mercoledì, 21 marzo 2007

L’estensione del momento

La gioia di vivere consiste nella capacità di assaporare il meglio e di trasporre questa esperienza nel momento esteso. L’esperienza sensoriale ha una potenzialità di gioia illimitata che però dobbiamo avere la forza di estendere, in questo momento trascendente fuori dal tempo e dallo spazio che la nostra esistenza sulla terra deve essere. Il modo di trasposizione dell’esperienza gioiosa è determinato dalla propria capacità di disciplina, di volizione, di durata dell’impegno.

La ricerca della felicità è l’opposto della gioia nel momento esteso. La ricerca della felicità è la più malvagia delle illusioni romantiche, un oggetto spacciato alle menti deboli per distrarli dalla necessità. La ricerca della felicità, infatti, è sterile. La felicità viene dal cielo, una benedizione per gli affranti, una consolazione per i derelitti, che ci riempie della luce eterna e se ne va senza lasciare che la lamentazione del distacco. Noi coltiviamo la gioia che ci deriva da ciò che è sempre davanti ai nostri occhi.

Io sono testimone, nella mia lunga ed eccezionalmente occupata vita, di un mondo spiacente, di molte esistenze in cui le sofferenze inutili hanno avvilito l’energia vitale, l’impulso erotico, l’attenzione verso l’altro che domanda. Ma non sono spiacente, non sono avvilito, sono solo molto triste. Trovo inconcepibile negare l’oggettiva tristezza che il nostro modo di vita ispira, ma io, ugualmente, provo gioie maggiori di quelle che cerco.

Oltre all’esperienza sensoriale limitata che siamo abituati a considerare esistono altre vie d’accesso alla gioia naturale. Sviluppare la nostra sensitività, che non è propriamente sensibilità, aiuta molto. Per esempio possiamo avere una connessione maggiormente consapevole con quelli che chiamiamo il cielo e la terra. Il nostro corpo esteso infatti possiede tutti gli strumenti necessari per intonarsi alle mutazioni che in cielo e terra avvengono. Il mio strumento è la coltivazione delle piante.

La contemplazione delle opere d’arte impone strutture più complesse. L’apprendimento e lo studio dei codici, attraverso cui le opere d’arte danno corpo a sentimenti per noi familiari o meno, implicano spesso molti anni di duro lavoro. Nondimeno, insieme ai libri, le opere d’arte sono veicolo anche di modi di sentire che non sono alla nostra immediata portata. E’ molto difficile, sempre per esempio, comprendere che perfino in occidente c’è stato un modo esistenziale che prescinde da romanticismo e illuminismo.

21 marzo 2004

Positive space

The backgroung should reinforce rather than detract from the center

Nebbia nelle menti e negli spazi fra una mente e l’altra stamattina. Usiamo questa sospensione per un piccolo excursus cittadino con i bambini. Primo giorno di primavera con una netta disposizione al buio e ci troviamo un po’ persi, mentre i piccoli non sembrano soffrire. La libreria aperta ed un caffe’ non proprio buono sono gli estremi di una strana mattinata. Il pomeriggio continua nella sospensione che e’ tipica delle domeniche d’inverno, che scorrono in una curiosa dimensione temporale. Ma i bambini continuano a prendersi la miglior qualita’ di attenzione che sono capace di dare, ed il senso dell’intera giornata, e dell’anno, e del resto della mia vita, continua ad essere vicino alle loro mani. La sera rientro in anticipo in macchina, approfittando della presenza di Toni a cena da Lello e sollevandola un po’ dalla fatica e dal suo mal di testa. Ho dimenticato di chiamare Adriano, dopo aver cercato di trovarlo stamattina. Sono stupito.

21 marzo 2003

We all have insights, but our culture doesn’t value them to the same degree as “traditional” cultures. In “the West” we attach more value to argument & rationalisation.

Di nuovo qui la primavera, che seppur gelida è entusiasmante, e i pensieri hanno subito un’altra accelerazione, le chiavi sono nelle porte, le porte sono lucidate, i pavimenti puliti, ogni lenzuolo, asciugamano, cuscino è stato lavato e steso al sole, ogni angolo spazzato. Ma la preparazione non sembra ancora essere completa. Decido adesso, e lo dichiaro, che ogni azione necessaria alla ripulitura della mia esistenza verrà intrapresa senza paura e senza fare male, mi assumo molte responsabilità sulla mia condotta passata, presente e futura e prometto di perdonare quanto vengo perdonato e molto di più.

Quindi per piacere, adesso posso tornare a questo meraviglioso e splendente sole nel vento?

21 marzo 2002

Oggi il mio antico compagno d’armi e di onori, parte della più lunga relazione non parentale che io ricordi nella mia vita, ha compiuto quarant’anni. Il pentimento, questo sconosciuto, occupa il fondo dei miei pensieri da un bel po’: la questione somiglia al rimorso, ma anche al rimpianto, alla recriminazione, alla indefinibile nostalgia della giustizia che in fondo al nostro cuore possiamo sentire. Non so ancora cosa dire, la questione intera mi sfugge, ma non riesco a stare sereno. Il rischio che di inconsapevolezza si tratti è verosimile e non mi piace affatto.

Io credo di essere cosciente a sufficienza delle mie responsabilità, credo di assumenerne il peso per una buona parte. Sono abbastanza certo anche che in buona parte esse vengono assunte e sopportate da altri, Dio li abbia in Gloria, ma per quanto so non posso fare molto meglio. Perciò quale giustizia si può invocare oltre a quella che capisco e della quale io sono cosciente? Resto confuso.

Le nostre piccole uscite sotto il sole sono una cosa deliziosa. Come farò a meritarmi tutto questo? Presto dovrò pagare il mio conto, prego ogni giorno perché me ne venga data la possibilità, ora mi basta questa splendente e calda luce unificante.