giovedì, 25 gennaio 2007

Il senso della vitaI politici, i filosofi, gli storici, i futuristi e i miei vicini di casa spesso affermano che l’umanità è in grande difficoltà perchè noi (aspiranti umani) cerchiamo il senso della vita in modi fondamentalmente incompatibili. Sono profondamente in disaccordo con questa conclusione.

A parlare del senso della vita, lo so, si sfiora il cattivo gusto, ma di recente ho avuto delle prudentissime confessioni da amici che hanno attraversato con successo la ridefinizione della loro vita. Una nuova collaboratrice che è davvero appassionata al sesso, un’altra che confida nella morale cattolica, i vecchi amici che praticano lo yoga, quelli che preferiscono bere, come me.

Non si tratta sempre solo di combattere l’ansia, resistere alle pressioni, lottare contro gli abusi. Si tratta anche semplicemente di digerire l’esperienza, di usare l’intelligenza per imparare ancora. A volte semplicemente tentiamo di mettere ordine nelle nostre vite che stanno finendo, di sistemare i nostri affari.

Farsi una ragione della propria vita è diverso a trent’anni e a sessanta, le urgenze sono minori in un senso e maggiori in molti altri. Ma è anche vero che abbiamo visto scenari diversi a sufficienza per comprendere le differenze, e soprattutto le comunanze. Alcuni di noi hanno avuto un successo maggiore, altri solo in apparenza, ma una cosa la so:

Il senso della vita consiste del sentirsi vivi, umani, connessi ed in pace. Che usiamo il sesso, Dio, lo yoga o l’alcool per avere l’esperienza di essere al passo con noi stessi, stiamo tutti cercando la stessa cosa.

25 gennaio 2006

Stamattina è stato perfettamente evidente come i tre anni passati (ma anche i cinque, ma anche i sette) siano stati la preparazione per l’anno che abbiamo davanti. Strutture cristalline, di luminosa generazione si svolgono progressivamente davanti ai miei occhi: generano un suono che non ho mai sentito prima. Nuove orecchie?

Ma questa nuova onda che mi attraversa ha davvero un carattere oggettivo, e sembra poter risuonare per stagioni intere. È un grande dolore la sofferenza che la stessa onda induce nell’animo degli sprovveduti, che non la vivono affatto come una speranza.

Ma un mondo ormai completamente nuovo è qui, davanti a tutti noi, consapevoli o meno. La resistenza del male consiste tutta di questa inconsapevolezza, che si riduce a poco più di nulla nella luce abbagliante che pervade la mia esistenza intera. Ad oremus.

25 gennaio 2004

La nostra domenica invernale in famiglia ha qualcosa di sorprendente, quasi sempre, ma su una cosa si puo’ contare: il silenzio, interrotto solo da questi bambini inarrestabili. Io preferirei stare a Trieste, per lavorare un po’ almeno nel pomeriggio, ma anche per uscire senza tutta questa nebbia invadente. Ma ricordero’ sempre questo silenzio con una certa nostalgia. Stiamo aspettando una primavera che sara’ qui’ molto velocemente.

25 gennaio 2003

Mattinata di sole splendente, e una piccola ricognizione fino al mare, senza le solite paste dolci e senza il desiderio di entrare nei caffè. Mentre tento di adattarmi alla perdita del mondo che ci scivola tra le mani mi accorgo, ogni tanto, che non c’è che qualche piccolo desiderio a proposito di quello che sembra un film sbiadito e un po’ triste. Mi sento un po’ solo ma è certamente il motivo per cui torno ancora in questa città che diventa ogni volta più inospitale.

Tutti i motivi per cui sono qui stanno su due piani, in cima a via S.Francesco, dove mi pare di avere passato cinquant’anni, e dove ogni mio possesso sembra sul punto di volare via. Mi concentro sul mio mestiere, e sui miei strumenti, perché devo raccontare qualcosa a Gabriele lunedì. Gabriele continua a chiamarmi, anche ora che tutto mi sembra assurdo, e ho bisogno di sapere se ci sia qualche realtà nel suo modo di immaginarmi. È tutto un po’ sfuocato, ma ascolterò ancora per un po’.Accompagno Toni al suo corso, e mi chiudo l’intero pomeriggio, da solo, con i miei nastri ed i miei appunti, a tentare di progredire sulla via del professionismo software.

25 gennaio 2002

Questa inattività sociale può essere profonda fonte di meraviglia: tutta quest’aria che improvvisamente è rientrata nella mia esistenza, tutta l’attenzione e la memoria che ho riacquistato. Può essere fonte di confusione: tutta la dispersione dovuta alla mancanza di scopi quotidiani, tutta la inefficenza implicita nel piacere di lasciar scorrere il tempo, e molta inconcludenza. Può essere motivo di evoluzione del tutto inaspettata: come la nuova percezione delle solite onde quotidiane può rovesciarne la natura. Come i piccoli oggetti di uso comune risplendano nella loro assenza, come le grandi mutazioni introdotte dalla semplice presenza di Greta possano essere motivo intero per una esistenza tortuosa come la mia. La mia presenza accanto a mamma orsa, così continua e fuori fuoco, diventa invece motivo di una certa perplessità per lei: in cosa consiste la mia utilità in questo momento, specie quando dormo accanto a lei lasciata sola con una cucciola così esigente? Il perfezionamento della tecnica di cucina, usiamo pure gli eufemismi, diventa una priorità urgente dei prossimi mesi, ma forse è necessario essere un po’ più indipendenti. Forse che si abbia bisogno di una casa un po’ più nostra?

A volte mi pare di essere tornato indietro di vent’anni.