martedì, 23 gennaio 2007

Una contabilità nascostaIl racconto della propria vita, delle proprie esperienze ed interpretazioni ma anche degli atti e dei fatti, è solo una bugia. Abbiamo dei modelli in mente, più o meno solidi, ai quali tentiamo di aderire. Sogni, immagini, pensieri, credenze, costuituiscono la personalità che crediamo di essere, come se ci identificassimo con il veicolo che usiamo per attraversare il mondo.

La nostra vita reale è un’altra cosa. Lo scopo della vita reale è vedere le cose come stanno, imparare dalle cose come stanno e cambiare la nostra disposizione verso le cose come stanno. Non ci sono altri paradisi ed inferni, nessun altro purgatorio. Noialtri si preferisce una vita diversa. Noi preferiamo credere a ciò che ci piace, negare ciò che non ci piace.

Le cose stanno come stanno e i casi sono due: o non abbiamo accesso alla percezione diretta della realtà perchè non abbiamo i mezzi, fisici, emotivi, intellettivi oppure sciegliamo una versione alternativa, perchè ci troviamo meglio. Una complicazione sta naturalmente nel senso di condivisione con gli altri. Se gli altri vedono una cosa diversa dalla nostra ci sono solo due opzioni: cessiamo di vedere quello che vedono gli altri o cessiamo di vedere quello che vediamo noi.

I problemi tecnici esistono. Non è che si possa facilmente simulare un sistema di percezione nascosto, non possiamo essere proprio regolari nella nostra vita sociale mentre vediamo realtà separate. Nemmeno possiamo osservare la realtà com’è come se fosse un hobby, nel tempo libero che la nostra vita sociale ci lascia. E’ tutto troppo costoso, e noi dobbiamo fare i conti molto bene: Vogliamo la realtà com’è o quella socialmente condivisa?

23 gennaio 2006

Risuona, incontestata, una allusione al modo di essere ricordati. Qualche giorno fa si ricordava qualcuno e mi pareva la solita questione per cui un morto era sicuramente un bravuomo, semplicemente per il fatto che qualcuno se ne ricorda. E penso all’intera questione dell’attaccamento alle figure ed ai personaggi che crediamo di essere e con i quali ci ostiniamo ad identificarci: lasciamo così spesso dietro a noi filamenti che restano attaccati a chi rimane, senza curarci del fatto che questi filamenti possono trattenere noi stessi in un indefinito limbo. C’è una cosa più preziosa dell’esistenza e cioè il modo in cui l’abbiamo condotta. Il modo in cui abbiamo onorato la stessa esistenza, in cui abbiamo fatto ciò che si doveva per completarla, quello che ci siamo procurati dando via tutto.

23 gennaio 2004

A key injunction of discipline is to act always in accordance with time, place and person.

Un nuovo punto di svolta nella mia vita ufficiale: alla ricerca di informazioni per definire la mia posizione, incontro abbastanza facilmente spazi vuoti che immagino di riempire con una facilità che conto il tempo possa darmi, oggi in particolare, di fronte all’ennesima richiesta inutile da parte del “coordinatore”. Molti commenti illuminanti sono emersi di fronte alla mia parziale comprensione. Il mio inventario di visioni documentali quindi, per quanto ancora estremamente frammentario, progredisce in modo soddisfacente, mentre la mia settimana si conclude.

Parto in treno per un rientro decisamente troppo lento, la questione va affrontata solo di fronte ad un aumento delle entrate che per ora non sono sufficienti, ma per ora il peso sembra notevole, aspetto di vedere il ritorno lunedì. La cena con i miei bambini è davvero imprescindibile, spero solo che nulla si metta in mezzo, almeno non a lungo. Gretel cresce senza sosta, e si sposta lentamente verso quella splendida creatura sociale, allontanandosi progressivamente dall’indescrivibile stato di creatura in connessione totale con le leggi celesti, stato nel quale il piccolo bambino di Ferro si trova quasi del tutto.

23 gennaio 2003

It’s time to move on.If we have any grudges, resentments, ill-feeling, even well-based and “honest” grudges, resentments & ill-feeling, it’s time to let go of them and move on. If we have been treated unfairly, and this has never been acknowledged, it’s time to let go and move on.The creative future is so close to us that, if we stumble in allowing it into our lives by seeking to address the past, we will fail the future. If we accept the creative future, the hold of the past will miraculously lessen of its own accord. We will find ourselves part of an unexpected & unforeseeable unfolding present moment, which will through its own process address the “past”.

So, let’s move on.

Ho un solo desiderio, quello di permettere al mio futuro di prendere forma, ed il mio futuro ha forza, consistenza, attrazione, ma non forma. Che sia un futuro informe? Certo che sì e mi chiedo che cosa dipenda da me, visto l’incommensurabile numero di nuovi oggetti visibili ed invisibili che lo invadono.

Un certo disagio stanotte, condiviso con Greta la quale però risolve abbastanza bene con il suo latte. Ma c’è una tensione che devo risolvere tornando alla pratica continua dei miei esercizi. Ancora fastidi all’intestino, ed in bocca, ma la guarigione è vicina. Una telefonata inopportuna ieri sera con Toni, che mi suggerisce che non sono del tutto consapevole dell’imbarazzo e del disagio che provoco. Ma ho bisogno di sostegno, e lo chiedo alle persone sbagliate, anche ammesso che ce ne siano di giuste. Forse non posso affatto chiederlo. Forse ho bisogno di un’altra cosa.

23 gennaio 2002

Curiose giornate fra la pioggia ed il sole. Troppa acqua per uscire, troppo sole per stare tranquilli. Alessandro, il cuginetto di Greta, registra formidabili sbalzi d’animo: è facile guardare i genitori, che non sanno proprio da che parte girarsi, o la nonna, (la stessa nonna di Greta!) che è un po’ arruffata ed incosciente, ma il punto non ha nulla a che vedere con queste persone; credo che sia molto interessante (e utile, e dolce) guardare questo bambino e vedere quanto le sue azioni e reazioni corrispondono a percezioni che riconosco simili alle mie.

Grandi emozioni negli insight, specie la sera, per quanto le condizioni sono tra le meno favorevoli che riesco a ricordare in tanti anni. Qualcosa che ha a che fare con il pianeta intero, e questo è certamente dovuto alla influenza di Marko, diventa avvertibile e addirittura comprensibile. Questi sono mutamenti che vanno oltre la nostra piccola sfera geografica di esistenza, ed è un bel sollievo davvero. Non mi piacerebbe vivere nella zona più difficile del pianeta. Adesso è evidente come si debba leggere gli avvenimenti, avrei voluto sapere qualcosa di simile la primavera scorsa, piccolo uomo cieco e sordo che sono. Anche se Tutto quello che possiamo fare è prepararci.

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