lunedì, 26 febbraio 2007

Che cos’è la gentilezza?

La gentile Yzma ci suggerisce il nuovo lavoro di Ferzan Ozpetek, regista turco profugo per dissidenza con il suo paese, un rifugiato a Roma dove ha trovato il suo modo di espressione. Vedrò il nuovo film in televisione fra un po’ di tempo perciò non è solo di Ozpetek che parlo ma di gentilezza. Di quella speciale modalità dell’anima che dobbiamo cercare quando l’abbiamo perduta, perchè la gentilezza non è solo una disposizione umana niente affatto data, piuttosto un punto di arrivo, nel viaggio di ritorno.

La gentilezza non è una cosa piccola, non è la semplice educazione sociale, e non è nemmeno la cortesia, è la speciale e dolce condizione in cui ci troviamo quando riconosciamo la nostra gente, la nostra famiglia, la nostra casa. Per crescere, per svilupparci, ma anche per mantenere una sana voglia di vivere abbiamo bisogno di immergerci nella gentilezza, nell’aria che la nostra gente respira, in modo più ampio possibile.

Forse occorre aver frequentato un’aria diversa per apprezzare la gentilezza, forse occorre aver occupato posizioni esclusive, o escluse, per apprezzare l’inclusione. Il fatto è che noi spesso diamo la gentilezza per scontata, come se fosse possibile simularla, o impiegarla a volontà. Non è così, quelle sono cose diverse, non si può nemmeno pretendere la gentilezza da chi non è cresciuto respirando la stessa aria, aspirando agli stessi principi.

Abbiamo bisogno di amici puliti ed educati per vivere la nostra vita, qualunque essa sia. Non abbiamo bisogno di rigidità fanatiche, di esclusività più o meno consapevole, abbiamo bisogno di attenzione e cura, altrimenti la nostra vita stagnerà. Bastano gli amici? Non credo, è necessaria la parentela? Non credo. Occorre quella che Goethe definiva affinità elettiva, la quale però pretende il sapere per essere riconosciuta. Chi ci accoglie deve sapere chi siamo.

Ozpetek è un buon esempio di persona pulita ed educata, è certamente un buon esempio di cortesia e di diplomazia e questo fa di lui un uomo adatto alla comunicazione. Inoltre mi fermerei a parlare del suo lavoro anche in termini di reale, onesta e sincera meditazione sull’amicizia, sulla ricerca di un altro che lavori sulla corrispondenza insieme a noi, con l’unica condizione richiesta: l’impegno, non la somiglianza, non la capacità comune, non la lingua comune che non sono necessarie.

26 febbraio 2004

Sembra che il grande spostamento d’angolazione di ieri sera abbia sortito un effetto davvero imprevedibile. Questa nube tossica, che riempie l’aria da ieri, non sembra determinata ad andarsene. Una notte di visioni infauste, per la verita’, sull’orlo di un indistinto terrore che lascia poche vie di fuga a chi ne sia coinvolto. Ho richiamato l’attenzione su me stesso fin da giovanissimo, per una strana inclinazione a chiedere attenzione, certo, ma anche per altri motivi per me ancora misteriosi. A volte mi sorprende molto come ancora, in qualche nuovo modo, mi si chieda di prendere iniziative in questo senso quando io, e non da oggi, consciamente desidero soltanto sparire e passare del tutto inosservato. Passo la mattinata a considerare di sparire infatti, ma anche a ricordare il fallimento del mio recente tentativo.

26 febbraio 2003

Tutta la mia giornata, e intendo proprio dalla mattina alla sera, è passata in compagnia di un divertente pazzo che mi ha trascinato attraverso una inedita campagna veneta, in cerca di motivi per guadagnarsi il pane. Una esperienza insolita e anche divertente, per la maggior parte del giorno, ma credo ci sia spazio per un paio al massimo di giornate così nel mio anno. Molto istruttivo però, e le informazioni ricevute saranno preziose. Lo stato mentale della mia guida è mutato continuamente durante il viaggio, segno evidente, come accade di frequente, dell’abuso di droghe, endogene ed indotte, cui pare si sottoponga la maggioranza della popolazione. Paura, ansia, l’abuso della menzogna in cambio di denaro, assenza di memoria, anche a brevissimo termine, inconsistenza fisica, emotiva, morale. E uno strano senso di corruzione fisica. Nemmeno se mi pagassero bene sarei mai capace di accettare serenamente una simile compagnia come in effetti è stato, per un giorno intero. Invece l’ho fatto, senza possibile scelta cosciente, e lo accetterò come un dono. A mai più rivederci.

26 febbraio 2002

Quello che davvero intendo avere, nel tempo che mi rimane su questo piano, è una maggiore stabilità emotiva. Tenere questo giornale serve a certificare la presenza nella mia vita di diverse, più o meno opportune, personalità che in qualche modo nutro e sostengo. L’analisi della psicopatogenesi in voga nel nostro tempo può divertirsi un po’ con questi dati, anche se lontani da una seria oggettività, e forse mi ci posso divertire anche io. Il fatto è che le storie parallele che si svolgono nel dominio di persone diverse con lo stesso nome sono sorprendenti e imprevedibili oltre molte immaginazioni.Un’altra mattina di intensa presenza e forza, nella piccola stanza gialla che contiene il mio vero patrimonio: anni di duro lavoro che sono la più grande risorsa nei momenti difficili della vita ordinaria. La questione è sempre l’accesso alla memoria, che sembra essere contenuta in molti luoghi, così come sembra appartenere a dimensioni diverse.

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