venerdì, 26 gennaio 2007

Siete romantici o illuministi?

La diade illuminista-romantico che resse la nostra epoca fu un colossale abbaglio. Il nostro futuro è posato sul superamento dell’intera questione che essendo una monade nella realtà è inscindibile. Un esempio: i maschi della nostra razza credono di essere razionali, amano usare la luce della scienza per giustificare il proprio comportamento non emotivo, ordinativo, politicamente stabile. Le femmine della nostra razza si muovono istintivamente, erraticamente, secondo una non logica sentimentale. Lo so, lo so che vorreste darmi del sessista, ma sapete di cosa parlo, le femmine non sono solo quelle che fanno i figli, i maschi non sono solo quelli che dichiarano le guerre.

Il comportamento umano è fondato su una vibrazione vitale, sulla condivisione del sapere, sulla pace interiore, quando queste condizioni non sono primarie non siamo in presenza di umani. Nemmeno di aspiranti umani, solo di automi programmabili da forze contrarie all’umanità che, potete crederci, sono tante e molto attive, per quanto estremamente stupide. Noi crediamo agli stupidi, sapete quelli che fanno danni senza avere vantaggi? Quelli.

Altrimenti perchè i potenziali umani antepongono la distruzione di un altro alla loro stessa salvezza? Io non sono un pacifista ma sono un piccolo uomo estremamente pacifico. Ciò nonostante ho visto campi di battaglia pieni di terrore e morte, in cui, affermando una qualche giustizia, l’uno cercava il collo dell’altro, per distruggerlo. Sapete chi vince? Quelli che difendono coloro che amano e che stanno dietro di loro. Sapete chi perde? Quelli che odiano quelli che hanno davanti, e li attaccano.

Il mondo illuminista -romantico che abbiamo visto non esiste più. Quelli che lo abitavano sono estinti, consumati, dissolti dall’avidità di potere, di denaro, di immortalità. Non c’è nessuna battaglia da fare, nessuno vuole difendere nulla. Ci sono alcuni spettri che abitano un mondo fatto di ombre, che si muovono in una realtà separata, priva di amore, con il pensiero fisso di far tornare le cose com’erano, sottoposte al dominio della più spaventosa delle delusioni: la ragione.

26 gennaio 2004

Il mio ritorno a Trieste, questa volta in treno in un viaggio quasi al buio ma privo di eventi, e’ faticoso e confuso. Non riusciro’ ad uscire facilmente da questa trappola da pendolare e, se niente puo’ davvero risolvere la situazione, spero comunque che Angelo mi aiuti a trovare un posto per Stefania. Forse ci saranno problemi nuovi per questo, e non riesco a prevederli, ma rimane l’obbiettivo a breve. Una buona giornata in insieme ai miei nuovi colleghi, di cui molti assenti, e sono partite le interviste di Riccardo, motivo per il quale Angelo ha deciso la mia presenza qui: mi pare che ci sia moltissimo da fare per dare loro un tono di immagine degno del governatore. Devo anche rivederle tutte per stabilire quale sia il tono delle sue risposte ed adeguarmi. C’e’ uno strano coordinatore che intende tenermi al suo servizio ma non sono sicuro di capire, devo chiedere chiarimenti.

26 gennaio 2003 

Domenica da solo in casa, nella pace e nel silenzio, interrotto da voci magnetiche ed elettriche che mi sembrano sempre le uniche che voglio sentire. L’intervista di Rudy Linka insieme a Miles Evans continua a colpirmi, per la lucida ferocia che sento tale forse solo perché contiene un bel po’di sane banalità. La candida, perfetta disposizione al pensiero positivo del giovane newyorkish è perfettamente bilanciata dalla saggezza centroeuropea del gentile Linka, dalla Czech rep. Forse è perché mi scambiano per un musicista più o meno realizzato, forse solo perché li prendo alla sprovvista, ma questi dolenti colleghi riescono a tirar fuori grandi motivi di consolazione, e di pena, che spero qualcuno potrà utilizzare.

Procede incrementalmente l’apprendistato nella costruzione di DVD, attraverso dispositivi un po’ traballanti ma che potrebbero servire lo scopo. Sono un poco perplesso in realtà. E resto solo.

26 gennaio 2002

Continuo a ricevere indicazioni molto forti sulla scarsa opportunità di prendere vere e chiare iniziative. La mia sensazione è un po’ quella di essere il leone senza zampe che vive dei resti dei leoni interi, ma forse c’è qualcosa di reale in questo. Il lento ritorno della mia consapevolezza, la maggiore durata del mio momento presente, la rimessa a fuoco della mia memoria, ridanno alla mia vita direzione sempre più precisa ma siamo ancora lontani, probabilmente. Sembra una convalescenza, ma non ricordo la malattia. D’altra parte un messaggio di Diego mi suggerisce che altrove le mie versioni alterate della realtà sono state utilizzate e conservate. O forse che non erano alterate più di tanto. Dobbiamo mettere a fuoco quello che ci unisce: chiarire ciò a cui apparteniamo, forse. Che la realtà non sia affatto chiara davanti ai nostri occhi pare essere una idea piuttosto condivisa comunque e questo può rasserenarmi. Prevedo di rivedere molte facce molto presto, e le espressioni saranno differenti da un anno fa.