lunedì, 05 febbraio 2007

attese e pretese

Intrappolato dalle aspettative, questo sono sempre stato. Il potenziale espresso da molte delle persone che ho incontrato è stato schiacciato, avvilito, represso dalle aspettative altrui. Se le aspettative sono che la storia si ripeta uguale a sé stessa, io davvero non sono in grado di comprenderle, da dove si ricava l’ispirazione per immaginare una esistenza così vile?

Quello che comprendo è l’attesa, non la pretesa. Gli umani promettono, questa è la loro propria caratteristica etologica. Io ho sofferto con i miei amici molto più che con i miei committenti, con le donne che ho amato molto più che con i loro figli. Qualcosa si insinua, nelle relazioni umane, a interrompere l’accordo che sarebbe naturale. Non conosco la soluzione.

Io non cerco soluzioni, l’accordo che risolve toglie qualcosa alla composizione se sono io a doverlo suonare, intendo lasciare all’ascoltatore tutte le sue responsabilità e così finisco per lasciargli credere quello che vuole. Questo provoca una rivolta da parte dei miei corrispondenti, anche da quelli che dicono di amarmi, che va al di là di qualunque lecita attesa. Anche perchè le aspettative non sono mai lecite.

Così mi trovo a volte ad essere abbandonato per manifesto tradimento, dopo colpevole seduzione. Non ho mai tradito nè abbandonato le persone che ho amato, quelli che ho amato meno sostengono che mi sono adoperato per farmi abbandonare. Lo ammetto in segreto: essere abbandonato mi procura sempre un certo sollievo, perdo dieci chili, riacquisto spazio personale, godo molto, la mia vita è molto più facile.

5 febbraio 2004

La settimana continua ad essere piuttosto vuota e stanca, in parte questo e’ dovuto alla delusione delle aspettative altrui, e qualcuno ha bisogno di tempo per riprendersi, in parte al mio personale vuoto interiore, splendente nella sua vacuita’ in questi giorni. La descrizione dello stato delle cose, al telefono la sera con Stefania riesce a deprimerla un po’. L’ultima delle cose che intendevo comunicare. La prima delle cose che devono cessare di esistere nella mia troppo corta vita.

5 febbraio 2003

È delizioso ciondolare per la casa, per il paese, per le strade insieme alla mia dolce moglie che oggi mi confida che chiamerebbe Jacopo il bambino di ferro. Mio povero piccolo innocente figliolo, sei capitato in buone mani. Un veloce incontro per un’altra proposta di vendita su strada, pare che non ho altro da fare in questo mondo, che dire? Accetterò se non mi rimane altra speranza. Anche se questi bimbi non hanno bisogno di andare a scuola, né di ospedali né di “cultura” devono pur avere una casa migliore, no?

Di corsa a Trieste in treno, e scendo a Monfalcone per raggiungere la locale Galleria comunale per un incontro didattico sul design acustico, la psicoacustica, l’assistenza ai conpositori, alla mia età, che cosa buffa. Rocco e Giulia sono gentilissimi e vengono a raccogliere il vecchio padre in cambio di un solo bicchiere di vino.

5 febbraio 2002

Di nuovo in partenza, oscillare in questo modo ha la sua parte positiva, ma naturalmente non trovo più il mio posto. Potrebbe essere una buona cosa per il momento, chissà quanto durerà? Ritrovare le orsette però è una bellissima cosa e vorrei davvero godermele per un po’. Ancora molti annunci di ricerca che non riesco a soddisfare. Penso che dovrei incontrare Alberto ma non riesco davvero a conciliare le cose: come riuscire a vivere appartato e contemporaneamente prendere nuovi impegni? Credo che molte domande resteranno senza risposta ancora per un po’. Adesso è davvero il momento di prendere un po’ d’aria.

18.30 mi chiedo se sia ancora importante che io mi senta compreso in una struttura più o meno larga. Una volta avrei sostenuto che quello che mi occorre sono amici più puliti. Adesso mi occorre essere un amico più pulito, ma non passerò un solo minuto a difendermi. Non quest’anno.