mercoledì, 14 marzo 2007

Il valore del lavoro

Quando mi trovo di fronte ad un’opera d’arte so cosa fare, ho i mezzi dell’analisi tecnica, posso osservarne gli elementi costitutivi e comprendere l’importanza, oltre che la bellezza di ciascuno di essi. Non che io sia uno specialista in ogni forma artistica ma l’elemento umano che ogni opera contiene, anche la più sfacciatamente tecnologicha, è il punto che ho osservato tutta la vita.

Non sono particolarmente interessato alle biografie, in particolare non mi interessano gli autori, gli artisti, i musicisti, non mi interessa sapere quale sia la loro storia, la genesi della patologia che li porta ad essere destinati all’affermazione della propria personalità, della propria brillante idea. Quello che mi importa è l’energia che la loro opera contiene, e che posso intuire, vedere, raccogliere.

L’elemento che distingue un’opera umana da quella di una macchina è sempre più sfuggente, eppure sempre più preciso e chiaro. Mi accade spesso di osservare come questa distinzione non sia oggetto di interesse per tutti. La meccanicità del metodo che spesso gli umani assumono sta ad indicare l’incomprensione che c’è, molto diffusa, per il valore del lavoro.

Il lavoro non è lo scopo di un uomo, così come non lo sono la disciplina, la tecnica, la cultura, la informazione, che sono i mezzi. Gli scopi di un uomo, quelli che sono importanti e belli, sono la capacità di vedere, di mantenere il fuoco su di una visione, e di comunicare, trasferire cioè, per via di risonanza simpatica, l’oggetto di questa visione ai suoi simili. Tutto questo non ha niente a che vedere con l’affermazione personale che si compie per frustrazione, noia, incomprensione.

14 marzo 2004

One can have joy within a situation that one dislikes: joy is qualitative, refreshing, cleansing, redemptive, renewing. But carelessness renders nascent joy stillborn. And this really really pisses me off. I have come a long way, spent a lot of time, undergone a lot of joylessness, getting to this place to have a small shot at what is right, and then having it pinned to earth.

Il risultato delle sconvolgenti onde emotive che si alzano in questi giorni continua ad essere il mio silenzio. E non c’e’ nulla, sembra, di piu’ emotivamente sconvolgente per chi mi sta vicino. Il risultato, temo, non consiste soltanto in questo dolore allla schiena che mi assale senza motivo, ne’ nello sconforto di Stefania. C’e’ qualcosa che va molto oltre me stesso o lei, e che Greta sente chiaramente. I continui risvegli di questa notte avevano qualcosa di condivisibile evidentemente, non sono stati solo miei, ma pare che soltanto io ne abbia ricordo. La giornata continua con un certo dolore, che si allenta di molto dopo un momento di sonno invece del pranzo e che e’ seguito da una leggera manipolazione della mia schiena da parte di Stefania, per la quale sono molto grato. Stefania pero’ non impara molto da quello che succede, ed il suo dolore e’ il mio.

14 marzo 2003

This is how it happens, when it happens – the `phone goes. Then, everything changes. We can’t make the `phone ring, but must be ready and available to pick it up and then respond. Somehow, being ready for the call enables it to be made, I feel.

Aprire il mio cuore, come ogni mattina, devo trovare il modo di estendere attraverso la giornata la mia capacità di restare aperto, dire solo la verità, confessare i miei errori in pubblico, affermare la mia incapacità con un sorriso. Ma più che un timore il mio è qualcosa che fa sorridere: come potrei essere chiamato a fare qualcosa da qualcuno che pensa che non so farla?

Ma la pulizia del mio tavolo progredisce incrementalmente, e presto mi libererò di molti altri pesi. Tenere in ordine i miei affari è qualcosa che mi sfugge di più.

Si parte per Trieste e più o meno consapevolmente evitiamo di attraversare i luoghi della spaventosa tragedia di ieri, prolungando in modo sensibile il normale tempo di attraversata. Un arrivo di sera, con una certa tensione che Toni, uscendo appena noi arrivati non contribuisce certo ad allentare.

Ma si dorme in casa, in fondo, ed è per questo che veniamo qui.

14 marzo 2002

C’è una continua, insidiosa incomprensione fra me e Stefania, io sono così insopportabile nella mia imprevedibile consistenza umorale e lei è così poco comprensiva e paziente. Ci divertiamo, anche visto tutto il tempo a disposizione, ma poi ci irritiamo per nulla, sempre queste parole fuori posto al momento sbagliato. La verità è che non vediamo nessuno, nemmeno da soli, e non possiamo rifletterci né misurarci.