venerdì, 23 febbraio 2007

Vero è ciò che sappiamo tutti

Fra le calamità della guerra può essere giustamente annoverata la diminuzione dell’amore per la verità, dalle falsità che l’interesse impone e la credulità incoraggia.Samuel Johnson, (11novembre 1758)

La verità più devastante è che sia impossibile conoscere la verità, che abbiamo accesso solo ad una approssimata versione dei fatti e degli atti, che ci siano solo interpretazioni. Questo però non significa affatto che la ricerca della verità sia inutile, può darsi che non sia ragionevole, può darsi che sia un’illusione, io non sono all’altezza della questione. Perciò mi occupo dell’abolizione della falsità, dell’abrogazione della menzogna, della condanna della credulità: un tanto per quanto mi preme.

Non è possibile rinunciare a sapere la verità. Detto da uno che non crede al potere taumaturgico della storia, nè all’opportunità della scienza razionalista, da uno che non crede alla luce della ragione, nè alle sorti magnifiche e progressive dell’umanità può sembrare vano e contraddittorio. Sicuramente lo è. Penso che si possa rinunciare all’assenza di contraddizioni, alla crescita infinita del bene tecnologico, alla comunicazione truccata, all’ottimismo positivista.

Non è possibile mancare di misurarsi con la verità. L’intera esistenza umana, e non certo solo questa, sono concepibili solo nella luce di una via, di una vita, di una verità. Senza questa Luce, metafisica, epistemologica e quindi etica, l’esistenza è in dubbio.

Eppure incontro a volte persone impegnate attivamente nella negazione dell’opportunità di questa ricerca. Non sono impegnato a comprenderne le ragioni, non mi interessano i loro interessi, non assumo le loro illusioni. Prendo pubblicamente le distanze dalla scienza dell’opportunità politica, dall’esercizio della relazione pubblica ai fini dell’incoraggiamento dei consumi, dalle imprescindibili necessità di perpetuare il privilegio della classe media residente nell’emisfero boreale. Grazie, ho ancora altro da fare.

giovedì, 23 febbraio 2006

Ogni crisi implica la fine di una visione, di un sistema di comunicazione, di un modo di fare le cose che si rivela non essere più possibile, o plausibile, o semplicemente necessario.Ogni fine implica un inizio, la fine del mondo non c’è, c’è la fine di UN mondo, e dobbiamo procurarci gli strumenti per affrontare, vivere, abitare, popolare questo nuovo mondo.La meditazione quest’anno sarà interamente volta alla definizione di questi strumenti, alla peculiare qualità che devono contenere, alla loro struttura, alla loro forma, alla penetrazione della natura stessa di questi strumenti.La connessione con il proprio ambiente ha sempre una necessità: la ricchezza di mezzi a disposizione. A volte un’apparente povertà di mezzi è solo finanziaria e nasconde in realtà una capacità di residenza assolutamente rilevante. Perchè abbiamo accesso ad un modo di lettura privilegiato, o perchè abbiamo già visto molto di ciò che rimane vero nel tempo, o anche solo perchè abbiamo buoni amici e fra di loro qualcuno ha queste capacità. Occorre procurarsi una nozione del proprio potere, della propria ricchezza, per superare questa diffusissima depressione.

23 febbraio 2004

A pranzo con la mamma, con Rocco che appare di nuovo irritato ed indisponibile, salvo poi, pentito, spostare il letto (solo quello) dall’appartamento e risistemarmi, con tanto successo quanto danno, il sistema operativo. Sono molto concentrato su Toni: il distacco provocato volontariamente dai nostri letti separati ha effetti controversi, larghi, determinanti. Scopro continuamente che nemmeno lei mi ascolta affatto, come se avesse bruciato il suo amore per poter continuare a respirare, per poter continuare a camminare. Sono disperato in effetti: lo stesso blocco che un qualunque idiota, che mira solo a sommergermi di chiacchiere per dimostrare la sua indipendenza da me, o anche solo la sua esistenza, prende anche lei, la donna con la quale ho passato cosi’ tanti, dolcemente tristi forse, anni. Non ascolta affatto il dolore che vede in me, e certo non intende fermarsi per una carezza. Non merito molto altro, ma la sua consapevolezza ne viene molto danneggiata.

23 febbraio 2003

Chiusi in casa come se ci facesse bene, anche oggi nessuna delle visite attese. Un nuovo oroscopo che dice che ci potrebbe essere un colpo grosso in vista, e la mia serenità è sempre sorprendente.La sera appuntamento con Toni a Treviso per visitare una mostra di linea d’ombra sul “tempo di Van Gogh”, a ricordare sentimenti liceali mai dimenticati. Mi chiedo sempre come mai i “grandi classici” della pittura ma anche di altre arti facciano così tanta fatica ad emozionarmi, vecchio pezzo di ferraglia che sono. Una buona mostra in realtà, con molti pezzi mai visti e qualche autentica perla, ma il punto, a parte il piacere della cortesia di Toni, è proprio stare immerso in questa strana umanità che letteralmente affollava le sale, davvero attenti ed in cerca di una eccitazione dei sensi che pare essere loro familiare e che a me sembra una stranezza. Le parole che si usano nelle gallerie sono piacere e soddisfazione ma io non so che dire di questi linguaggi, di queste disposizioni atteggiamenti, modi di vivere o quello che sono. E d’altra parte molta dell’attenzione se la sono presa i bambini, inopportuna presenza in mezzo a queste strutture cimiteriali.

Le roi est mort, vive le roi.

23 febbraio 2002

Una giornata intensa, faticosa, splendente e dolorosa con Marko a Cividale del Friuli. Perché queste azioni, libere, gioiose e fruttuose riescono a essere così difficili? Altre ottime indicazione da parte del miglior gruppo con cui ho lavorato in tanti anni. Per fortuna riesco a sentire più chiaramente anche la solidarietà venire da dentro e da fuori il gruppo. Anche la comprensione che questo gruppo ha per me e per la mia confusione è decisamente alta. Può darsi che ci sia davvero una esperienza comune, di isolamento e inconsapevolezza, che porta ad una attenzione speciale per i tuoi simili, il fatto sembra essere che siamo davvero contenti di vederci e forse un giorno saremo più uniti. La presenza di Marko, la sua esperienza, la sua speciale forza, sono una grande consolazione. Ma piacerebbe sentire ancora, per una volta, il sostegno che mi è spesso stato restituito da Toni nella circostanze che più mi stanno a cuore. Invece pare che sia più facile per Neboisha, o perfino per Tiziana, oltre che per Marko stesso, vedermi come sono senza troppi riflessi. È avvicinarsi un po’. L’affermazione di Toni secondo la quale manco di trasporto mi pare francamente formidabile.Settimana molto oscillante in definitiva, tutta questa fatica, e l’instabilità, e questi pensieri che non riconosco mi rendono la vita più difficile. E divento incomprensibile, sgradevole, facilmente dimenticabile e certamente inoccupabile. Non vedo lontano oggi.

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