Ho avuto un grave torto, e ho fatto un grande errore, a ventiquattro anni: ho creduto davvero che fosse possibile, oltre ad avere una moglie, comprare una casa, qualche libro ed un pianoforte, poter continuare a passare la mia vita a studiare, osservare, comprendere.

Invece mia madre aveva bisogno di assistenza, mio figlio di aiuto. Così i miei viaggi sono finiti, il sostegno che ho potuto dare e ricevere dall’ambiente che mi circonda, in questo nordest sempre più confuso e meno istruito è stato poco, e perlopiù irrisorio.

Me l’avevano spiegato, i miei insegnanti al liceo, che per dimostrare il proprio valore occorre darsi da fare, spiegare e rappresentare la propria funzione nel mondo. Me l’avevano detto che sarei finito in qualche ufficio buio se non avessi affermato la mia posizione. Non posso dire che non lo sapevo.

Così ora, dalla mia cantina riparata e silenziosa, assisto allo spiegarsi di una realtà banale, profondamente prevedibile, tutta svolta all’interno di un minimo comune denominatore che mi allontana dalla avvilente e depressa compagnia dei miei vicini.

mercoledì, 14 febbraio 2007

Come avete vissuto la vostra crisi di mezza età?

Stamattina pensavo alla mia, anzi alle mie ché ne ho avute diverse. Come si fa a riconoscere una crisi di mezza età? Dal fatto che non si può tornare indietro, si è superato il punto di non ritorno, e poi dalla sensazione che ci rimane da vivere tanto quanto abbiamo vissuto. Naturalmente è una cosa molto intima ma la sensazione è molto comune, tanto che è una specie di clichée e c’è pure una notevole letteratura a proposito, si tratta di un buon momento in cui morire sarebbe facile.

Durante la mia prima crisi di mezza età, a ventidue anni, mio padre si ammalò tanto da morirne, nacque il mio primo figlio, cambiai città, lavoro, amici, amanti, naturalmente interruppi lo studio all’università. La dimensione in cui entrai era incredibilmente più volatile, meno intensa e attraente di quella che lasciavo, ma avevo una nuova moglie, un bambino splendente e la mia volontà sembrava all’altezza della situazione. La città in cui mi ero trasferito era quasi completamente incomprensibile e comunque lavoravo lontano da casa.

Durante la mia terza crisi di mezza età, vent’anni dopo, fui bruscamente licenziato da un’impresa che avevo progettato per due anni, avviata insieme ad un amico che mi aveva trattato come un fratello, cambiai città, amanti, naturalmente nacquero altri due bambini. Il mio reddito personale crollò, i miei vecchi amici si eclissarono, solo mio fratello e mio figlio sembravano intuire quello che era successo. Ma avevo una nuova moglie e la mia prima splendente bambina, e alla fine dell’anno un buon paio di aziende felici di assumermi.

Ora i segni che una nuova crisi di mezza età si sta realizzando sembrano palesi a molte delle persone che mi possono ascoltare (e leggere evidentemente). Adesso nessuno mi chiede più nulla, posso sparire per giorni senza che nessuno se ne accorga, il silenzio e il tempo a mia disposizione sembrano sufficienti, l’assenza di amici è un sollievo e le donne ed il cibo sono solo piccole distrazioni senza peso. Nella mia lunga vita ho sempre saputo di avere molti anni da vivere davanti a me e le cose continuano a non cambiare mai, sono sempre lo stesso, ogni giorno in un mondo diverso.

martedì, 14 febbraio 2006

La natura dell’immagine che incontriamo nello specchio quando abbassiamo le difese abbastanza da riuscire a vederla é più vicina alla nostra stessa natura di quanto non sospettiamo? O viceversa, quello che crediamo di essere, e che trova così poco riscontro in ciò che gli altri vedono, sostituisce il nostro essere naturale progressivamente, incrementalmente?

14 febbraio 2004

La giornata, che avevo previsto del tutto distesa ed impiegata per regolare un po’ dei nostri affari personali, si svolge solo parzialmente in questo modo: dopo la mattinata con i bambini a Mestre, in cerca di modi efficaci per compensare la nostra enorme fame di affetto, a pranzo in un vero ristorante, molto gradevole ed equilibrato infatti, da soli io e la femmina piu’ affezionata che ho incontrato in questo secolo.

Appena fatti gli ordini ci rendiamo conto, abbastanza penosamente, che queste uscite davvero ci mancano un po’. E’ anche piuttosto evidente che un lungo periodo straordinariamente impegnativo dal punto di vista emotivo si sta completando e che ci attendono davvero molte nuove prospettive.

Stefania e’ un po’ stanca e annoiata per questioni d’ufficio, ma rimane la brillante mente semplice che amo tanto, e la sua compagnia e’ insostituibile nella mia frammentata e dolorosa vita emotiva. I bambini riempiono tutti gli spazi che qualcuno meno anziano di me soffrirebbe a vedere invasi. Io per conto mio sono in adorazione estatica, di fronte a ciascuno dei due, perche’ sono un omino piu’ anziano di quel che puo’ sembrare.

14 febbraio 2003

why do interviews?

1. Interviews are a pointed stick for the interviewee to:

i) Reflect on their aims;

ii) Consider the degree to which these aims are in process of being reached;

iii) To clarify one’s personal & professional process.

2. To present one’s work to the public.

3. To tweak & unfix public expectations.

4. The interviewer provides a field of energy which enables the questions to be answered.

5. The interviewer might present an unanticipated question (but unlikely).

Notes on interviewers:

1. Almost no interviewers have real questions.

2. Almost no interviewers know what a real question is.

3. Almost no interviewers know how to ask a question, even if the question is close to being “real”.

È notevole, impressionante, a volte perfino imbarazzante la fiducia che Enrico Fragiacomo ripone in me, come se la sua vita non riuscisse a diventare qualcosa, e la mia si. Più probabilmente ancora non capisco bene quanto anche gli altri, e non mi sento di escludere nessuno in questo, siano totalmente, in maniera profonda, confusi e anche la loro memoria si trova ad essere parzialmente cancellata. Lo stato delle cose, è facile, si trova in condizioni molto peggiori di quanto si possa immaginare, e anche molto migliori naturalmente.

Ma l’ansia, direi l’angoscia, in cui tutti siamo immersi ha ben motivo di esserci, tanto quanto noi abbiamo motivo di lasciarla andare.Un tanto per notare l’appuntamento con mr. Patterman a Trieste la settimana prossima. Un pezzo grosso della UE che probabilmente passerà inosservato data la natura informale della visita a mr. Hassan della TWAS.

Ma penso che un incontro con questa persona p ossa essere molto fruttuoso visto il campo in cui è così visibilmente impegnato: lo sviluppo sostenibile, il mio materiale del futuro. Tutto è cominciato a Luxa naturalmente, e molto prima anche, ma la definizione del mio campo di interesse di allora mi pare ancora quella dell’interesse comune, in termini di quello di cui la gente ha bisogno davvero. Perciò sotto con questa mia naturale disposizione alla visione interattiva, alla visione interiore, alla reciproca illuminazione.

14 febbraio 2002

Una giornata più serena sembra e così mi lascio respirare meglio. Questo mio purgatorio somiglia sempre di più ad una convalescenza che a una malattia, ma la cosa certa è che la mia vita davvero non sarà mai più la stessa. La mia e quella di molti altri, ai miei occhi. Le cose che sono accadute l’anno passato erano rimaste a maturare per almeno quindici anni, eppure ci hanno messo molto poco a realizzarsi.

Il 30 aprile del 2000, appena terminata la registrazione dell’ultima puntata del mio programma a telequattro, dopo che Elsa Fonda ha letto le ultime righe da “la radura” di Marisa Madieri, la moglie di Claudio Magris, ho sentito molto definitamente che un’altra grande parte della vita di Satsko era conclusa, spero completata, certo finita. La mia affermazione a proposito, il cui significato deve ancora essermi chiarito, fu che la morte non sarebbe stata sorprendente in quel momento.

Accettare il nuovo incarico proposto da Angelo, lasciare il mio ufficio dopo sette anni, accettare l’amore di Federica e lasciare il mio posto vicino a John Wilkinson sono state cose facili quanto inevitabili in quel momento. Adesso pare che la mia nuova vita con Greta, e la sua mamma, siano quanto di meno accettabile per chiunque, ma sono la mia unica nuova vita, l’unica in cui riesco a sentirmi vivo e presente. E credo davvero che siano la volontà di Dio, inaspettata e così profondamente accettata.