lunedì, 05 marzo 2007

L’innovazione tecnologica

Innovazione consiste di adattare i nuovi mezzi alle solite azioni, oppure di immaginare nuove azioni con mezzi nuovi, ma per un uomo innovare consiste soprattutto di guardare gli oggetti, il mondo, con uno sguardo nuovo. Se bisogna distinguere, come ci suggerisce Massimo Cacciari, tra politics e policy, è perchè non abbiamo solo bisogno di metodi, più o meno innovati, più o meno stantii, ma di un pensiero informato, di una pratica basata su principi, non viceversa.

Innovare significa adattarsi ai tempi, la cultura umana mira ad una evoluzione in cui l’azione umana sia forte, precisa, responsabile. Per questo una visione colta implica un pensiero limpido, e più l’oggetto è vago, più deve essere precisa, esatta, come ci insegna Italo Calvino. L’azione culturale che mi interessa si svolge in quella dimensione matura e consapevole che riesce ad intuire, quando non può guardare frontalmente, la connessione universale fra visione e azione.

Funzione della politica non è solo l’amministrazione del condominio, non basta nemmeno che questa funzione sia svolta indipendentemente dal proprio paradigma ideologico, perchè questa situazione semplicemente è impossibile. Gli ignoranti profondi, quelli che non sanno nemmeno di esserlo, pensano davvero che non esistano ideologie differenti, chè un uomo percepisca sé stesso e la sua comunità in modo differente. Ciò che deve essere innovato è il modo ideologico di guardare la vita.

Di solito mi interessano poco le visioni giovanili che, cariche di energia, raramente sono consapevoli e nell’azione indipendente procurano più danni che benefici, mi interessa quella che si può definire azione matura, equilibrata, libera e responsabile. Che ormai sono capace di vedere solo come pratica di principio. L’innovazione non è il concetto illuminista settecentesco, nè quello romantico ottocentesco. Occorre guardare direttamente lo stato delle cose nel mondo, considerare la posizione umana e agire di conseguenza. Spesso innovare consiste di cessare di conservare.

5 marzo 2004

1. Because we rarely sense the reality of an event, ie what is actually going on, doesn’t mean it isn’t going on. It simply means that we don’t know or feel or sense what’s going on.

2. And, when we attempt to retrieve the reality of an experience, unless we are in the same place, we won’t be able to.

Quasi sufficiente la differente atmosfera di oggi, per tornare a respirare senza fatica. Si muovono, le cose, anche mentre resistiamo per impedirlo: a volte ne siamo travolti, altre liberati, ma sempre tutto si svolge al di la’ di questa nostra piccola volonta’, e soprattutto della nostra percezione degli eventi determinati dalla nostra volonta’. Gli esseri umani sono potenti e, data la nostra degna partecipazione all’essere umano, le ripercussioni dei nostri pensieri oltre che delle nostre parole, ed oso pensare perfino ai nostri atti, vanno molto oltre cio’ di cui siamo coscienti. Una delle fonti principali, infatti, del terrore di cui a volte mi sento circondato, viene sicuramente dalla comune mancanza di consapevolezza, dalla incoscienza della portata della nostra presenza, prima che di qualunque azione compiuta.

La mia posizione al centro entra ed esce continuamente da una possibile, banale integrazione. La mia presenza qui determina tutta una serie di reazioni, piu’ o meno consapevoli, che ben poco hanno a che fare con me o con la realta’ come la percepisco io. Non che ci sia una resistenza, e neppure una vera diffidenza diretta nella mia direzione, ma rimane una sorta di presunzione di malafede che probabilmente deriva da una malafede che non e’ la mia. Prendo per buona la dimostrazione di comunita’, ed anche di affetto che da qualcuno mi arriva, e su quella tento di fondarmi. Fratelli e sorelle, carnivori ed erbivori.

Il viaggio verso Spinea ha un sapore insolito oggi, una volta persa, anche se solo leggermente, l’abitudine alla macchina. Il trasporto che il piccolo bambino di Ferro ha per me mi lascia contemporaneamente del tutto stupito e insolitamente familiare. La risonanza che abbiamo e’ differente da quella con la bambina di Terra, e passero’ molti anni a tentare di comprendere tutto questo e ad essere all’altezza. Intanto li prendo in consegna e me li tengo stretti, per quanto sono capace, per quanto ho il permesso, loro e altrui.

A personal discipline confers the capacity to hold oneself in front of situations one finds personally uncomfortable, perhaps dislikes (or likes), and are experienced as difficult; while continuing to function honourably. We are not asked to persist in situations that are damaging & harmful.

5 marzo 2003

Our familiar world is undergoing a qualitative shift, a phase transition, which promises opportunities to reshape and redirect our culture within a generation. The new world is struggling to be born in the face of active opposition, and passive repercussions, from the old world. The future is in place, and waiting, but we have yet to give it form. RF

Nature does not know this kind of problems. It simply moves with the Earth through its transformations as part of its cosmos. I have been made aware of what enormous changes the nature kingdom is going through recently through a vision that I had.

Missione che si svolge all’ICTP a partire da oggi, alla ricerca di una visibilità, prima che di una qualsiasi credibilità, e credo che nel processo scoprirò altre cose sulla misteriosa e buffa creatura che abito.

Il motivo per cui sono qui, oltre alla evidente necessità di procurarmi lavoro, non è forse così banale e nemmeno esplicito, e ci sono molte cose che devo scoprire a proposito. Certo è che mi sto esponendo ad altre strane frustrazioni ed umiliazioni, nel senso che stiamo immaginando situazioni che non sono molto probabili.

L’attenzione che pongo agli atti del convegno, “Scienza ed Islam” per non essere fumosi, ha una natura poco scientifica ed anche poco intellettuale, sono piuttosto sentimentale e reattivo. Ma il punto ancora non è questo, c’è qualcosa di falso nella mia disposizione ed il risultato è che una delle interviste ci viene prontamente negata, il rappresentante dell’accademia scientifica cinese non interverrà, quello pontificio ha perso l’aereo, ed il solo Edoardo Vesentini, presidente dell’accademia dei Lincei si è reso disponibile.

La lezione di oggi rimane splendente: ogni lato della realtà che si renda possibile alla mia percezione, ogni aspetto e sfaccettatura della stessa che abbia un significato ed una leggibilità per me, dipendono, nella propria intera esistenza, dalla disposizione, atteggiamento, attenzione che posso assumere. Dipende dalla mia onestà, pulizia, oserei dire purezza. E da niente altro.

Una visita al QG, dove la vita ha un movimento così lento da sembrare immutabile, avvolta in una ideologia profondamente radicata in un mondo che non esiste più.

5 marzo 2002

When we enter a more intense world, as it were from our own initiative, or perhaps because we have paid the price of admission ahead of time, everything changes. RF

Il fatto a volte sembra essere una imprecisata incapacità a lavorare. Non che io conosca molta gente che non si trova in questo stato, ma ciò non intende costituire attenuante.

Il punto è la pratica del lavoro, e anche il concetto intero di lavoro va ridefinito. Il termine corrisponde in meccanica allo spostamento effettuato, e io credo di non sbagliare quando definisco meccanico il mondo. Nella cospirazione informatica che io definisco cosmo, invece, si può parlare di lavoro se la struttura della materia inizia a tendere alla transformazione, se non alla transustanziazione. La confusione si fa esasperante quando si usano termini come creazione, di ricchezza per esempio. Ora io credo che non sia possibile creare ricchezza più di quanto sia possibile creare acqua, in quanto tutto quello che si può fare in senso sociale, usuale, è spostare l’acqua, distribuirla in modo più o meno ben preciso e diretto. quello che si può fare, appunto, con la ricchezza. Se nel processo di spostamento della ricchezza altri esseri possono beneficiare della ricchezza stessa, il primo responsabile dello spostamento è probabilmente ugualmente responsabile della creazione di ricchezza quanto della sua distruzione. Perciò quindi non c’è lavoro finchè non c’è una reale transformazione strutturale di ciò che è povero in qualcosa che è ricco, una azione che mi sembra riservata all’artista, all’immaginatore, al “creativo”, finalmente. Infine questa transformazione implica una distruzione, un prezzo da pagare direttamente proporzionale alla dimensione dell’atto, della azione compiuta. Tanto alta la creazione, la nascita, la affermazione, quanto alta la distruzione, la morte, la negazione. Un Processo che ha tutte le caratteristiche, organiche e meno, della evoluzione naturale. Un processo demiurgico che non può che muovere dalla profonda connessione con gli archetipi, con i profondi fiumi dell’energia cosmica che attraversano il tempo. Un processo magico. Il lavoro può essere soltanto magico.

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