Prendiamo le nostre decisioni fondamentali a sedici anni, poi ci sono ritocchi, evoluzioni e, se abbiamo scelto con i piedi per terra: adattamenti intelligenti, continue revisioni formali, affinamenti e raffinamenti. Ma continuiamo, nel migliore dei casi, a perseguire ciò che abbiamo deciso allora.

I miei libri a quell’età corrispondevano a ciò che avevo davanti, non sono mai stato un sognatore. Incontrai i maestri di cui avevo bisogno, mi nutrii delle loro esperienze che non prevedevano la velocità, l’aggressione, la concorrenza. I miei vestiti a quell’età erano confortevoli, economici, belli. I miei desideri a quell’età erano sensati, importanti.

Ho sempre pensato, da allora, che il mio dovere fosse andare dritto per la mia strada: vedevo una realizzazione competente, opportuna, possibile, per me, per il mio lavoro nel mondo. Gli strumenti di cui ero apprendista sono ancora utilissimi, provvidenziali, acuminati. Sono un uomo qualificato, ora.Diciamo che entro qualche anno, diciamo entro i ventiquattro, il mondo ti deve vedere, riconoscere, sostenere. Una laurea, un premio, attrezzatura per il viaggio e l’esplorazione te li deve fornire un mondo che di te si nutre e che di te ha bisogno. Poi ti occorre una moglie, ti occorre il supporto che la comprensione ti fornisce, quando il mondo ha altro cui pensare.

martedì, 13 febbraio 2007

Imago interna

Credete alle vostre visioni? Come misurate quello che vedete in relazione a ciò che i vostri vicini vedono? La nostra percezione dell’ambiente è determinata da ciò che sappiamo, da quello che siamo in grado di comprendere, di riconoscere come nostro, il nostro ambiente è quello cui sentiamo di appartenere. Mentre familiarizziamo con nuovi modi, astrazioni, modelli, scale, la nostra percezione muta, a volte senza che possiamo notarlo.

Non sappiamo quasi nulla della luce. Proiezione o vibrazione? Eppure pensiamo tutti di vivere in piena luce, il mondo come lo conosciamo è qui davanti a noi, più o meno ordinato, più o meno compreso. Le immagini illuminate a cui siamo esposti sono oggettive, no? Ma esiste una sensitività che si spinge oltre quello che siamo abituati a considerare l’oggetto dei nostri sensi, senza uscire affatto dal dominio dei sensi, in effetti.

La scienza, che consideriamo incaricata di dimostrare in modo completo quello che tutti pensiamo di saper vedere, si è spinta a considerare una vera e propria esistenza multidimensionale, non come teoria soltanto ma come stato di realtà. La differenza sta nel vedere. Le particelle lanciate a velocità indefinite negli anelli di luce dei fisici sono percepite statisticamente, come risultato di urti energetici, nondimeno vengono considerate “reali”.

Di cultura sono uno scettico, non ho mai creduto a qualcosa che non ho udito, visto, odorato, gustato, toccato. Ma non ho difficoltà ad affermare che oltre a parlare di quello che so, parlo, tra amici, anche di quello che intuisco, immagino, avverto. Questo fa di me un ingenuo? Non lo so, forse è così, ma posso dire, tra amici, che le cose che ho udito sono reali, eppure molte delle cose che ho sentito molti amici non le hanno mai udite. Quelli che odono le stesse cose che odo io non sono solo amici, sono compagni, fratelli e sorelle.

13 febbraio 2004

When the disjunction is too great, there are other choices. One of these choices is:

* Do nothing.

* While doing nothing:

* relax

* breathe

* be

* entertain goodwill

* suspend verbal intellectual thinking

* Listen

* Watch

La settimana si chiude in modo decente, senza recriminazioni supplementari, dato il profondo mea culpa che mi son fatto in corso d’opera. Passiamo oltre. Se, ed e’ del tutto accertato, non sono affatto all’altezza della necessita’ e’ anche vero che ne sono piu’ lucidamente consapevole di quanto temessi.

Che un piccolissimo uomo come me si permetta abbastanza prevedibilmente di essere anche controverso, come se ci fosse qualcuno che mi deve qualcosa, mi lascia senza fiato. Sono sempre stupefatto, ed anche in modo illegale, e se non bastasse si lagna ad alta voce, rendendo la sua presenza nel mondo estrememente fastidiosa ed inopportuna.

Ci mettero’ tutto il weekend a raccogliere la pazienza necessaria per evitarmi la lavata di testa che meriterei. Intanto muoviamoci, e ci rifugiamo tra le braccia di chi forse sente la mia mancanza, per motivi misteriosissimi.

13 febbraio 2003

The journal is written as an exercise, to throw light on the nature and characteristics of this creature I inhabit, and a piece of work to develop a practice and discipline. The journal records details of that practice, and my dreams. Much of it touches on other people, their actions, opinions and ideas expressed confidentially to me. All of it is personal, and was not intended for publication.

Era previsto da mesi: la luce che illumina il primo mattino, la musica che accompagna il mio attraversare questo reticolo di strade di pianura veneta, il particolare colore del nuovo mondo che emerge, non sono altro che i segni direzionali di cui ho bisogno. Per questo devo badare essenzialmente a coltivare la mia fede, le sue particolarità individuali, così differenti da ogni inclinazione egoistica, e lasciar andare ogni altra fede non sia in sintonia con quello che vedo, sento, ascolto.

In tutto questo c’è una qualità del tutto fuori dell’ordinario di gioia, speranza, amore. Che riempie le crepe di questo antico pianeta, in cui rischiavo di cadere, e che ora intendo abitare.I miei piccolissimi bambini, così colmi di buona volontà, non sono la causa di queste spettacolari percezioni, ma ne sono piuttosto l’effetto. Nemmeno le mia incrementalmente progressiva pulizia mentale, e fisica, ed emotiva è in sé una vera causa, ma piuttosto chiaramente un altro effetto.

Mi chiedo allora quanto la mia piccolissima esperienza, la mia debole volontà, la mia inconsistente intelligenza abbiano un peso, nel bene e nel male, un effetto, una incidenza su queste visioni che sembrano talmente dirette, distinte, imprescindibili.E che non sia piuttosto quello che sento venire, l’enorme forza che si muove da est, questo numinoso, travolgente amore che non so chiamare in nessun altro modo che determini tutto oltre alla mia impercettibile esistenza e sussistenza.

E come misurare tutto questo insieme alla mia pur necessaria disposizione al servizio mondano in cambio di denaro?

13 febbraio 2002

Sono giorni molto agitati e i miei pensieri si accumulano. Dovrò tornare a lavorare nel mondo e non è questa la cosa che desiderò di più. Per tutta la vita ho lasciato i miei vecchi amici a causa di incomprensioni e di versioni malevole dei fatti, solo così ho potuto sviluppare nuove visioni e guadagnare sempre molto e non mi lamento. Pur non avendo la possibilità di rimpiangere i legami, e gli attaccamenti, perduti, non si può proprio dire però che sia stato facile.

Lo scopo della mia vita, e di tutta la vita forse, è una evoluzione spirituale che renda il mio cuore più aperto e sensitivo. Non mi curo troppo della salute del mio corpo, e probabilmente neppure di quella della mia mente, tutto quello che desidero è avere l’amore dei miei vicini e non posso dire di essermela sempre cavata bene. Posso facilmente dire che mi affido a quella che credo essere la volontà di Dio e che non credo di avere seguito quella che avrebbe potuto, forse, essere la mia volontà, ma non so dire che l’amore di Dio sia il centro della mia vita.

Sono molto in pena per i peccati che ho commesso, che non sono molti, certamente molti meno di quelli che mi vengono attribuiti: Lussuria e avidità sono quelli in cui sono spesso caduto, l’accidia ha reso la mia vita vuota e pesante nello stesso tempo. Non sono mai stato mai stato iroso, né invidioso, sono l’uomo più goloso che esista ma la superbia non mi sfiora.

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