lunedì, 12 febbraio 2007

E’ molto difficile fare un discorso comune sull’età delle persone. Questa ansia per una giovinezza senza limiti mi turba quanto impegna molte persone che giovani non sono più. Vivere a lungo è utile, restare giovani non capisco. In questa straordinaria opportunità per vedere l’invisibile che è la nostra vita terrestre, ci sono momenti sparsi in cui le soglie dell’universo sono aperte, accessibili, disponibili. E’ necessario vivere abbastanza per assistere ad uno di questi momenti.

Per molte persone, forse, io non le conosco, questo momento di senso compiuto non arriva. Per altri arriva a vent’anni, per altri ancora a settanta. E’ difficile saperlo, ma vivere a lungo, a volte, vale la pena.

La nostra esistenza fisica ha uno scopo chiaro e tondo: dare luogo a nuovi veicoli per le anime ansiose di venire al mondo. La nascita dei nostri figli, anche quando avviene fuori dalle condizioni ideali di età e di sentimento, sono la più straordinaria esperienza fisica che possiamo avere, qualcuno dovrebbe spiegare alle femmine che è così anche per i maschi.Il nostro destino spirituale invece è molto più impenetrabile, la costruzione della dignità della nostra anima sembra infrangere ogni regola elementare dello stato universale.

Non c’è, nella mia esperienza con le persone, un processo meno probabile della costruzione della dignità dell’anima. Ugualmente non c’è nient’altro per cui valga la pena di vivere. La dignità immaginaria è un inferno in sè e la sofferenza provocata da questo stato è quasi del tutto inutile. Se non è una indicazione di moto.La nostra comunità garantisce la nostra posizione nel mondo, la certifica, la sostiene.

Per questo chiede molto in cambio: a parte l’adesione ad un modello culturale, che per quanto complesso tale rimane, esige un linguaggio convenzionale, tacite adesioni legali e morali. Ogni deroga al legame che ci tiene uniti alla comunità implica un tributo, ed un vantaggio. Semplicemente ci sono cose che sono possibili solo all’interno della comunità, altre che sono possibili solo fuori di essa. Si tratta di priorità.

12 febbraio 2004

When the disjunction between what we see & hear, and what we believe we are seeing & hearing, becomes too great, analytical mind presents us two choices:

1. What I see & hear is untrue;
2. What I believe I am seeing & hearing is untrue.

Quale sia il nostro compito individuale in questa particolare zona di tempo e di spazio, su questo pianeta, non sara’ facile ci venga dato, in uno stato di coscienza usuale perlomeno, e questo e’ vero per ciascuno di noi. Cio’ nonostante una certa unita’ fra aspirazione, modo ed persistenza d’intento, modo e logicita’ di linguaggio, forse prima che muoia riusciro’ ad intravederla, in questa buffa creatura che abito.

A volte la sorpresa sta tutta nell’essermi identificato con egli stesso, il buffone, e forse in quei momenti tutta la saggezza cui posso fare appello emerge, aggiungendo nuovo materiale al cumulo della mia perplessita’ su me stesso, sulle mie origini e la mia destinazione, sull’intera natura delle cose che ho in dote e sull’intera caratteristica della cultura di cui sono imprenditore. Se fossi un cavaliere direi: si vada oltre.

Invece sono un teppista, villano ed arrogante, e mi giro e mi rigiro su me stesso, per pura celia, senza costrutto se non la mia beatitudine. Quarantaquattro anni fa di questi momenti d’ozio cominciavo gia’ a godere, nato in una piccola famiglia disastrata, in una piccola casa disastrata, e di assoluta pace ed indifferenza gia’ facevo sfoggio.

12 febbraio 2003

Il mio compleanno, di nuovo, uno di quei giorni in cui non lavoro, posso mangiare quello che voglio, come quando non ho niente da festeggiare ma mi concedo ugualmente una bottiglia di verduzzo, di torcolato, o di chateau d’yquem a seconda del momento storico, ed in cui c’è sempre, inevitabilmente, un po’ di tristezza in più.

Il mio compito per quanto riguarda quest’uomo, della cui vita sono troppo spesso solo spettatore, è determinato dalla sofferenza continua implicita nella visione di ciò che potrebbe, dovrebbe, vorrebbe essere. E da quello che invece è.La mia relazione con i miei insegnanti è il punto focale in questi giorni, ricevo note poco chiare, o forse solo poco comprensibili da parte loro.

Finalmente notizie ufficiali da Marko, grazie a Maurizio Martinelli, e guardo avanti nell’impaziente attesa.Quello che questo pover’uomo si attende, in affetti, è che il suo piccolo lavoro, senza peraltro un impegno che valichi un po’ i soliti limiti della sua accidiosa disposizione al lavoro stesso, abbia ripercussioni notevoli, riconoscimenti superiori, e che faccia emergere nuove domande.

Non intendo bene perché tali aspettative prendano così interamente il suo cuore, mi sfugge la sua inclinazione a sciocche illusioni. È curioso comunque che questo in passato sia spesso avvenuto, per motivi davvero misteriosi, e quindi mi provo ad essere paziente e amichevole con lui, che è un’uomo istruito, in fondo.

Continua il processo di adattamento al nuovo stato di Stefania, mamma impegnata, brevi momenti di turbamento attraversano la sua giornata e chi altro potrebbe essere oggetto delle sue persecuzioni? Niente di male, o che comunque non possa essere compensato da una dolce, casalinga sonnolenza. Il nostro futuro non è certo, ma il nostro presente è delizioso, vorrei che molti potessero dirlo.

Una strana cena con questa mia famiglia un po’poco comprensiva, ma la mia bambina è deliziosa e la serata ha un sapore molto gradevole. Forse la torta era per me?

2002-02-12

Uno splendido, dolcissimo, generoso, messaggio di Toni per il mio compleanno.Quarantadue anni fa sono venuto al mondo in un antico casone da pescatori a Stramare, vicino a Muggia, nella parte più occidentale di quelle che erano conosciute fino a pochi anni prima come le province istriane d’Italia, figlio di profughi istriani appunto.

Mio padre e mia madre avevano da poco lasciato il campo profughi di Padriciano, sull’altopiano carsico dove mio nonno materno aveva combattuto nell’esercito imperiale asburgico e appena arruolato ha vissuto la battaglia di Caporetto, da vincitore. Tedesco fino all’osso. Mio padre aveva deciso di farmi venire alla luce nel casone in cui suo padre, mio nonno, viveva con la sua nuova compagna e i figli di lei.

L’anno passato l’ultimo di questi figli a rimanere vivo mi ha detto di avere sempre considerato mio padre come suo fratello: mio padre non disse mai nulla del genere, non a me almeno. Quest’uomo, Giuseppe, possiede un grosso battello da turismo con il quale organizza crociere locali per diverse decine di turisti. Mio padre è morto nel 1985 a cinquantadue anni lasciando me, mio fratello e mia madre senza un soldo e senza più una casa.

Greta cresce a vista d’occhio, è fin troppo piena di energia e quindi ha qualche difficoltà a dormire e a stare tranquilla, vuole mangiare in continuazione e così ha qualche problema a digerire, le nostre notti sono un po’ agitate.

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