martedì, 27 febbraio 2007

Il sostegno degli amici

Amico è una persona che si rivolge a noi, e alla quale ci rivolgiamo, in modo amichevole. Ci riferiamo ad una struttura comune che conosciamo, dentro alla quale ci sentiamo protetti, comprensibili, uniti. Quale diavolo di occasione, in cui ci incontriamo in un simile ambiente, non impone l’accoglienza amichevole? L’ospitalità amichevole è un tratto essenziale delle comunità equilibrate, che prevedono l’inclusione di chiunque rispetti il patto interno della comunità.

Quindi è necessaria la percezione di una comunità di interessi, di riferimenti simbolici, di tratti d’unione, di linguaggio. In questa comunità siamo amici perchè possiamo, vogliamo, dobbiamo, vero? Falso, nella realtà questa comunità non è affatto alla nostra portata. Non solo perchè tutto il nostro essere sociale è totalmente sbilanciato nella richiesta di diritti niente affatto compensati dai doveri, ma anche perchè tutto quello che condividiamo sono soprattutto speranze e paure.

Non è giusto aspettarsi il sostegno degli amici. Non è appropriato sentirsi traditi quando questo manca, nemmeno sentirsi abbandonati è lecito. Probabilmente la maggior causa di sofferenza inutile che incontro è questa e, per quanto io abbia molto poco da aggiungere, la frequenza con cui questo stato di cose si presenta è singolare, interessante, molto triste. Perchè anche noi teniamo famiglia, siamo pieni di debiti e di frustrazioni e abbiamo molto sofferto.

lunedì, 27 febbraio 2006

In che cosa consiste esattamente la necessità che avvertiamo aldilà di desideri e “bisogni”?Nel raggiungimento di un soddisfacente senso della necessità stessa, in cio che facciamo come in ciò che vediamo fare:

Esistono dispositivi di pensiero differenti, così come esistono modi di espressione e anche di percezione. Così questi diversi modi di pensiero danno luogo a diversi modi linguistici. Alcuni di noi amano esprimersi per paradossi, altri per provocazioni, a volte ci pare necessario esprimerci in modo apparentemente solo negativo. Ciò che ogni espressione chiede è solo Attenzione, però abbiamo modi differenti di ottenerla.

Esistono ambienti di comunicazione (il buon rapporto tra espressione e percezione) in cui la necessità consiste unicamente nel negozio, qualcuno vuole vendere qualcosa. In questi ambienti in cui la relazione è semplice e definita i modi a disposizione sono molto ridotti. Sono i modi del marketing in cui la persuasione, spesso occulta, sta tutta nell’apparire positivi perchè ciò di cui parliamo è la bontà del prodotto. Mi pare inoltre necessario distinguere tra Mercato, lo spazio in cui la comunicazione di negozio mira a soddisfare i bisogni, e Marketing, in cui l’unica necessità consiste nel creare bisogni poco conosciuti.Esiste la promozione “politica”, in cui la mira sta nel creare un consenso a sostegno dei candidati e che spesso consiste nella distruzione organizzata del consenso all’avversario. I modi di questa comunicazione sono finali, ad avvenuta elezione cessano di essere necessari.

Esistono infine i modi di comunicazione relativi unicamente alla parte opposta del negozio, cioè quelli dell’ozio, e qui le cose si fanno interessanti e per nulla definitive: esiste un ozio che mira alla soddisfazione dei propri desideri e frustrazioni, senza conto particolare dei desideri altrui, ed un altro ozio che invece, approfittando della posizione di vantaggio, intende comunicare e condividere idee ed esperienze.La necessità che avvertiamo è quella che sopravvive alle prime schermaglie in ciascuno di questi ambienti, quello che ci rimane la sera quando ci ritiriamo, quello che incontriamo allo specchio, di notte. La necessità di intelligenza e calore umani. La necessità di condivisione dell’Umanità. Di questo parliamo quando parliamo di Giustizia, di questo parliamo quando parliamo di Libertà.

27 febbraio 2004

Ultimo giorno della settimana in ufficio che come d’uso scorre in un paio di gesti. Molto addensato il malumore che ho intorno, e si risolve in una fuga generalizzata. Rimane ben teso ad asciugare nella mia mente l’oggetto cui sono stato esposto in modo cosi’ intenso: sono in condizione tale da essere facilmente manipolabile, esposto al pubblico ridicolo, condannato e fatto a pezzi. Due sono le novita’ sulle quali mi interrogo: si tratta di una condizione peculiare e soprattutto: si tratta di una novita’?Parto, parto con una profonda tristezza intorno, e forse anche senza speranze, ma si tratta dell’effetto Trieste, che non dovrei portare nella casa in cui i miei bambini dormono.

27 febbraio 2003

“Il suono è ciò che mi ha spinto fino a qui. Ho curato i suoni per molta parte della mia vita eppure in qualche modo la musica è degradata per me, spesso è irritante. Recuperare il significato che la musica ha avuto nella mia vita prima del devastante insieme di eventi che hanno cambiato la mia posizione sembra impossibile. Adesso sono interessato alla vita ed alla morte. Può sembrare pretenzioso ed in effetti lo è. Ma la mia tolleranza per le volgarità è più stretta che mai.Ma il suono mi tiene ancora in mano. Avrei potuto descrivere un’impressione dei sensi visualmente: la chiamata delle sirene che elude la mia visione periferica, l’istantanea di un fantasma. Ma combattevo per dare forma a forze che erano etere. Come il suono, erano spettri sfuggenti, e si muovevano attraverso zone non isolabili: corpo, emozioni, intelletto, chimica, sessualità, spirito, memoria. Muovendosi così fluidamente, con così poco rispetto per le classificazioni della società umana, gli spettri hanno ricostruito il mio essere. Anche il suono possiede questa capacità.

Una potente lettura dell’ottimo David Toop spiega molto dettagliatamente che il lavoro dello scrittore non è sedersi e scrivere un libro, questo è solo ciò per cui viene pagato, spesso con un miserabile acconto, oppure un tanto a riga, con specifiche commissioni di forma quanto di contenuto. Il lavoro dello scrittore è, invece, prendere nota accurata di tutto ciò che vede, ascolta, intende. La possibilità che uno scrittore ha di guadagnarsi da vivere, ancora, consiste tutta nell’accidentale possibilità che il suo lavoro venga, effettivamente, letto.

27 febbraio 2002

A Spinea, a letto con le orsette. Grande parte della mia attenzione è rivolta al nostro, al mio, lavoro con Marko. Credo di cominciare a intravedere quale sarà l’importanza delle visioni sviluppate insieme a lui nella mia vita futura. Il punto pare essere proprio l’impossibilità di conciliare spazi e disposizioni che non possono più coesistere: pare che io debba prendere decisamente posizione, anche se solo al mio interno. Non ha più senso che passi il mio tempo e sprechi la mia energia a lamentarmi della piega presa dall’economia politica. Devo invece occuparmi delle cose in cui credo senza limiti di tempo e di attenzione, la mia incapacità a partecipare è la conseguenza del tentativo, patetico e infantile, di conservare tutto, e di non disturbare. Adesso mi pare che in qualche senso il tempo sia finito, quello che si doveva consumare non esiste più e non ho proprio nessuna tranquillità da difendere. E penso a Rocco e Toni, che stanno dimostrando di essere molto più un sostegno che un carico, ma anche alle orsette, la mia nuova speranza di desiderio. E forse, se posso ancora essere prudente, il mio futuro non è più scritto.

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