lunedì, 29 gennaio 2007

Una responsabilità di classe

C’è una grossa questione che riguarda la possibilità di massima occupazione in questo paese. Un paese che ha urgente bisogno di innovazione sia sul piano produttivo che su quello gestionale, che si trova in posizione di assoluto stallo sia per quanto riguarda la formazione universitaria che nella educazione sociale della sua classe dirigente. Ci sono poche questioni più urgenti.

In una azienda, ed intendo per tale una qualunque impresa di produzione e lavoro, di servizio, di ricerca e sviluppo, di amministrazione pubblica, sanitaria, di istruzione, c’è bisogno di una responsabilità fondata su principi che non prescindano dall’etica. Questo significa che il modo di comportamento morale ha il primato sul volume d’affari, non solo perchè è giusto, ma anche perchè conviene.

Nella gestione del potere c’è una componente emotiva imprescindibile. La questione che osserviamo è culturale, non naturale e in diversi luoghi in diversi tempi le cose sono andate diversamente. Chi detiene il potere ha una responsabilità che non può prescindere dall’equilibrio emotivo. Molte delle patologie che vedo sono per la gran parte emotive, poi sono anche fisiche, e solo in ultimo cerebrali.

Le femmine di razza umana sposano maschi disturbati emotivamente, ci fanno dei figli e si aspettano che i maschi si prendano delle responsabilità. Questo è singolare. Nella gestione della famiglia si riflette la gestione dell’intero paese, dello stato, dell’universo intero. Non ci sono responsabilità quantitative, la qualità della responsabilità è sempre la stessa.

Ci sono delle opportunità e delle scelte, affrontando le quali possiamo qualificarci come esseri umani. Non intendo certo dire che sia probabile che questo accada. Non tutti possono sciegliere, non tutti vogliono prendersi la responsabilità, ma a volte c’è una apertura. Il potere che gli esseri umani devono usare allora è molto grande. E allora devono trovare un equlibrio.

Nel nostro mondo non c’è una emotività disciplinata. Ci fa perfino scandalizzare l’esistenza di una disciplina delle emozioni, che devono essere lasciate fluire secondo l’estro romantico. Non abbiamo una scuola che sostenga la necessità di comprendere la qualità emozionale. Questo ha ovvie ripercussioni sul nostro comportamento intellettuale e anche fisico.

29 gennaio 2004

Sara’ anche una banalita’ ma davvero di prima mattina l’esistenza su questo pianeta sconosciuto (e diverso) nel quale mi sveglio ogni giorno e’ molto differente. Sarebbe una splendida soluzione, per recuperare le ore di cui sento la mancanza, se ad un certo punto della giornata poi non perdessi i sensi. Rimane impagabile la sensazione di leggerezza e pulizia che solo alle cinque del mattino, ovunque mi trovi in queste mie giornate prive di agganci, sento come reale. E rimane altrettanto imprescindibile la necessita’ di far sentire, a chi mi guarda confuso, le esatte caratteristiche della mia posizione. Se solo le conoscessi, se solo le sapessi comunicare in modo pulito. Rimango disperatamente dipendente da un Angelo che non si trova.

29 gennaio 2003

Knowledge is only part of learning, and often knowledge gets in the way of acquiring a quality and intensity of learning which informs our every gesture. Because we “know” something in our cerebellum, this moist grey instrument driven by glucose and outputting around 25 watts, we delude ourselves that we have a knowing of some practical value. Our education, our learning process, is easily undermined if we entertain this fallacy.

Il mio sonno continua per tutta la giornata, come un incantesimo nebbioso. È una stagione in cui tutte le speranze e le paure sono immerse nella nebbia, come se fossero ammorbidite, inconsistenti, lontane. È la mia stagione, quella in cui somiglio maggiormente a me stesso, così lontano da tutto, e tendo precisamente alla vaghezza che sta così profondamente nella mia natura. Il bambino che sta nascendo emerge nella stessa stagione, precisamente vaga, e molte sono le cose che passeranno lentamente, per osmosi parentale da me a lui, ma non è un bambino che mi somiglia molto, le riflessioni che avverto provenire dalla pancia in cui è avvolto sono così luminose, forse è solo che io so così poco di me stesso.Greta è nervosa e senza pace, naviga nella casa da una stanza all’altra continuamente.

29 gennaio 2002

Il primo mese di Greta alla luce del mondo. Accenna sorrisi, segue bene le persone con gli occhi e ha delle espressioni curiose. Dovrei guardare solo lei. Uno stato d’animo differente oggi ma un continuo mal di testa. Forse sto preparando una influenza, caso insolito. Giovanni mi suggerisce di chiamare Marciano ma mi pare una stupida forzatura: mi pare chiaro che lui sa chi sono e che ho bisogno di lavorare. Chissà se riuscirò a superare queste idee, per ora mi pare che non posso fare molto. Quello che è certo è che qualsiasi cosa io faccia sbaglierò. Perciò devo sbagliare ancora, tenterò di sbagliare meglio. Accettare un lavoro di vendita mi esclude dalla credibilità professionale. Accettare un lavoro da Angelo mi esclude dall’accesso alle nuove competenze di governo: la regione, il comune e soprattutto la casa della musica. Accettare un lavoro da un amico mi impegna in esclusiva. Non mi rimane che scaricare merce di notte, o preparare panini, sempre di sera e comunque per un amico. Yeah.

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