giovedì, 08 marzo 2007

Dove diavolo mi trovo?

Avrei bisogno di un modo qualunque per percepire il senso della comunità che abita l’ambiente in cui vengo a trovarmi. Questi sono i miei modi usuali:

Una comunità religiosa, in cui il linguaggio è modulato sui testi sacri, nelle versioni del caso, su una storia di due o trecento anni almeno (diamoci un limite minimo). Questo tipo di comunità è più o meno riconoscibile a seconda del livello di accettazione mondana del culto, della convenzione morale, dai modi di comunicazione con l’esterno della comunità, ma anche dei modi di adorazione, di eloquio e di educazione dei figli. Il mestiere e la posizione sociale sono definiti da uno spettro molto ampio.

Una comunità culturale, il cui linguaggio è formato attorno alla letteratura del caso, sia in termini naturali che morali, ed è basata sulla comunità linguistica che può comprendere idiomi diversi in senso più o meno ampio. Questa comunità, che non sempre si riunisce per deliberare, è sempre distinta da una certa apertura e disponibilità, comunque da una nozione fluida e, diciamo così, liberale del mondo. Una comunità di questo tipo comunica con l’esterno in ogni modo, in senso inclusivo.

Una comunità economica, il cui linguaggio è cifrato, specialistico, nella quale natura e morale non sono proprio essenziali. In una comunità come questo l’esclusione è considerata lecita se il vicino può essere un competitore, l’inclusione è opzionale e riservata quando il bilancio è in attivo e c’è bisogno di aiuto per amministrare il patrimonio comune, di investitori e manodopera cioè. In questa comunità oligarchica non c’è una vera letteratura ma un repertorio degli atti, a sostegno di una ideologia liberista nel senso che chi non è con noi è contro di noi.

Una comunità sportiva, in cui la competizione è omnipervasiva, il fondamento di qualunque identità possibile. L’intera letteratura, in derivazione dal modo economico, è basata su pro e contro, è sistematizzata in base a colori e urli unificanti e di grande impatto comunicativo. La comunità sportiva misura la propria storia in stagioni e decenni, campi e scudi. L’inclusione di nuovi membri è regolata dal mercato, nel senso che gran parte dell’azione della comunità economicateorica trova applicazione qui.

Una comunità etnica, che si riconosce, in base a presunte ed incomprensibili ascendenze genetico-storiche, in una lingua “pura” e “vera”. Una comunità etnica è impenetrabile, occorre essere nati in una data regione, spesso di superficie ridottissima da genitori nati nella stessa regione da tre generazioni almeno. La comunità etnica possiede caratteristiche fisiologiche precise ed indiscutibili, una gerarchia basata su modi e metodi segreti e dogmatici. La protezione di sè stessa è il suo scopo.

Una comunità di fantasia, basata su ascendenze inventate e paradigmi mitologici senza capo nè coda. Questa comunità è distinta dall’imperativo pratico e dall’assenza totale di principi. Ogni azione è regolata dalla convenienza ma solo da quella immediata del momento. La gerarchia è fondata sulla gestione dei monopoli e delle rendite, obbligatorie per avere accesso ad una qualunque inclusione, sempre legata al momento contingente. In questa comunità è obbligatorio tutto, specie la mancanza di identità.

La mia è una richiesta di aiuto.

mercoledì, 08 marzo 2006

In evidenza la necessità dello scrivere, i motivi per farlo.

Stabilito che non abbiamo altro per comprendere la direzione, leggere consiste principalmente di indicazioni per un viaggio che dobbiamo intraprendere. Scrivere di conseguenza dovrebbe essere soprattutto l’insieme delle tracce che intendiamo lasciare. Scrivere ha in sè un grande vantaggio rispetto alla pratica dell’arte dal vivo: Permette di nascondere le tracce che non intendiamo lasciare, rispetto alla esposizione pubblica diretta consente di mentire.

A volte le indicazioni di traccia lasciate da chi abbiamo amato ed ascoltato sono l’unica via che abbiamo. Altre volte queste tracce sembrano riguardare un’altro pianeta, altri linguaggi, un’altra via di esplorazione. Se questa antica topografia, se l’equilibrio idrogeologico che abbiamo davanti è così profondamente mutato non abbiamo a disposizione nessuna letteratura, nessuna accademia delle scienze. Dobbiamo costruirle.

8 marzo 2004

My four criteria for professional work, applied over many years, have been these:

Can I learn from this?

Is this serving a useful social aim (however we might understand that)?

Can I earn a living doing this?

Is this fun?

Per quanto io possa sentirmi impegnato, nell’apprendimento come nella produzione, sembra che la mia effettivita’ sia molto ridotta, molto limitata. Se pero’ e’ vero che non so affatto orientarmi nelle mie competenze e non riesco ad agire di mia iniziativa, rimane vero anche che non trovo proprio motivi per farlo. Sono definitivamente pagato troppo poco, e non vedo sviluppi rapidi, per realizzare un vero piano d’azione. Tutto quel che vedo e’ apprendistato, un altro ancora, senza alcuna direzione definita, e lo spettro di Luxa si aggira tra le macerie della mia affezzione per il mondo.

Faticoso misurarsi con Stefania, nervosa e spaventata da una semplice prova di preselezione, insolita e soverchiante anzicheno’. Mi limito, mi pare, a una distante ed accomodante pace, mentre Rocco si sente di rimarcare i miei grugniti (?!).

8 marzo 2003

Our present position is a bridge between the New and the Old Worlds. This position is hazardous because we are building the bridge while crossing it.

A reasonable person would despair, but hope is unreasonable and artists, musicians and poets deal in the unreasonable on a daily basis. The living breath of our work is an invisible glue which holds together performers, audience and the song. Grace – readily available and simply experienced – requires no reason to enter our lives. But grace needs a vehicle. RF

Di nuovo in casa, chiusi quasi tutto il giorno insieme ai bambini, a ritmare le nostre aspettative sulle loro. Questi bambini, adesso che sono insieme, sono l’incarnazione, la forma e la visione dell’intero futuro immaginabile: credo che sia molto probabile, in una vita alla deriva, giungere al punto in cui davvero della fede e della speranza non rimanga traccia, il punto in cui le cose cessano di essere difficili per tornare ad essere impossibili. Tutti i miei bambini mi hanno protetto da questo, permettendomi una luce, indicazioni, cibo e forse perfino una direzione unitaria, in quella che, come molte altre, sarebbe stata una vita senza consistenza.

Greta è piena di gioia, di fame e di altre urgenze, dolcissima e irrefrenabile passa il tempo a spazzare tutto ciò della cui esistenza si può dubitare, lasciandoci attoniti in uno spazio pulito, luminoso, vivace.

Il bambino di Ferro ha una specie di stupore in sé, meno terrestre e carnale, che ci permette di vedere più lontano, in un mondo più largo e meno comprensibile, che lo ospita senza appartenergli. Fa ancora fatica a respirare ma il latte di Stefania sembra, in fondo, bastare. Ringrazio Dio ogni giorno perché non c’è altro che potrei fare oltre a stare in casa con loro, ad aspettare la primavera.

8 marzo 2002

Una splendida giornata luminosa a passeggiare nel mio personale purgatorio. La reiezione è il mio spazio di osservazione oggi, e la deiezione. Io sono colpevole, questo mi pare che non si possa mettere in discussione, ma non so di che cosa. Di avere trascurato alcune persone, compreso me stesso? È certo. Di averne manipolate altre, in modo superficiale e stupido? Non ho che dubbi. Continuo ad osservare i mutamenti che mi si accavallano intorno, la faccia delle persone ed i loro pensieri, nella luce di questa splendente mattinata estiva e non trovo indicazioni che io possa leggere su tutto ciò. Ho affrontato Luxa, cancellando tutti i miei impegni precedenti, con la irresponsabilità e la inconsapevolezza di uno sciocco, ho lasciato il mio lavoro, mia moglie, il mio insegnante, tutti i miei vecchi amici, per gettarmi in qualcosa che non esisteva nemmeno. Come posso dire che cosa sia successo, cosa ho provocato, che cosa non ho visto, come sono apparso a chi mi ha visto in qui pochi mesi che sono passati prima che di ritrovarmi condannato e licenziato? Qualcosa di meraviglioso si sta preparando per me.

Greta mi manca terribilmente, e mamma orsa sembra disperata dall’idea di doverla lasciare essa stessa, anche per molte ore al giorno per tornare in ufficio. Non riesco proprio a vedere il modo per guadagnare denaro che basti a respirare meglio per un po’. Questo speciale purgatorio sembra consistere nella mia incapacità di guadagnarmi da vivere, o della nuova coscienza che ne ho.

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