venerdì, 09 febbraio 2007

Come si organizza una mostra d’arte?

Meglio: perchè le opere d’arte vengono esposte, quale intento ha la loro esposizione? La domanda mi fa venire in mente certi giornalisti che non sanno nemmeno di essere parte di un sistema ideologico, di una attitudine metodologica che a loro naturalmente sembra quella giusta, se non l’unica. Un curatore usa un sistema di organizzazione che è adatto ad una di queste ideologie, consapevole o occulta che sia, spesso in modo strumentale e niente affatto trasparente.

Qui da noi in Friuli di recente ci sono state due orribili mostre, non solo insignificanti ma maleodoranti, insulse, prive di ogni connotazione culturale e malamente ossequianti il mercato: Infinite Painting a Passariano e Warhol’s Timeboxes a Trieste. Poche voci levate a scandalo (Il Giornale dell’Arte) dimostrano solo l’irrisorietà dell’azione. Ma il denaro speso (pubblico in tuttedue i casi) è stato molto, e lo scandalo c’è. A Villa Manin l’organizzazione è di Francesco Bonami, direttore del MCA di Chicago da cui gran parte delle opere provengono, in una profonda affermazione di suddittanza.

A Trieste si è trattato di una semplice importazione di un pacchetto già visto in altre parti d’Europa.Così come a teatro però il pubblico determina il successo e la condanna di un evento, anche le mostre dovrebbero essere recensite, commentate, una cognizione di causa dovrebbe essere acquisita, dal pubblico che si prende la briga di pagare il biglietto. Questo non mi pare succeda e da qui la mia domanda iniziale, qual’è l’autorevolezza necessaria per curare e promuovere una mostra? Nelle arti visive l’unica gerarchia rimasta è quella del mercato, che non può che far venire i brividi ma almeno è una lista di priorità, di cui abbiamo bisogno.

Quando visito la chiesa di San Sebastiano a Venezia, massimo contenitore dell’opera definitiva di Paolo Veronese, non mi faccio questo tipo di domande. Da qualche anno la chiesa è stata riaperta, in fondo a Calle lunga San Barnaba, dopo diciotto anni di chiusura. Quando mi siedo nello spazio per il quale le opere sono state immaginate, ché da lì non si possono muovere, la questione nel suo insieme mi pare addirittura oziosa. Ma queste file con panini e scolaresche per vedere i grandi classici della pittura moderna?

giovedì, 09 febbraio 2006

“Non intendono gli uomini questo discorso che è sempre, né prima di udirlo né quando una volta hanno udito, e per quanto le cose si producano tutte secondo questo Discorso, è come se non ne avessero alcuna esperienza, essi che di parole e di cose fanno pure esperienza, identiche a quelle che io espongo distinguendo secondo la sua natura ogni cosa e mostrando come è: ma agli uomini sfugge quello che fanno da svegli, e di quanto fanno dormendo non hanno ricordo.”

Eraclito d’Efeso

9 febbraio 2004

One the real joys in my life, and I use real without quotation marks, is straight, direct conversation with someone who is discussing real issues. Like, life and our living of it. Clean, straight, real. I feel stronger & cleaner, whenever a transaction like this takes place. In a straight exchange, where there is no manipulation or axe to grind, there is an equality. Face to face, person to person. I am thee and thee is me.

Una particolare giornata che comincia con l’accompagnare Stefania e i bambini in stazione, e quale speciale dolore questa azione implica. Greta e’ un po’ stordita ma molto comprensiva con questo suo vecchio padre che si comporta in modo cosi’ imprevedibile. La assoluta simpatia, nel senso di precisa risonanza tra me e lei che sfiora l’elisione reciproca dei sentimenti, sara’ la liason che determinera’ la sua vita, e la mia, per sempre.

La relazione che lei potra sviluppare con me sara’ sempre relativa a questo unisono, e tutto dipendera’ dalla sua personale capacita’ di rapportarsi a questo. Intanto mentre me ne scendevo dal treno lei diceva: “ma no, ma no” ed io non sono preparato a questi distacchi continui, nemmeno dopo ventisette anni di pendolo fra Venezia e Trieste.

Sistemata la mia provvisoria protesi dentale da Flavia, la sorella di Toni, il resto della giornata in ufficio scorre veloce tra lettura e scrittura, dimensione semiprofessionale in cui sembra io sia destinato a passare gran parte della mia futura vita ufficiale

9 febbraio 2003

Indistinte, scintillanti e pigre giornate domenicali in casa, a sonnecchiare senza particolari turbamenti, la mia vita scivola dolcemente verso una precoce senilità. Non c’è niente come la domenica per far emergere la mia vera natura, se mi chiedo, di domenica, che cosa voglio veramente, la risposta è una buona bottiglia di vino ed un divano comodo.

9 febbraio 2002

Una sfuggente tensione verso il non detto, in questo consiste la parte non desiderata del mio isolamento. Ed è una situazione pericolosa ragazzi. Non c’è nessun dubbio: ho spesso indugiato nel parlare senza ascoltare abbastanza e questo porta molto facilmente verso il parlare troppo, ma questo è un punto minore.

Quello di cui si avverte maggiormente la presenza è proprio il non detto, quello che spesso non è affatto scontato. Non posso fare a meno di pensare ai lunghi momenti che da sempre scorrono nel più totale silenzio in questa mia vita nascosta. Spesso la vera gioia che così spesso ho provato è arrivata proprio in questi momenti.

Ed il silenzio, ed il suono, e quegli speciali profumi che vengono dagli oggetti dimenticati o rifiutati. Tutto quello di cui ho bisogno è uno spazio solitario e molto silenzioso. E ho passato un bel po’ di tempo in questi ultimi anni in mezzo a quelle che per me sono autentiche folle, immerso in un mondo che mi riguarda ed al quale appartengo così poco.

Perché? Solo perché mi è stato chiesto, e richiesto, di farlo. Forse qualcuno ha pensato che la mia sanità mentale fosse minacciata, forse che sarei stato utile alle persone per cui ho parlato, forse perfino che il mio lavoro sarebbe stato utile per fare soldi. Ma non parlavano dei miei soldi, e adesso, solo adesso, la mia sanità mentale è stata messa in grave pericolo.

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