lunedì, 22 gennaio 2007

Non me lo ricordo più

Un giorno, di certo non so quale, io ho perso la memoria. Letteralmente ho smesso di poter acquisire nuovi elementi, di conservarne il ricordo intero ed utile. Ho smesso anche di conversare, di discutere, di scrivere. Il processo di adattamento alle mie nuove condizioni è stato complesso, lungo, infido. Perchè l’ assenza di funzioni così elementari non è semplicemente soggetta alla volontà. La nostra volontà non ha senso senza memoria.

Nella vita pratica non ci sono molte cose che hanno senso senza memoria. La mia attitudine percettiva ed espressiva naturale è crollata, poi le mie relazioni con le persone che si occupavano di me sono diventate surreali, inconsistenti. La qualità sostanziale di queste persone non riusciva a costituirsi come rilevante per me, senza memoria. La incessante meditazione che ha preso il posto della mia vita precedente ha stabilizzato, al posto della mia abituale esistenza, una nuova dimensione.

In seguito le cose non si sono affatto invertite, anzichè riprendere la capacità di memorizzare gli elementi nuovi, anche la mia memoria precedente ha iniziato a deteriorarsi. La memoria ha preso il posto della curiosità, del gusto della novità, della speranza nel futuro, della paura di morire, nel primato della mia attenzione. La mia vita è progressivamente uscita dalla storia, dai ricordi, dal tempo infine. Ho perduto la nozione della mia storia personale, dei miei sogni, del lavoro compiuto fino ad allora.

22 gennaio 2004

Molto, molto mobile il mio stato del primo mattino, e mi avventuro in paesi che mai ho visto prima. La prima considerazione, mentre bevo il mio caffe’ alle 7 a due ore dalla sveglia, e’ tutta intorno alle parole di John Wilkinson, riguardo alla naturale evoluzione delle pratiche quotidiane, in presenza di scarti ed accelerazioni inevitabili quanto spaventose. Da molto tempo i miei esercizi determinano se’ stessi, mentre tutta la mia disciplina e’ raccolta intorno alla perfezione delle virate, delle planate, ad evitare lo stallo dei pensieri automatici, in cerca del percorso favorito dagli elementali, che natura emotiva hanno, e ben distanti dall’essere descrivibili sono.Il luogo in cui mi siedo e’ un luogo che mi corrisponde, che ospita le energie come le ho lasciate, e sul quale, quando ci torno, trovo tutto quel che mi occorre per una percezione molto poco disturbata dall’arbitrario. Il risultato e’ quella che posso definire una serena e imparziale esperienza mobile, appunto.

22 gennaio 2003

The creative impulse animates whatever instrument is made available to it.

Una educazione musicale è necessaria.Qualunque attività umana è fondata su due elementi fondamentali: tempo e tono. Qualunque modo di fare le cose, qualunque organizzazione abbia come scopo l’armonia e l’ordine, prevede come necessarie il ritmo e l’intonazione.

La dinamica della percezione umana, e della espressione quindi, si svolge attraverso due strutture complementari: la convenzione e l’innovazione.Per la convenzione è necessario il possesso delle norme di mestiere.

Per l’innovazione occorre la connessione con la disciplina.
La convenzione è l’intero sistema di norme e codici peculiari di un mondo.

Le norme di mestiere, quando sono comprese e messe in pratica quotidianamente, come struttura di comunicazione fisica ed emozionale, oltre che intellettuale, sono le stesse in ogni mestiere.

L’innovazione è la necessità che si presenta quando il mondo nel quale era possibile muoversi secondo un insieme di norme e di codici, cessa di esistere.

La disciplina, come organismo gravitazionale di percezione e di espressione, flessibile e adattabile, fondata su esperienza ed intelligenza, è un mezzo, non un fine in sé.

La disciplina esperta implica la capacità di muoversi attraverso i mondi, nel tempo e nel tono, senza perdere il centro gravitazionale.

La disciplina intelligente implica la capacità di conoscere, comprendere ed accettare i diversi mondi, di comunicare in modo adatto a ciascuno di essi, di adattarsi alle norme ed ai codici vigenti, senza appartenere a nessuno di essi.

22 gennaio 2002

Mi stanco ancora molto a spostarmi dopo qualche giorno, così mi alzo tardi e la mancanza di regola negli esercizi si fa sentire. Forse la mia intera esistenza è fondata sui miei esercizi del mattino, sono più di dieci anni che li faccio regolarmente. Li ho attraversati insieme a molte persone diverse: di fronte a Robert Fripp nel 1990, a Toni Geballe, John Wilkinson, Andy Moyer, Frank Sheldon e poi insieme con Steve Ball, Trey Gunn, Curt Golden, Cathy Stevens.

I miei esercizi del mattino li faccio da seduto, completamente immobile, e consistono in una parziale, totale o misteriosa ricognizione dello stato in cui mi trovo, da un punto di vista che non è certo personale, per quanto assolutamente intimo. Sono necessari per ricostruire la mia percezione di me stesso dopo la decomposizione della notte, per apprendere informazioni sul mio stato energetico, se Dio vuole sempre in evoluzione anche se lenta e frammentata. Sono indispensabili per la tenuta e la pulizia della mia salute mentale, oltre che emotiva e fisica. Non posso immaginare di cessare di praticarli. E neppure sono parte della mia meditazione che consiste in pratiche differenti di principio.Colloquio di lavoro con un insignificante piccolo manager che vuole incastrarmi, con contratto di esclusiva, in un servizio da fare al posto suo per mantenere alto il SUO stile di vita. Comincio a comprendere a cosa serva questa miserabile questua. Le cose prendono forma.