La mia relazione col mio vecchio complice di visioni era fondata su domande reiterate. Il patto era che avrei risposto si solo la terza volta che la domanda veniva fatta. I suoi amabili entusiasmi nel presentarmi in pubblico a recitare la parte da lui impraticabile, e che io mi divertivo moltissimo ad interpretare, i suoi generosi inviti a cena nei ristoranti à la page, l’introduzione alle persone importanti, tutto quanto si è svolto la terza volta.

L’errore è stato pensare di aver sentito una richiesta di aiuto da parte sua. Invece lui aveva sentito la mia e tutti e due ci siamo resi disponibili a rispondere ad una richiesta mai veramente espressa. La differenza è che a me basta la riconoscenza, lui vuole proprio gratitudine. Così da un certo punto, sentito che non l’avrebbe avuta io sono persona non grata. La difficoltà è stata tutta nel fatto che nel processo io ho perso tutto: i miei amici, la mia faccia, il mio lavoro.

La mia reale disposizione è stata l’unica rilevante per me che non sono qui a farmi degli amici: l’amore fraterno. La perdita di interesse dalla sua parte non può che essere catastrofica, perchè io non cerco uno stato equilibrato e prudente, in questo senso. Così si cade precipitando nelle peggiori psicosi paranoidi. A. invece, da buon psicotico paranoide, si lascia andare ai suoi laceranti sensi di colpa, in cerca di una impossibile redenzione che lui sostituisce scaricando le responsabilità che non può sostenere in nessun modo.

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