mercoledì, 07 marzo 2007

A differenza della Storia

Osservando le mappe stese sul mio tavolo, sulle quali si poggia in primis la ricostruzione della storia della mia famiglia su cui sto facendo le ultime ricerche, ho una sensazione forte e precisa. I flussi che intravedo hanno poca corrispondenza con quella che è la Storia d’Europa, con le ideologie di cui la Storia è pregna. C’è qualcosa di profondamente diverso tra quello che le mie mani stese sulla carta avvertono e quello che i miei occhi leggono sui testi che ho a disposizione. A differenza della Storia le mie sensazioni fisiche sono comprensibili.

L’esistenza della mia famiglia è geografica, ognuno dei suoi componenti ha seguito le strade invisibili del mare su cui il pesce si sposta, ha lasciato porti e famiglie per inseguire l’unico oggetto dell’attenzione: il proprio cibo. Tornare al porto dopo quelli che a volte erano mesi di navigazione, invece, non era una azione geografica, ma interna e metafisica e solo eventuale. L’esistenza di ogni famiglia è determinata dalla relativa abbondanza di cibo, solo a volte gli accidenti della storia la travolgono senza possibilità di ritorno.

A differenza della Storia le percezioni più intime derivate dalle nostre esistenze in atto sono presenti. Simultaneamente possediamo il sentimento di pace che deriva da un porto riparato e l’estrema inquietudine del mare in tempesta. Abbiamo a volte l’idea di poter scegliere ma è tutto irreale, non siamo un punto fermo nello spazio. Noi attraversiamo il tempo ripetendo errori che non conosciamo, nell’attesa di definirci invece di accettare il senso profondo dell’esistenza.

Abbiamo un obbligo di posizione nella storia che ci deriva dalla comunità a cui ci riferiamo. Ma questa comunità non è sempre esistita e certo non copre che una piccola parte dei differenti modi di percepire il mondo. La nostra inossidabile capacità di proiettare sulle schermo davanti ai nostri occhi ciò che vogliamo vedere ci rende assenti, irrilevanti nel processo attuale di esistere davvero. A differenza della Storia la nostra vita si svolge per scarti, mancanze, tempi di durata molto differente.

martedì, 07 marzo 2006

“Freud diceva che tre cose sono impossibili: insegnare, guarire, governare._Occorre una certa vocazione per affrontare questo compito ‘impossibile’. Ma occorre anche disporre di ‘arti’ o ‘tecniche’ per farlo in modo responsabile. Far politica, che significa voler governare, diviene puro dilettantismo allorché non si fondi sulla conoscenza della realtà in cui viviamo. E che intendiamo a nostra volta trasformare.”

Massimo Cacciari

Rischio di lasciarmi andare ad una meditazione in tempo reale sull’onda dell’irritazione, tenterò di approfittarne per dire ciò che amerei non dire, nel frattempo perdonatemi ed aiutatemi. Il pretesto è, sorprendentemente ma non tanto, la somma insostenibile di due articoli uno di seguito all’altro, da Panorama della settimana scorsa.

Due sono gli oggetti irritanti, separati ma non tanto: la distinzione tra destra e sinistra nella disamina delle pubblicazioni di alcuni intellettuali, rivendicabili dall’una o dall’altra parte mentre rimangono ambigue e indefinite. L’altra, di seguito, è la constatazione poco amichevole in cui Massimo Cacciari afferma l’impreparazione e sostanzialmente l’incultura di una comunità politica che non comprende che “La straordinaria complessità e perciò fragilità del regime democratico può essere affrontata solo attraverso una sofisticatissima combinazione tra etica e politica”. Rimando per scrupolo alla distinzione operata dallo stesso Cacciari fra “policy” e “politic”.

Non che le due questioni siano irritanti in sè, ma le due trattazioni sono irritanti per me, ed in modi piuttosto differenti perchè mi rimandano ad altro.

La domanda che ho è questa: cosa distingue, in termini di autorevolezza, un buon soggetto “politico”? In altri termini cosa è necessario per esprimere una opinione autorevole in termini di riflessione “politica”?

La risposta a questa mia domanda mi pare talmente sfuggente che la mia quotidiana lettura dei giornali risulta spesso inutile, appunto quando non è irritante. Perchè tutti abbiamo una idea dell’autorevolezza, che consiste essenzialmente di una risonante simpatia con l’autore, e tutti sosteniamo chi ci dà ragione, un comprensibile mutuo. Ma può darsi che la nostra propria autorevolezza vada affinata, rivista, cambiata. Può darsi cha abbiamo bisogno di elementi nuovi, e voglio dire più alti, per essere informati.

Questo infatti mi pare il punto, perchè di informazione sto parlando:

In che cosa consiste l’autorevolezza nell’informare, nel dare forma riempiendo il contenitore per così dire dall’interno? Le opportune considerazioni sugli informatori che non sarebbero presentabili sono, appunto, comprensibili. Ma proprio non posso immaginare che siano riservate agli “impopolari”, o agli “antipatici” che nell’articolo in questione sono la maggioranza se non la totalità.

Weber, e con lui Massimo Cacciari, vanno riletti con attenzione, quando il vuoto e la convenzione, oltre che gli interessi privati, continuano ad essere i valori in cui la responsabilità propria della professione politica ed i principi assoluti, la convinzione, sono tenuti artificialmente separati.

Q. How do we avoid a catastrophe?
A. Three-to-six months prior warning.

7 marzo 2004

A discipline does enable us to be present in a “wrong” situation, but we are not asked to continue beyond what we can honourably bear: that is, to allow ourselves to be damaged is stupid; and being unable to discriminate between the two situations is ignorance.

Se sapessi, in queste pause domenicali, come tornare ad un pacifico ricapitolare tutto quello che credo di essere, potrei senz’altro annaspare meno, emotivamente e mentalmente. Ma il bordo del mondo, su cui torno a ricordare di essere, non e’ il luogo in cui la percezione e’ confusa e mediata, e’ solo il posto in cui il silenzio e l’immobilita’, oltre ad essere legali ed auspicate perfino, permettono un’altra vita. Dovro’ impegnarmi, nei prossimi anni, a ricordare intensamente cio’ che ho visto nei giorni dei neonati, quelli che , appena finiti, hanno mutato la direzione della mia vita per sempre e sempre.

Although a reasonable person might despair, hope is unreasonable.

7 marzo 2003

How might anyone bound our enthusiasm? Perhaps by:

Emphasizing product rather than process.

Accepting standard practice as the best available.

Directing our energies away from our aims.

La luce è più distesa oggi, sembra di essere molto più vicini ad una nuova, imprevedibile, opportunità. Ma il tono e le parole degli intervistati, che oggi sono stati tre, non hanno fatto che aprire nuove possibilità e domande, senza che qualsiasi soluzione aspettata possa emergere. Mi sento in una posizione estremamente critica, come se uscito di qui non riuscissi più ad immaginare un’altra posizione per me, fuori dallo studio, dalla investigazione, dalle domande continuamente riproposte. È inquietante perfino quanto questa posizione mi sia naturale, congeniale, adatta.

E invece tornando a casa, dove mi aspetta Davide Giacca per mettere a punto una strategia comune, la mancanza totale di domande rivolte a me si prospetta palese, forte, conclusiva. Ma voglio chiarire: la mia inquietudine non deriva dalla mancanza di occupazione, mi sento abbastanza occupato da non pensarci affatto, e del resto è stato molto spesso così nella mia vita, la mancanza di occupazione si faceva sentire solo quando ero stretto in ufficio, senza una normale possibilità di guardare altrove. La cosa nuova è che non sento nemmeno una grande mancanza di denaro personale, che non riesce più ad incoraggiarmi a nulla, spettacoli o ristoranti, gite e compagnie non sono più qualcosa che mi manca. Quello che mi dispiace, la sola cosa che manca a questi bambini oltre che a noi, è l’appartenenza ad un mondo abitabile, in cui la memoria, la leggerezza e l’esattezza siano utili e necessarie.

7 marzo 2002

Alcune ore, questa mattina e questo pomeriggio, a parlare con Franco, il mio unico, generoso, paziente e non confuso fratello. I giorni scivolano via in queste vaghe stagioni. I libri da leggere e le persone da incontrare e forse il lavoro da fare. Ci aspettano visioni inaspettate, futuri creativi, completamente differenti da ciò che abbiamo visto fino ad oggi. Qualsiasi dispositivo possiamo avere elaborato fino ad oggi sarà poco utile. Quale sarà il modo di prepararsi? Raccogliere le forze e fare pratica, pratica, pratica. La chiarezza, questo ci occorre, ed un comportamento impeccabile nei confronti di noi stessi. La fedeltà alle premesse, quando queste premesse sono chiare, è possibile. L’impeccabilità è possibile, in un contesto dato, per un periodo molto limitato. Poi ci serve la forza, quella che deriva soltanto dalla fede, e la capacità di estendere la durata del giorno, di prolungare l’adesso, che deriva dalla pratica dell’attenzione.

Ho incontrato Gabriele, che mi ha parlato della necessità di incontrare Maurizio Ravalico e il suo socio Leonardo per mettere in moto questa imprecisata rete di sound designers. E così mi sono ricordato delle idee di Angelo sui lavori che qualcuno deve fare ma nessuno sa chi. Mi sento alle dipendenze di qualcuno che non conosco.

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