mercoledì, 28 febbraio 2007

Better brain drain than brain in the drain

Rajiv Ghandi diceva meglio la fuga dei cervelli che lo spreco di cervelli. Ogni volta che entro in un bar del centro, osservando l¹ostentazione quasi feroce di una ricchezza conquistata a furore di evasione fiscale, o per i servizi resi al Faraone, mi domando quale opportunità per i giovani questo paese abbia mai offerto, quale alternativa al fare il servo dei ricchi sia mai stata possibile. Il bravo Fabio Volo tenta di dire in televisione che è impossibile per un ragazzo cominciare a fare l’architetto ma anche aprire un bar senza l’aiuto dei genitori, senza riuscirci perchè da lui si pretende un ottimismo divertente.

I migliori professionisti che ho incontrato sono andati all’estero, anche quando non erano già partiti da studenti. La Francia, l’Inghilterra, gli Stati Uniti li hanno accolti bene, riconoscendo loro preziosi contributi originali da dare. Alcuni hanno passato la vita intera in altri paesi, tutti hanno sofferto di una indistinta lontananza da chissà dove. Emigrare non è mai stato facile, ma il luogo di partenza con il tempo assume connotati indistinti, e tornare è ancora più improbabile.

E’ difficile parlare di meritocrazia, ciascuno è convinto di essere il più meritevole in questa società delusionale, l’esperienza del saper giudicare il merito si forma in società diverse dalla nostra, che forse nemmeno esistono più. Qui si giudica il metodo, che significa l’insieme dei trucchi e dei pregiudizi necessari per far contento il capo, che a sua volta si trova nella sua posizione per metodo, non per merito. A cominciare dalla scuola.

Al paese rimane una caciara di stampo mafioso che nemmeno sa cosa sia il merito. C’è una maggioranza orrenda che si aspetta che si annuisca ai suoi commenti razzisti pronunciati in pubblico con una voce abbruttita dalla rabbia, dall¹invidia, dall¹odio per la cultura e le idee, da una lunga pratica di sopraffazione. La tecnologia d’accatto ha preso il posto dell’ideologia matura, e nessuno si ricorda più di cosa si tratti.

martedì, 28 febbraio 2006

I don’t / can’t / don’t want to / tell The Team what to do. We work by consensus & agreement.

Non siamo il nostro curriculum, nemmeno una delle personalità che usiamo per mimetizzare il nostro veicolo nelle faticose e luccicanti strade che attraversiamo nella vita. Non siamo quella splendente e ben tenuta figura che tutti riconoscono da lontano perchè abbiamo rispettato i patti, e nemmeno l’asse portante di una ben progettata struttura. Non siamo l’abitacolo, dal quale possiamo ammirare le stelle e i terreni più accidentati. Non siamo l’incarnazione del miglior spirito guida che abbiamo immaginato. Non siamo quello che crediamo di essere. Siamo molto meno, e molto di più. Siamo quello che siamo, e siamo accettabili per questo.

28 febbraio 2004

Questo sabato di neve ha un sapore nuovo, inedito, soffuso di una incertezza dovuta alla scarsa familiarita’ dei sentimenti che ci prendono, e dovremmo uscire, esplorare tutto il mondo alla luce della simpatia che i bambini fanno risuonare. Sono teso, nervoso per le parole di Angelo, oggi piu’ ancora che i giorni scorsi, che riverberano come una oscura minaccia. Sono completamente da solo ad affrontarlo, e sento profondamente quanto io sia capace di sotituire la mia faccia con la sua. Tutto si svolge dentro di me, ferma restando la sua cattiva, crudele influenza. Ferro comincia a recitare indossando piccole mascherine di inafferrabile dolcezza. La sua indefinita persona mi rende tenero, addolcito, ma anche profondamente disorientato: vorrei potere essere all’altezza di fargli da padre. Da soli, in quattro, per tutta la serata.

28 febbraio 2003

Seconda puntata attraverso altre campagne di procacciamento del pane, o meglio di apprendistato al suddetto. Ma questa volta la mia guida è stato un perfetto idiota, privo di intelligenza come di esperienza, ed io, nella mia sconsolata e discreta disponibilità, ho perduto definitivamente una mattina della mia così breve vita, oltre ad aver avuto alcuni dei pensieri più tristi della settimana. Sembra essere un capitolo chiuso dopo aver passato gran parte del pomeriggio a mettere a fuoco un punto di vista opportuno. Niente di irreparabile, ma mi fa ancora male la testa.

28 febbraio 2002

Aprire il mio cuore, questo occorre, e troverò una soluzione.

I don’t / can’t / don’t want to / tell The Team what to do. We work by consensus & agreement.

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