conseguenze del mio lavoro. Non ho il dovere di coltivare il vino, ho il dovere di lavorare la terra e pagare per farlo e soffrire le conseguenze del mio lavoro. Dissodare, togliere sassi ed erbacce, tenere d’occhio la crescita delle piante che si trovano ai confini del campo che lavoro e che determineranno la qualità dei frutti di questo stesso campo. Sostenere la crescita delle piante di cui ho assunto la responsabilità e difenderle dai parassiti e dalle malattie. Questo è il diritto che ho.

22 marzo 2004

Good shape

Simple forms create an intense, powerful center

Difficile far rientrare e rendere operativo quello che vedo in questa speciale dimensione spaziotemporale che si svolge nelle aule del CPT. Difficile e probabilmente ozioso, come un patetico tentativo di dare dignita’ alla nostra ignavia. Eppure lucido come un ferro di gondola qui in mezzo ai flutti mi dispiego, fiero di una certa rigidita’ che mi impedisce di capire, mentre un mondo intero al quale non mai ho fatto voto di appartenenza constata la propria capitolazione.

Una forma semplice, ed un semplice affermazione, d’accordo, ma mai sara’ possibile davvero una semplice VITA? Quello che possiamo, dietro lauto compenso, e’ semplificare. In assenza di compenso perche’ farlo? La questione che ci si para e’: possiamo fare AFFERMAZIONI semplici? Ci si puo’ considerare opportunamente e insieme semplicemente espressi? A volte e’ facile credere di essere PERSONE semplici, ci si pone in modo velleitariamente chiaro e pulito, credendo con una certa buona fede di essere trasparenti, d’accordo, ma semplici? Una forma semplice, il suo scopo e la sua funzione sono contenute, leggere, mobili, il suo significato puo’ essere davvero leggibile, utile, pratico? La risposta naturale e’ si, e la dimostrazione di cui noi ragionanti abbiamo bisogno sta tutta compresa nel fatto che essa funziona. Cosi’ piccoli eventi di qualita’ assoluta possono svolgersi al suo interno.

22 marzo 2003

Suffering is our experience of the distance between what we are and who we wish to become.

Una atmosfera sognante ci circonda, come se non ci dovessero essere pensieri per il futuro. In effetti i miei tavoli sono sgombri e puliti, ed il mio intestino anche, posso osservare con una certa calma e precisione lo stato dei miei archivi, sento molto poco il peso della mancanza di memoria e i guai che vedo intorno a me non sono affatto personali. Rimane una certa difficolta sia di percezione che, soprattutto, di espressione e la incapacità che ha caratterizzato l’inverno, in termini di scarsissima attenzione per gli altri, potrebbe diventare un po’ più leggera.

Ma il mio futuro sta prendendo posto, e sembra illuminato di una piccola splendente luce.

22 marzo 2002

La distanza che abbiamo dai nostri vecchi amici ha un’aria così naturale, che devo pensare? Resteremo così soli? Ho pensieri più obliqui oggi, e il mio stato d’animo non corrisponde a ciò che vedo e sento: posso pensare di essere così profondamente in Grazia di Dio e subito dopo sentirmi così caduto? È durato così tanto il momento in cui pensavo che le cose sarebbero rimaste sempre così leggere e pulite, mi sono indebolito, e non avevo paura solo per incoscienza. Adesso quello che avevo è andato ed io mi sento leggero e pulito, non ho paura probabilmente solo perché sono incosciente.