lunedì, 19 febbraio 2007

Età vs Intelligenza

Non so proprio da dove si comincia a definire l’intelligenza ma so che è una capacità molto improbabile. Se prendiamo per buona la versione inter-ligere, che molti usano, questa è la capacità, semplificando un po’, di leggere tra le righe, cioè quel che non c’è scritto, di udire il non detto, di intuire il non realizzato. Per me andrebbe bene, soprattutto perchè considero che le cose essenziali, quelle importanti non solo non possono essere scritte, ma nemmeno dette, solo intuite.

Aspettarsi l’intelligenza altrui è un grave indice di mancanza di intelligenza da parte nostra, sta ad indicare la scarsa connessione che abbiamo con il mondo, al quale probabilmente non siamo adatti. L’intelligenza non è la qualità delle brave persone che conosco, ma la qualità cui aspirano gli aspiranti umani, che è infatti la qualità degli umani. Essere umani consiste probabilmente dell’essere capaci di intelligenza, di visualizzare il futuro, della capacità di progettare e fare.

Certo è che l’età non porta più intelligenza, non parliamo della mia che oramai mi è del tutto preclusa, ma dell’aspirante umano in genere. L’intelligenza ha bisogno, per svilupparsi e mantenersi, di una qualità di energia decisamente fuori dall’ordinario. Sarebbe facile fare un elenco di cose che la impediscono, molto meno facile vedere ciò che la sostiene. L’età non porta nemmeno necessariamente esperienza, struttura che richiede comunque una grande dote di intelligenza per realizzarsi.

Pensiamo per esempio di saper ascoltare, perchè abbiamo le orecchie, di saper leggere, perchè abbiamo fatto le elementari, pensiamo di saper vedere, perchè la pubblicità ci impressiona. Pensiamo perfino di saper amare, come se bastassero i buoni pensieri che abbiamo. Invece abbiamo badato così poco ad imparare, le lingue degli altri per esempio ma anche solo a camminare come uomini. Abbiamo badato così poco a cambiare, come se fossimo noi i giusti.

19 febbraio 2004

Clamorosamente apparente, anche vista la sveglia vistosamente tarda di nuovo, quanto sia difficile per me restare all’altezza dei miei impegni quando manco agli appuntamenti energetici fondamentali della mia giornata. Gli esercizi del mattino interrotti determinano ripercussioni durante tutto il resto della giornata, qualunque essa sia, come se la vita mancasse di respirare nei miei gesti, cosi’ come nelle mie percezioni. La banalita’ di tutto questo, che non e’ certo una nuova scoperta, nulla toglie alla profonda drammaticita’ della situazione che si innesca.

19 febbraio 2003

Mi preparo con calma al mio incontro al centro di fisica con Christian Patterman, importante direttore e responsabile di commissione europea (ambiente). Mi prendo il mio tempo per raccogliere dati ma non sono sicuro che è il modo giusto per affrontare le persone esperte. Come per il libretto delle istruzioni, occorre possederlo, leggerlo e conservarlo, ma anche dimenticarlo. Alla riconquista del candore e dell’innocenza necessarie per compiere un’azione che abbia un valore al di là delle nostre specifiche condizioni del momento. In questo sono solo, nessun addetto stampa, né responsabile di segreteria, e nemmeno l’ottimo Fragiacomo ha i mezzi per aiutarmi in quel che intendo fare. E resto solo con persone molto più esperte ed intelligenti di me. Che impresa curiosa.

19 febbraio 2002

Quello che mi sostiene, che mi solleva e mi fa respirare, sono le visioni mattutine durante la seduta, appena sveglio, e spesso non completamente tale. Ci sono azioni che sono molto importanti per la mia salute presente e per la mia immaginazione futura che vengono svolte ogni mattina. È probabile che io sia visibile soltanto in quello che faccio ogni giorno, da solo, in privato, certamente uso questo giornale per scoprire la natura di questa creatura che abito registrando ciò che nella sua esistenza (?) è regolare e ripetuto. Voglio dire: non che gli avvenimenti insoliti siano poco rilevanti, ma lo sono soltanto come indicazioni, di direzione oppure di avvenuta trasformazione. Sono notevoli in quanto differenti, e molto utili, ma spesso non mostrano altro che ciò che è in potenza, sono perciò la residenza privilegiata delle più pericolose interpretazioni, e malintesi. Ciò che si ripete, invece, svela la costituzione naturale della materia di cui sono fatti i miei sogni, le mie passioni, le mie manie, e anche le mie competenze. Vestono ciò che è mio proprio, ciò che incarno e che probabilmente sarò ancora. E così posso imparare quello che è attuale, oltre a quello che è potenziale.