sabato, 27 gennaio 2007

Perchè esporre i pensieri?

Quello che mi interessa nel pubblicare le note grezze, a parte il servizio ottimo che fanno alla mia memoria stando raccolte ordinatamente in un posto solo, accessibile da tutti i luoghi in cui sto, è liberarmene. Probabilmente per qualcuno scrivere in questo modo è terapeutico, nel senso che, molto semplicemente, può riconoscere sè stesso, e magari venir riconosciuto da altri. Per me si tratta di rilascio, l’opposto del contatto.

L’espressione personale mi ha sempre inquietato. Io desidero essere esposto a visioni intime in letteratura, ma non c’è nulla che mi turba più delle questioni personali, che usano cioè l’espressione come l’andar di corpo. Ugualmente la frustrazione che mi deriva dall’essere esposto anche solo un poco a persone sconnesse, paurose, fuori di sè, è insopportabile.

Mi capita, per natura e per cultura, che queste persone amino confidarsi con me. Ci sono molti motivi per questo, di diverso ordine e qualità. Il principale è che sembro solido, stabile, esperto e forte, infine. Il secondo è perchè sono vecchio e sembro saggio, come se l’età significasse saggezza o anche solo esperienza in sè. Il terzo motivo, il meno interessante, non mi riguarda affatto: queste persone sono orfane.

Così raccolgo pensieri senza più il contenitore che li ha generati, li ordino in sequenza e li butto. Non mi aspetto nè auspico commenti. Ora, questa notte di tuoni è frequentata, da individui molto strani in effetti, e sono stato scoperto. Non si può fare niente in rete che si viene scoperti subito, specie se come me si firma con il proprio nome quello che si fa. A voi la mia profonda riconoscenza, senza di voi non funzionerebbe.

27 gennaio 2004

The gates of heaven open to persistence.

Una giornata nuova, non tanto per cambiare, nella quale ho mosso le mani al tavolo di montaggio per ore. La percezione dell’archivio del centro, nel quale mi sono avventurato per trovare immagini di repertorio di base, non e’ chiara: una sindrome ben conosciuta lo pervade, ed e’ quella per cui nel dubbio si conserva. La condizione primaria in ogni archivio video che ho conosciuto e’ quella per cui i nastri sono davvero troppo costosi, vanno quindi riciclati, e quello che ho visto qui finora dimostra che un archivio va progettato, molto prima che conservato, con un certo rigore.

E’ impossibile conservare in archivio cio’ che non e’ ben compreso e quindi ordinabile. Regole che faremmo tutti bene ad applicare in ogni aspetto della nostra vita. Un’altra caratteristica della vita digitale che mi fa riflettere: cancellare trascinando nel cestino e’ probabilmente troppo facile, e per questo e’ spesso facile sbagliare, ma certamente e’ molto igienico, semplicemente molto pulito.

Dei molti passi indietro che devo fare in questa dimensione quaggiu’, i principali riguardano l’eliminazione fisica dei passaggi intermedi. Qualcosa che ho smesso di fare da troppo tempo.

27 gennaio 2003

Mattinata intera al QG, a riflettere sul fatto che il mio posto è là dentro, ad organizzare, contestualizzare, far entrare nel mondo le possibilità che questo mondo non ha. Il pretesto di oggi è la presenza di Alessandro Greco che ci ha portato una raccolta dei suoi nuovi lavori: è interessante per me stare in questa posizione, credo anche che sia stato utile per lui disporsi a raccogliere le impressioni di due persone qualificate e prive di disposizione rapace. Il lavoro è il frutto di composizione (assistita dal computer), organizzazione, ed esecuzione da parte di altri senza che il compositore stesso abbia suonato nemmeno una parte. Non è una disposizione con la quale sono familiare ma sono emerse alcune questioni importanti: quale può (e quindi deve) essere il criterio con il quale pubblichiamo un’opera?

Dobbiamo occuparci di opere che corrispondono:
Alla nostra visione etica, ed estetica, in termini di forma, contenuto, scopo ed intento?
Alla nostra visione della percezione pubblica, nel senso di utilità e piacere, a scopo sociale?
Alla nostra visione a proposito di educazione musicale, in senso e direzione che sono comprensibili?

A proposito della prima una seria cooperazione, tra me, Gabriele e certamente Fulvio, è necessaria in termini di produzione, la sola pubblicazione non sembra avere molto senso. La seconda implica un’intervento, globale e sufficiente, da parte di comune, regione, o forse fondazioni e aziende impegnate. La terza è la più sfuggente ed incomprensibile per me, ma non mi sta meno a cuore.

Credo semplicemente che nessuna di queste componenti possa restare estranea, e certamente occorre pubblicare una serie (quattro? otto?) di dischi certificati, per così dire, da una struttura autorevole; siamo pronti? (dobbiamo metterci a punto, e vederci più spesso).

Il pomeriggio continua nell’apprendimento del software col quale comincio a venire a patti. Una montagna di lavoro comunque, tanto per cambiare.

27 gennaio 2002

Domenica silenziosa e meditativa. Lavoro alla rivista illy, la tentazione di sfoggiare sapienza si scioglie nella sensualità e rende la scrittura piuttosto divertente. Una buona occasione per spolverare Dioniso e Couliano. Il pensiero va molto spesso a Trieste, non è una idea precisa quella che ho, ma la separazione si fa sentire più di quanto immaginavo. Niente di semplice su cui riflettere.

La trasfigurazione della natura nell’arte si svolge quasi sempre in un antinomia: un artista muove dal possibile per rivolgersi progressivamente verso l’impossibile e nel fare questo contraddizioni e paradossi naturalmente emergono. Esiste una chimica, un’ alchimia, della distillazione, che è fondamentalmente processo di conciliazione degli opposti, la quintessenza. Nelle nostre vite musicali la dimensione arcaica , sacrale si manifesta nel silenzio: la presenza ineluttabile, imperscrutabile che avvolge le note e rende palese il loro senso. Una sola cosa, nella nostra percezione quotidiana, mantiene il primato sull’indefinito piacere della sequenza comprensibile di note intonate nel tempo, e questo è il silenzio. I canali attraverso cui abbiamo accesso a questo spazio così inaccessibile e misterioso sono la melodia, ed il ritmo. Prima del pensiero, la percezione diretta. Prima dell’evoluzione, la gioia.

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