sabato, 17 febbraio 2007

Cosa c’è sui nostri scaffali

Quando faccio delle nuove conoscenze, o visito vecchi amici, mi interessa scoprire i titoli sui loro scaffali, come organizzano le librerie, come le costruiscono. Sono anche molto prudente per come guardo: è un’area personale e rivela le persone, così guardare deve essere rispettoso. I libri di alcune persone non sono lì per essere letti: sono in esposizione, parte del mobilio. Alcuni sono materiale di riferimento; altri cibo per l’anima; alcuni vengono da un particolare periodo della loro vita e la loro lettura è ora in qualche modo congelata nel tempo e/o finita; alcuni libri sono un’affermazione di interessi personali e affiliazione, piuttosto che materiale per la lettura; alcuni sono regali da amici e/o ricordi di un’amicizia; alcuni sono fonti di informazione e riferimento; altri una connessione con un autore e/o la fonte che ha informato l’autore, una corrente di energia cui un lettore attento può accedere. E alcuni libri sono libri sui libri.Nella mia libreria ho un po’ di tutto questo, e altro ancora.
RF

17 febbraio 2004

E’ particolarmente critico il secondo giorno senza i bambini, il momento in cui sento probabilmente di piu’ la loro mancanza. Le mie giornate in ufficio sono ritmate in modo inadatto alla vita comune, ma meno alla vita dei dipendenti pubblici a Trieste, mio malgrado cosi’ prepotentemente familiare. Una visione forte, illuminante, mentre prendo un caffe’ al bar X: non abbiamo nessun senso presi ciascuno per se’, ogni nostra speranza, cosi’ come ogni nostra disperazione, viene dal considerare se’ stessi parte di un organismo piu’ grande, come una parte speciale finche’ si vuole ma molto “connessa”. Sono impressionato soprattutto dalla profonda evidenza che questa visione contiene, e da come abbia perso la memoria di questa certezza anche solo per qualche minuto, considerando i mesi, quando non gli anni, in cui questo minuto si e’ svolto. Un’altra serata completamente da solo, cosi’ come desidero essere, rende la mancanza dei bambini, che in principio e’ anche utile, ferocemente dolorosa. Le mie percezione sono acutizzate dalla distanza. Il mio incisivo nuovo di zecca rimane una presenza aliena anche poco prima di dormire.

17 febbraio 2003

“Quanto ai suoi sgomenti, di cui so così poco, vorrei pregarla, se la sua amicizia me lo permette – di non abbandonarsi alla tentazione centrale, la sola che il demonio possa realmente travestire da moralità: quella dei bilanci e dei programmi. È con passato e con futuro che egli tenta di irretirci ogni giorno, mentre proprio e soltanto il giorno è la sola realtà, il solo compito, la sola cosa di cui siamo responsabili. Ed è anche tagliando fuori ieri e domani che potremo stabilire il silenzio, l’attenzione perfetta, in cui parli la vera necessità della nostra anima; anima, dico, non io (che quello è sempre occupato – appunto – con l’ieri e col domani)”
CC

La placenta di Ferro, così come a suo tempo quella di Greta, è stata affidata, con preghiera di protezione e conservazione della memoria al grande albero nel parco di Mirano. Bagolaro(?) Acer Platanoides(?). contiamo di poter tornare e ricordare da dove questo bambino è venuto, perché, e anche come, per molti anni a venire.

17 febbraio 2002

Una visita da Francesca per un inaspettato ottimo pranzo, sono molto lucido nel descrivere i miei progetti e i miei desideri, ma naturalmente credo che quello che comunico siano i miei sciocchi fallimenti. È molto speciale il modo in cui Francesca può ricordarsi di me, delle mie relazioni, dei momenti, tanti che abbiamo passato insieme da vent’anni in qua. Ed è divertente osservare quale sia la percezione che lei ha della interpretazione del ricordo di eventi immaginari. Credo che per me sia molto consolante sapere che le poche persone che possono tentare di ricostruire per descrivere la mia identità siano tutte molto confuse. Io non ho vecchi amici, ma qualche collega da qualche parte c’è, qualche amante forse, e qualche figlio. Non ci sono troppi ostacoli per dissolvermi.

Molto gradita, in modo perfino insolito, la visita di Rocco che ha passato la notte all’albergo dell’aereoporto, Francesca lo ha rivisto dopo dieci anni forse, ed è stata naturalmente impressionata. Rocco sta dimostrando grandissime doti a sostegno e consolazione del suo giovane padre, e si sa quanto ne ho bisogno adesso. La sua visione, un po’ per necessità un po’ per qualità, è pura e semplice: quello che mi sta accadendo è giusto ed opportuno, e devo solo tenere in alto il cuore. Sembra simile a quello che Franco mi dice ancora: se ho lavorato, raccoglierò i frutti, altrimenti no. Per quanto possa non essere molto probabile e un po’ ingenua, questa versione mi pare corretta e mi fa molto piacere che sia condivisa, e anche con una certa serenità da due delle persone più vicine. Comunque, se i figli restituiscono cio’ che ci meritiamo, da qualche parte devo aver fatto un buon lavoro. Grazie, grazie, grazie.

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