lunedì, 19 marzo 2007

Chi ci crediamo di essere?

From a much beloved correspondent:

A deeply-ingrained aspect of Englishness is, regrettably, envy. Resentment of others, notably those we imagine to have something that we do not, seems to permeate the natives. Who do you think you are? is the question addressed to those who are perceived to be aspiring to a position a little above their station, who have forgotten their place. To aspire to the mundane, to the average, to the unexceptional, is a laudable aim in English affairs, and more than should be kept close, private & unspoken. If an English person pursues excellence, in itself an American expression, then they had better be prepared to meet the animosity engendered especially in those who believe they know us best; that is, family, friends, acquaintances & persons of the locality. A mere ordinary-animosity is the province of those not intimately or closely connected to the perceived-personage.

Sono stato una persona che non si è mai distinta per la prudenza e nemmeno per la modestia, ma se sono stato presuntuoso non sono mai stato arrogante, se ho assunto qualità che non avevo è stato per stupidità ed ignoranza, non certo per aggressività e competizione. Inoltre è molto difficile parlare dell’uva senza sembrare la volpe, di solito mi limito a chiedere fiducia ai miei fraterni compagni.

Rimane il fatto che la mia persona ha sempre attratto gli psicotici, coloro che abitano un loro mondo immaginario, di cui sono immaginari sceneggiatori e registi, che sostenevano che io corrispondessi ad uno dei loro principali personaggi, per l’interpretazione del quale mi avrebbero ben ricompensato. A volte sono stato davvero ben pagato per questo e sapete, io sono uno di quelli che avevano (allora) un mutuo da pagare.

Non sto parlando di una particolare persona che non sia io stesso, ma piuttosto di un archetipo incarnato che mi ha sempre notato in mezzo al gruppo, che ha proprio identificato in me il miglior rappresentante delle sue aspettative. Non specifico nemmeno di donne o uomini, essendo che sono stato oggetto di desiderio per ambedue, almeno da giovane. Il fatto è che sono stato un privilegiato.

Il privilegio, così come la speculazione, sono crimini per me irresistibili. Per quanto poco, a volte ho ceduto alla tentazione di cedere alle lusinghe, di riconoscere chi mi riconosceva competenze e connessioni che credevo di avere, di accettare il denaro e la responsabilità che da questo gesto deriva. Ho occupato un luogo a cui molti aspiravano, evidentemente, e sono stato detestato per questo.

Quello che mi inaridisce, nel processo, non è il risentimento in sè. Ho vissuto abbastanza a lungo da sapere che ogni risentimento è una richiesta di attenzione e che ogni richiesta di attenzione muta in risentimento prima o poi. Oltre all’infinità di energia che il processo si porta via, e che tutti finiamo per perdere, il peggio sta tutto nell’azione non compiuta, non nella personale ed irrisoria frustrazione.A volte spero, come diceva la mia giovane amante moltissimi anni fa, che sia solo gelosia e non invidia.

19 marzo 2004

Boundaries

Outline focus attention on the center

Ancora sole, come se non ci fosse stato da anni, e progressive e magnifiche argomatazioni spostano il centro della mia effettiva azione. Mi sento come a galleggiare sulle onde, senza alcuna possibilita’ di dirigermi, mentre scivolo da un’isola all’altra. Mentre la mia settimana di servizio finisce, pero’, una nuova percezione estremamente chiara si affaccia: sto ripulendo, togliendo pietre e costruendo muretti di cinzione, sto dissodando, con calore e pace, un piccolo pezzo di terra che mi e’ stato affidato. Sto preparando il terreno per una nuova coltivazione, per una nuova specie di frutto, per una nuova casa, forse. Ma allora perche’ tutta questa resistenza per chi non puo’ piu’ dividere con me questo splendore? Perche’ devo occuparmi a specchiare tensione e odio?Una partenza affrettata, dopo un pasto veloce come non posso piu’ permettermi. E il treno mi porta in uno spazio, davanti a Stefania, che devo riprendere completamente in mano per adattarlo alle nostre nuove necessita’. Devo affermare cio’ che un tempo ho accettato, esattamente la stessa cosa, e mutarne le condizioni, anche energetiche. Ma scopro, in un breve momento, che cio’ che era impossibile e’ diventato soltanto difficile.

19 marzo 2003

Vita intensa al QG in questi giorni, ed oggi e’stato proprio un giorno esemplare per quella che potrebbe essere la mia normale giornata di lavoro. Il programma e’ iniziato prima delle dieci, non abbastanza presto da impressionare nessuno che non sia un musicista che lavora ma il luogo era nondimeno deserto. Ampio spazio per le amene riflessioni in cui io ed il capo amiamo crogiolarci: ricapitolazioni e riordino ideale che cosi’ importanti sono nella sua e nella mia vita, tutto nell’attesa di poter organizzare il lavoro vero insieme a Roberto Fabbriciani, flautista eccelso in citta’ per un’opera di Bruno Maderna e che gentilmente ci e’ stato introdotto dal nostro Alessandro Greco, giovane compositore che auspica si lavori insieme a lui nel futuro, in qualita’ di editori, produttori o sostenitori non si capisce bene.

Dopo una passeggiata nel sole densa di risatine e lacrime sotto di nuovo con la traduzione della clinic di Jennifer Batten, di nuovo a trovarci dopo solo qualche mese, richiesto da lei che sembra si sia trovata abbastanza bene.

A completamento della giornata riprese video estese in occasione del concertino per amici e stampa di Lara Bee, giovanissima blues singer dalla pancia piatta e dalle belle speranze, che ha approfittato della nostra Jenny per chiudere in bellezza la serata con una versione a chitarre stonate di Beat it che Jenny a suonato per anni sul palco di Michael Jackson.

Il bello e’ che nessuna di queste attivita’ ha generale il becco di un quattrino. Come aspettarsi l’attenzione di uno sponsor?

19 marzo 2002

Delicatissimi equilibri da reggere e supportare, giornate lunghe da passare insieme ogni minuto in questa nostra nuova splendida occupazione, brevissimi giorni di fine inverno, di fine epoca, di fine del mondo. Splendide stanze illuminate in cui siedo immobile: il nuovo mondo cui ormai appartengo interamente è dietro l’angolo, ne sento i suoni, gli odori, il caos degli ultimi preparativi per la festa di apertura della nostra nuova vita. E la Speranza, che mi porta alla Fede che forse un giorno mi porterà all’Amore e all’Unità di tutto ciò che sono.

E-citazioni che mi prendono così tanto tempo ma il mio esteso senso di abbandono in questi giorni è così consolante da sembrare opportuno. Mario Deliguori mi risponde ad una nota che gli avevo spedito per tenere i contatti alla Illy dopo che hanno affidato a lui (?) il compito di valutare il nostro progetto (?).

E’ un po’ a rischio parlare di decorazione e di “cornici”. L’azienda si concentra oggi sui contenuti e sulle opere che si trovano giusto al centro della cornice, è concentrata oggi sulla generazione di nuovo valore sostanziale, anche privo di “confezione”. La confezione sarà la sua naturale conseguenza, sarà la coerenza d’insieme che “confeziona” l’opera stessa.

Mi domando in che cosa consista il concetto di nuovo valore sostanziale. Immagino che in una azienda così “semplice” come Illy sia molto difficile parlare di nuovo valore sostanziale dei contenuti, mi pare che loro compito principale sia conservare lo stesso valore sostanziale dei contenuti. Credo di capire però che ci siamo rivolti dalla parte sbagliata: probabilmente noi non siamo affatto comprensibili nel nostro intento, che non è di produzione ma di cura e di edizione, e soprattutto credo di non capire il significato attribuito alla parola sperimentale. Significa “di esperienza”, “azzardato”, “incomprensibile”? Devo dire che forse non mi è facile venire valutato dal punto di vista del design industriale, e forse che nemmeno riesco a capire questa definizione in questo contesto.Ti giuro che il lavoro di traduzione della sperimentazione in un linguaggio più “aziendale” è essenziale per rendere operativi i progetti di sperimentazione. Avrai capito che questo lavoro di “traduzione” spetta oggi all’innovation center (cioè a noi) dell’azienda, credimi se ti dico che non è un lavoro affatto facile e che è quasi impossibile al momento farlo per la vostra interessante iniziativa.

Non penso che mi sarebbe potuto venire in mente un lavoro di traduzione della sperimentazione. Cosa può voler significare? “oggettivazione”, “riduzione”, “semplificazione”? Io non mi trovo in una posizione “artistica”, né credo di questo si tratti nella nostra relazione con Illy. Mi pareva ovvio che noi siamo già in una posizione di traduttori del linguaggio musicale in termini “aziendali” e questo è molto probabile sia il mio solito torto. Io non sono affatto più autorizzato a dare nulla per scontato, e devo immediatamente elaborare un linguaggio per esprimere l’equilibrio fra il “sentire” (sense) ed il “fare” che è il punto di equilibrio nella mia esperienza di questi anni. La cosa più buffa è che stiamo parlando di una azienda che si è posta come esempio molto rilevante nel suo campo in molti mondi, cosa vuole dire esattamente nuovo valore sostanziale?

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