venerdì, 02 marzo 2007

La valutazione del mondo

Torno, se posso permettermi, su una questione linguistica per me fondamentale: la differenza fra deviante e contrario, dove si intende un contrario come se fosse un leggero deviare dal significato originale, come se fosse possibile fare i conti con una eccentrica intrerpretazione degli atti e dei detti. Le trappole linguistiche di cui è costellata la nostra giornata sono forse la maggiore insidia che ho sotto gli occhi, perchè io credo che il mondo sia una immagine letteraria, regolata dalla grammatica, dalla semantica e dalle espressioni delle idee.

La trappola dei finti sinonimi, delle parentele apparenti, genera altrettanto sostituzioni arbitrarie dove (e.g.) quando si intende liberista si dice liberale o, quando si dice repubblicano si intende corporativo, quando si intende finanziario si dice economico. Ugualmente la sostituzione del significato etimologico con uno qualunque in “uso” non è lecita, se non per precisa scelta ideologica che deve essere indicata, il senso delle parole infatti può essere del tutto ideologico quando c’è un accordo in buona fede sul vocabolario, altrimenti c’è qualcuno che sta cercando di venderci qualcosa, ed è qualcun’altro che deve pagare.

Un’altra questione è, viceversa, assimilare due contrari come se fossero piccole deviazioni, l’assonanza ingannevole è un tratto divertente ed interessante in tutte le lingue ma occorre fare chiarezza, mi pare. Un atteggiamento che è opposto ad un altro può avere una falsa assonanza che fa pensare ad una comunità se non ad una identità. Ci sono opposti proprio nel senso che uno esclude l’altro, che la presenza dell’uno è la chiara indicazione dell’inopportunità dell’altro. Tutto questo per dire che rispondo di tutto quello che dico, ma niente affatto di quello che altri intendono.

Per esempio il disprezzo è “sentimento di risoluta, passionale, o commiserante svalutazione nei confronti di persone o cose ritenute indegne o di troppo inferiori”, comunque “indegne della propria stima e considerazione”. La sprezzatura è “atteggiamento improntato a un senso di distacco, con una gradevole apparenza di spontaneità e di naturalezza”, comunque “l’atteggiamento ostentatamente disinvolto, di studiata noncuranza da parte di chi si sente molto sicuro di sè e dei propri mezzi”. Spero che abbiate molta pazienza se pensate davvero che il mio sia disprezzo, non lo è: il mio amore per l’Umanità non è inferiore a quello di chiunque altro.

2 marzo 2004

May we have the courage to fail.

When nothing seems to help, I go and look at a stonecutter hammering away at his rock perhaps a hundred times without as much as a crack showing in it. Yet at the hundred and first blow it will split in two, and I know it was not that blow that did it–but all that had gone before. (Jacob Riis)

“Self expression is a function of responsibility.” [Werner Erhard]

Insidioso, il mio sentimento di disagio continua, mentre non riesco a sentire la presenza dei bambini, la cosa che piu’ gravemente mi squilibra. Il flusso dei pensieri, pero’, al contrario della settimana scorsa rimane ordinato ed efficiente e per ora mi sento su un terreno abbastanza solido. Avverto nel frattempo una diffusa corrispondenza inconsapevole con quello che vedo, nei cuori piu’ che nelle menti altrui. Nutrimento e calma mi passano accanto mentre mi occupo ad ascoltare cio’ che i miei nuovi compagni intendono comunicarmi. Per non smentire mai quella che sembra essere l’unica cosa che sappiamo: senza la compagnia umana facciamo fatica a riconoscerci la mattina. Lentamente si posa la polvere sulle letture della settimana scorsa, soprattutto “Miles beyond” di Paul Tingen e “La danza della realta’” di Alejandro Jodorowsky.

2 marzo 2003

The power to believe

Noi stessi, il modo in cui siamo in grado di percepire una storia che definisca la nostra identità. Perché crediamo di essere capaci di azioni così come di reazioni, perché il nostro pensiero, il nostro intero sistema di fede è fondato sulla consistenza della nostra identità. E perché la comunità cui sentiamo di appartenere ci sostiene in una oggettivazione del percepito, al fine di permetterci di esistere, come persone e come civilizzazione.

“We are sure that the reality is still there, where it always was – but it is not. What we see is merely a memory of how the reality once was!” MP

E dall’altra parte l’immensa dimensione in cui agiamo in modo del tutto inconsapevole, strumenti di qualcosa che non conosciamo.

In questa domenica notte di fine inverno queste questioni bruciano lentamente, senza ansia, ma direttamente sulla pelle. Perché posso essere attaccato solo a me stesso, solo da me stesso, ed è con me stesso che devo venire a patti.

Andiamo a capo: vivo, insieme ad una parte della mia famiglia in una specie di rifugio nascosto, non ho nemici, non c’è minaccia di attacco, ma preferirei restare nascosto per un po’, al riparo dalle distrazioni vane e dispersive in cui ho vissuto immerso così a lungo. Non sono debole, sono sopravvissuto a suicidi, cancellazioni, diserzioni, viltà, ho potuto osservare attentamente, senza danni fisici, alla dissoluzione della memoria, della dignità umana, della fede vitale. Ho visto come la vita sulla terra continua anche quando l’apparenza è quella di una meccanica routine, indifferente ai nostri pensieri, ai nostri moti d’animo, alle nostre manie di persecuzione, al nostro inconcluso malumore.

E adesso sono confuso e felice, anzi felice e confuso, probabilmente sono vittima dell’aria inquinata, ma se un esame del mio stato d’animo deve essere portato all’evidenza, di questo si tratta.

Non so parlare in termini di storia senza mettermi a ridere. La strada che credo di aver percorso è costellata di enigmi quasi totalmente irrisolti e, anche se questo non mi ha impedito di proseguire, non so tracciare una mappa che possa contenere una qualche utilità per chi si trova in territorio analogo. Non credo affatto esista un qualche territorio analogo.

Il punto essenziale mi pare risiedere in quello che invece crediamo di ricordare, che può diventare un oggetto contundente nei confronti di una qualsiasi sanità morale, etica, di ogni possibilità di vivere il presente.

Immagino si debba definire un accordo comune per quanto riguarda lo scopo dell’azione, della costruzione di una identità strumentale, di un qualsiasi senso della comunità, la definizione del terreno su cui poggiare i piedi. Ma non vorrei entrare nei modi e negli usi della psicoterapia.

Se c’è un discorso che intendo fare esso riguarda un obbiettivo che è prioritario, in questo momento della mia vita, come in molti altri, probabilmente tutti quelli in cui sono stato sveglio:

Come mantenere chiarezza e fermezza mentre non sono in stato di veglia, mentre non sono in me stesso, mentre, vago in territori vaghi, ho bisogno di sapere quel che devo fare, essere, muovere?

Perché un elemento e pochi altri sembra contare nelle riverberazioni dei riflessi che vedo giungere da quella che a volte amo credere che possa essere la realtà: un certo senso di Giustizia, di Opportunità, di Onore.

Quello che intendo è tracciare un progetto da ricordare: quello che mi occorre quando la possibilità del Mondo Reale si apre, quando devo essere quello che sono per cambiare, per non tradire la mia natura, per continuare ad essere quello che devo.

To be shown on the human body, the “new” energies refer rather to the dark side of our back chakras and not to the active role of our sunny front side which we use and cherish.

La nostra responsabilità, probabilmente l’unica che abbiamo come esseri reali è di conoscere la nostra natura, di sapere chi siamo. La giustizia cui teniamo a rispondere riguarda una grande parte di essenze oscure, intrattabili con i modi usuali della nostra civilizzazione, nondimeno esse sono parte dell’equilibrio che la nostra mente definisce cosmico, l’unico equilibrio nel quale probabilmente esistiamo. Ma la cosa davvero essenziale, anche qui, sta nella assoluta parzialità con cui definiamo queste essenze “oscure”, come se noi stessi vivessimo nella luce.

Perciò possiamo elaborare teorie di ogni ordine e grado riguardo l’essere attaccati da forze che ci sono “contro”, e chiuderci in questa colossale illusione per cui dobbiamo difenderci, nientemeno, che da una grande parte di quello che siamo. In una costante, consolidata, invincibile guerra contro noi stessi. Non sono i demoni che abbiamo dentro a portarci alla guerra, ma l’idea, di cui non voglio considerare adesso l’origine, che essi siano mostri.

Most problematic are the human mental structures that always tend to separate in a way or another. The new manifesting energies will find a way to break them down either on personal or global level.

Il punto, ora, è come affrontare il mutamento, le nuove forme di energia che definiscono l’evoluzione di ciò che realmente siamo, come essere all’altezza della giustizia, della opportunità di esistere davvero, consapevolmente, come onorare l’archetipo della vita umana senza venire meno alla nostra natura divina. Che vive di mutazioni.

In questa domenica di fine inverno sono felice di essere felice di ciò di cui devo essere felice.

2 marzo 2002

Sono così colpito dalla lettura dei diari DGM, mi sento come se fossero davvero stati quelli i miei amici, e mi sento così sciocco ad averli trascurati. Toni Geballe soprattutto, e Pauly Richards, ma anche Trey e Robert, in fondo, sono stati così vicini per un po’. Sono giorni in cui mi sento davvero molto solo e non è facile fare i conti con questo. Greta ama molto di più fare il bagno e alterna i suoi pianti disperati in reazione alla invasione del suo spazio personale a dei veri sorrisi. Sono deliziato da questa bambina e dovrei pensare soltanto alla favolosa opportunità che ho di passare tutto questo tempo con lei, e con mamma orsa. Certo è che se mi si può giudicare per come impiego il mio tempo, o per come ho usato il mio denaro, non ne esco molto bene. Chissà come andrebbe con il sesso?

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