martedì, 20 febbraio 2007

Grilli parlanti ed altre noie

Io questo Grillo Beppe proprio non lo sopporto, è una storia vecchia, io l’ho visto in televisione nel 1976, e non mi pare che sia cambiato proprio per niente. Chiarito questo la questione è una, anzi due: si può scambiare un comico per un giornalista? Perchè no? E quindi: cosa rende credibile un giornalista? Ancora meglio, cosa ce ne facciamo dei giornalisti corporativi, privilegiati e speculanti, noi che abbiamo bisogno di inchieste condotte con rigore ed imparzialità, di informazioni utilizzabili, di opinioni informate?

I giornalisti sono iscritti ad un ordine, che li qualifica e garantisce per loro, in modo corporativo certo, ma è la garanzia che viene fornita con il prodotto. L’ordine è garantito da un magistrato, che segue l’esame di ammissione e certifica che il professante conosce i suoi obblighi ed i suoi limiti, che è al corrente delle proprie responsabilità civili, non certo del fatto che sa scrivere soltanto. Non mi importa quasi niente, personalmente, dello stile di ricerca e di scrittura del professante, voglio che mi dica cose vere. Se è un servo o un pagliaccio crea problemi.

Per me la questione dell’autorevolezza giornalistica è chiara. Una volta che so chi è il direttore del giornale, chi paga la pubblicazione e chi sono gli inserzionisti, una volta che ho letto il giornale una decina di volte ad intervalli i più ampi possibili, che ho potuto misurare l’efficienza informativa dati i tempi fisiologici, leggo con fiducia.

A leggere i giornali mi importa di raccogliere dati informati che per me sono tutti da selezionare, editare, elaborare. Mi importa di usare il tempo necessario a leggere ai fini di una informazione utile, che possa cioè servire a giudicare come dirigere i miei sforzi nel mondo, a chi affidare le questioni di cui non posso occuparmi direttamente, sempre di meno in realtà. Per me lo stesso vale per il cinema, per il teatro, per i romanzi e i varietà televisivi. Voglio migliorare, adattare, affinare la mia poca capacità di giudizio.

La capacità di attirare la mia attenzione con frizzi e lazzi “comici”, “satirici” e “sfottò” non ce l’ha più nessuno, figuriamoci Grillo Beppe. Allora, cosa rimane? Il suo saltare di questione in questione, informato dai suoi corrispondenti di blog “il più seguito del mondo”, non mi porta nessuna chiarezza nè sollievo. Certo, si possono prendere come segnalazioni, ma le segnalazioni me le dà anche il barista sotto casa, e probabilmente sono altrettanto rilevanti e comprensibili. La questione esiste solo perchè numericamente rilevante, a vedere Grillo Beppe ci vanno più persone di quante andavano a vedere Giorgio Gaber. E io non capisco perchè e sono irritato.

P.S. Non intendevo affatto parlare di Beppe Grillo in sè, il fatto che mi stia antipatico è del tutto irrilevante e personale, perciò riconosco facilmente di aver detto delle stupidaggini su di lui che, se permettete, ho autopietosamente rimosso dalla mente e dalla nota. Il punto è invece la credibilità, che nessun Ordine professionale può veramente garantire, anche se dovrebbe. La professionalità a mio modo di vedere è quella capacità che chiunque svolga il suo servizio in pubblico deve avere di dire solo la verità di cui è a conoscenza, perciò se per me la buona fede è sufficiente non è vero che lo sia per tutti. Vero è ciò che crediamo tutti, non solo la maggioranza di noi.

20 febbraio 2004

Settimana rapidamente conclusa, mentre appare evidente la necessità di una nuova domanda, specie riguardo il mio impegno di lavoro nel dettaglio. Sono piuttosto sereno con la transizione della quale sono al centro, ma temo anche che la mia percezione della stessa non sia affatto condivisa: torna ad affacciarsi l’ennesima questione irrisolta, che consiste nella inclinazione pubbliaca ad aspettarsi da me una “collaborazione” nel realizzare oggetti che non mi stanno affatto a cuore. Tutto questo non sarebbe scandaloso se questa “collaborazione” non consistesse nel lasciarmi da solo a realizzare quello che e’ solamente intento altrui. Perche’ questo accada rimane un mistero pressoche’ totale per me, che considero diverse possibilita’, non ultima delle quali che io continui a promettere cose di cui non sono consapevole, ma piu’ probabilmente queste sono semplici fantasie non mie. Parto quindi, verso le persone che spero mi amino, le uniche rimaste nella mia sempre piu’ ristretta attenzione.20 febbraio 2003In visita a quello che rimarrebbe il QG se il mondo non girasse a questa velocità. Solo piccole buone notizie, e nessuna cattiva, ma forse avrei bisogno di qualche cosa di più: devo aver spaventato un po’ Gabriele, ed anche Enrico ieri sera, forse sembro davvero stanco e disgustato e mi dispiace perché non credo sia questa la mia percezione, forse sono solo inconsapevole di quello che vedo e soprattutto di quello che esprimo. Ma che posso dire, solo mi dispiace, senza giustificazioni quello che vedo mi pare proprio pesante e disgustoso, quando esco di casa e sono lontano dai bambini. Una oscillazione continua fra paradiso ed inferno la mia, io non la augurerei a nessuno ma credo anche che sia molto comunemente sentita.Il pomeriggio a sistemare l’intervista, molto buona anche tecnicamente, e ogni volta, immancabilmente non riesco ad essere meccanico con Final Cut. È la mia memoria, semplicemente, o la mia sconsolata incapacità di assumere le virtù associate alle buone abitudini? Forse si tratta solo di scarsa pratica al lavoro manuale, che mai come in questo momento si svolge tutto in punta di dita. Con minimi spostamenti del polso.

Uno strano pensiero per Federica, una giornata debole per mancanza di impostazione corretta, Stefania lo sente la sera, e così eccomi qui a registrare quel che ho capito, e sono in grado di ricordare.

20 febbraio 2002

Posta elettronica, la mia porta su mondi che tendo a sottovalutare. Gabriele Centis, anche se indirettamente, e la casa della musica. Potrebbe essere davvero il posto in cui posso tornare a definire “nostre” le cose, visto che ho smesso di farlo. È certamente il posto in cui si raccoglierà quello che rimane dell’energia della scuola che, non avendo una identità naturale, tende a disperderla. Faccio fatica a dimenticare il colossale apporto, in ogni senso, che Angelo ha dato in tutti questi anni. Che cosa la musica significhi per la gente, questa è la domanda che non posso fare a meno di fare quando sfioro la scuola di musica. Sono stato invitato a una conferenza in cui ho esposto i tratti essenziali del potere del suono di cui ho esperienza e, di fronte ad una platea ridotta ma non casuale, ho intuito la semicoscienza che siamo suono. Che la musica è la forza che ci permette di essere, che ci può permettere di diventare quello che siamo e, immerso in questa sensazione pregnante, ho sentito la offerta di essere parte di un sistema percettivo più ampio che con il tempo si è delineato come “casa della musica”. E ho sentito di essere ancora profondamente parte del Guitar Craft, una parte non separata.