mercoledì, 24 gennaio 2007

Raccontare una Storia

Pare che abbia di nuovo toccato un tasto dolente. La mia specialità, le diagnosi senza pietà, che essere disumano sono. Ci sono le terapie, le terapie ci sono sempre, spesso sono molto semplici e perciò difficilissime. Le terapie hanno questa caratteristica: vanno seguite alla lettera, senza discussioni. Il terapeuta, a differenza del diagnostico, non è discutibile. Lo scopo è mantenere, o riconquistare, una salute mentale che trasforma il nostro distruggere in creazione.

Tutta la differenza, per quanto riguarda la mente, la fa la consapevolezza. E’ necessaria una struttura di riferimento, un gruppo, una scuola, un mondo a parte. Che sia abbastanza autorevole da poterci ricordare che la nostra percezione del mondo non è distorta. La realtà deve essere percepita interamente, in una visione complessiva che non implica nessun dato, perchè in un altro tempo e in un altro spazio è differente. Tutta la vita a lavorare su questo. Questo fanno gli artisti.

La visione intuitiva della realtà permette la chiarezza di intenti, quello che deve seguire è l’acquisizione di un mestiere, perchè l’urgenza di comunicare con gli altri, nel senso alto, è la vera urgenza umana. Gli artisti lavorano, con uno speciale mestiere, alla comunicazione della propria visione, la quale non è affatto data, ripeto, ma in atto. Comunicare la visione non consiste solo di esprimerla, ma pure di percepirla meglio, interamente. Per mantenere la forza di fare il proprio lavoro.

Per questo un artista partecipa alla creazione di un mondo a parte, che può essere una parte del nostro. Ogni costruzione del mondo è una ricostruzione incessante, ogni visione viene ricostruita, spesso il processo dura una vita intera, nella speranza di godere ancora della visione stessa. Una realtà che chiede questa cooperazione umana nel venir ridefinita, incessantemente. Perciò si può immaginare che la nostra capacità creativa possa essere usata per ricostruire la nostra stessa storia.

Nella Realtà esiste la Redenzione, la quale si poggia sul nostro Lavoro, che consiste di due sole cose: La transustanziazione del’energia con lamentazione o giubilo. La Redenzione si basa sul Perdono, perchè il distacco dalla realtà è il dolore più grande. La comunicazione intera è un processo di per-dono, di chiederlo e di darlo: la riparazione della storia è ciò su cui possiamo lavorare, scopriamo di avere un amico se ci avventuriamo in questa dimensione, la Redenzione è lo scopo del processo.

24 gennaio 2004

Svegli tutti insieme, diverse volte durante la notte ma Dio volesse fossero queste le nostre fatiche. I bambini sono deliziosi e i progressi di Stefania nel mio conforto sono molto incoraggianti. Spero di fare qualche progresso per il suo conforto anche io. Una familiare telefonata da Gabriele continua a gettare luce sui rapporti sociali che ho dimenticato di trascurare, mentre una definizione di sé stesso come “mia interfaccia sociale” illumina di humour essenziale il mio approccio alla giornata all’esterno. Uscendo, con i bambini e Stefania, tento l’ennesima telefonata ad Angelo che però questa volta risponde e promette una cena per mercoledì o giovedì. La giornata continua con una pigra visita al centro commerciale e la visione di qualche film continuamente interrotta. Alla fine dell’anno passato ho stabilito di essere un dipendente naturale, chissà se nella mia natura c’è davvero anche questa impronta da uomo di famiglia. Scherzo: non so affatto distinguere le mie caratteristiche “naturali” da quelle “culturali” ed in realtà non so nulla del “processo culturale” che ho attraversato.

24 gennaio 2003

The creative future is flying by on a frequency band well above my “hearing”. But I can tell it’s there: the inaudible frequencies in the very high band bring “air” into the high & mid frequencies. But presently there is a level of “low noise” which is seeking to cancel out the high overtones. This is unpleasant to experience. Meanwhile, persistence, endurance, and trust in the process.

I have no idea what will happen, other than it will.

La mia fede nello inevitabile svolgersi naturale del mio mondo è incrollabile. La sensazione che qualunque cosa io faccia, intenda, compia nella luce della mia coscienza non corrisponda affatto a ciò che faccio, intendo, compio nella realtà infinitamente complessa della mia semplice esistenza, è precisa.Non che la mia mente accetti serenamente tale disposizione, ma le indicazioni che io ho cercato in termini di responsabilità individuale, le note che ho raccolto, i differenti punti di vista incontrati, e che ho cercato di utilizzare, le culture calviniste e presbiteriane che ho affrontato, hanno spostato poco nella mia percezione profonda, quella emotiva. I colpi che essa riceve sono inauditi, e spesso inudibili dall’esterno, ma qualcosa dentro di me con cui ho un contatto non molto forte sembra determinata. Quello che è certo è che mai nella mia vita sono stato qui. Ed è tempo di lasciare andare.

Come si intuisce non sono molto capace a spiegare, del resto sarebbe sciocco parlarne se non per spiegare a me stesso, ma la questione, che a volte appare bruciante, forse va sciolta ed abbandonata: questo intendo fare.La cosa importante, che rende la mia povera vita più difficile di quanto non sia mai stata, è la totale mancanza di solidarietà intorno a me. Le esagerazioni cui assisto continuamente, riguardo la mia condotta morale, non tengono affatto conto della mia innocenza. Ed è di questa, infine, che non posso fare a meno di dubitare. Non in termini di relazione con la mia coscienza, la quale è serena, ma in termini di rispetto delle percezioni altrui, di ciò che altri profondamente sentono. E non in modo personale.

Molto bello, soddisfacente e speciale, mangiare insieme a Rocco e Greta, con Stefania, a pranzo, in una lenta giornata quasi primaverile. E altrettanto lento è stato il viaggio di ritorno a casa, con la mia macchina guidata da Rocco, dopo la sua visita di leva (?) a Padova ed una breve deviazione, in un clima che mi ha ricordato l’estate del 1980, quando tutto sembrava davvero possibile perché era proprio finito tutto quel che c’era stato prima.

Arrivo presto e cerco di abituarmi a questa casa che muta di forma, colore e sapore ogni volta che ci ritorno, temo sia senza speranza qualsiasi tentativo e mi rifugio nella mia stanza gelida e solitaria.

24 gennaio 2002

Aspetto la chiamata di Angelo, davvero non so che altro dire. È stato un vero sollievo incontrarlo e realizzare che proprio non c’è nessun risentimento da parte mia nei suoi confronti, così ne ho approfittato, abbracciandolo, per riprendermi gli ultimi residui di energia che gli avevo lasciato. La storia di luxa , che deve essere ancora scritta e forse ne varrà la pena, contiene molti elementi utili per la lettura del mio prossimo futuro. Molte cose che sembravano riguardare soltanto luxa ai miei poveri occhi sono invece emerse dal punto cieco che è il mio limite più evidente. La situazione era tale per cui diventava possibile per me, oltre che per chiunque altro si trovasse nell’area, vedere la reale mancanza di qualità del mio agire. Perciò probabilmente le parole giuste erano quelle di Angelo: di questo hai bisogno! Mio povero incosciente amico, così inconprensibile quando più ne avevo bisogno. Nuove priorità, spero, e certamente nuove direzioni: questa struttura non può essere che una dimensione espressiva per quella che non crediamo affatto sia una minoranza, non può essere contemporaneamente fonte di denaro anche se nemmeno deve essere un pozzo. La mia domanda adesso è: come posso essere utile e non è più: quanto devo essere pagato.

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