domenica, 21 gennaio 2007 

Cosa posso desiderare ancora?
Cosa potrei chiedere per me stesso?

Avevo un desiderio quando ho intuito che il mio apprendistato sarebbe durato tutta la vita: di ricordare tutto. Se mai ho pregato per chiedere qualcosa di preciso per me stesso, questo intendevo. La capacità di ricordare quello che ho visto è quella che mi è sempre mancata. Noi tutti conversiamo, discutiamo, scriviamo, nel patetico tentativo di digerire meglio le nostre esperienze, che sono, tristemente, molte più di quelle che ricordiamo.

I meccanismi di rimozione inconsci sono molto più potenti, in effetti, di quello che crediamo. La dissociazione per esempio è un tratto specifico della nostra psiche che ci permette di superare dolori immensi, fattori di stress che sarebbero insuperabili altrimenti, per molti di noi. Tutto questo in fondo, oggi lo so, non è niente di male. Possiamo vedere, ricordare, raccontare sono quello che possiamo sopportare, solo all’interno di questo limite la nostra esperienza cresce.

Il punto è proprio questo: di che cosa consiste una esperienza reale, che si possa definire tale per sè stessi? La mia versione è che una esperienza reale si distingue per l’energia che contiene. Questa energia si rende disponibile nel flusso esperienziale, possiamo sentirne l’odore, il suono, il colore, a seconda delle nostre speciali inclinazioni sensoriali. E possiamo memorizzarle. Ci sono però esperienze difficili da memorizzare perchè non abbiamo potuto conversarne, discuterne, scriverne.

21 gennaio 2004

Una pace speciale, dopo un esercizio mattutino particolarmente luminoso e sereno. La mia vita si svolge continuamente in presenza di miracoli, per i quali non ho molte spiegazioni, ne’ ho bisogno di molte spiegazioni. Rimane un infinito stupore, che permea ogni oggetto della mia giornata, e che spesso mi fa apparire, anche ammesso che io non lo sia, un po’ troppo stupito.

Appare a volte una nozione che accetto senza cadere nella tentazione maliziosa, con umilta’, fino a lasciar trasparire la mia esecrabile ma profondamente autentica ingenuita’: che ci siano dei dati oggettivi davanti ai quali mi pongo in assoluta incompetenza.Le disposizioni possibili sono due: la prima consiste in una comunissima alienazione, di fronte all’evidente follia delle convenzioni arbitrarie, spesso nate morte ma anche quando non sia cosi’, inesorabilmente obsolete. La seconda in una mimesi che puo’ essere di due tipi: l’una cieca, finalizzata a scopi altri, e che mi pare riservata alle persone vuote, esempi ve n’e’ in abbondanza. L’altra, che definirei senza paura la via dell’uomo furbo, che e’ quella che oppone illusione ad illusione, realta’ a realta’, ed e’ caratterizzata da una consapevolezza sufficiente e spesso completa, da una focalizzazione e centratura che traggono il vero nutrimento da fuori della convenzione esaminata, e che percio’ stesso ad essa perfettamente funzionale. Insomma una equilibrata salute in un ambiente anche del tutto malsano, essendo piuttosto probabilmente la percezione del malsano del tutto relativa alla mancanza di salute dell’osservatore.

21 gennaio 2003

If we would rather not own our private behaviour in public, then best behave in another fashion.Una possibilità che mi attraversa la mente in momenti diversi, questa è la mia colpa. Se ci fosse una causa colpevole, in questo specialissimo momento della mia vita nel quale le comunicazioni sono interrotte e quando ci sono sono imprecise, arruffate, deboli, se ci fosse una precisa responsabilità di colpa che io potessi riconoscere, allora ci sarebbero meno enigmi.Ma la verità è che di questa colpa io non so nulla, né ricevo indicazioni a proposito.Esamino diverse possibilità:

I. La menzogna, nella quale potrei essere caduto per la mia personale incapacità di dire, o di sapere, la verità. Anche per malafede, per guadagnare qualcosa che non posso ottenere in altro modo (denaro, accesso a spazi riservati, favori sessuali). Nessuno di questi casi mi suggerisce qualcosa.

II. Il tradimento, che potrebbe essere dovuto ad una promessa, un impegno, una aspirazione non mantenuta. Nei confronti di persone, imprese, amori o semplici incarichi di affidamento che possono avermi riguardato.Non trovo nulla anche se un certo numero di persone intorno a me si comportano come se fosse questo il caso.

Una possibilità riguarda l’abbandono e la trascuratezza, che posso riconoscere, un altro l’incapacità personale di adattamento, che mi sembra data. Ma non riconosco promesse, contratti, dichiarazioni che non ho mantenuto affatto. Ricordo bene invece aspettative incomprese, da me stesso. E so bene che è molto difficile percepire come coerente il mio comportamento generale.

III. L’abuso di potere, che potrei affermare in qualunque tribunale come l’esatto opposto della mia attitudine alla vita, nella quale certamente ho peccato per mancato uso del potere, e certamente delle responsabilità datomi. Mi sembra una opzione della quale mi è molto difficile occuparmi, ugualmente anche di questo sono stato accusato e non voglio scartarla. È facile il caso in cui la mia personale arroganza rende apparente un potere che non c’è affatto. E certamente la mia arroganza ha un certo spessore.

IV. L’abuso, la molestia, la violenza sessuale: sono innocente, profondamente e definitivamente, ma ho un grave torto: la mancanza di pudore. Ho una attenuante: non conosco inibizioni.

V. La mancanza di attenzione, e di consapevolezza, la negligenza nella cura delle esigenze delle persone, l’ignoranza delle norme suggerite nella cura dei rapporti sociali, nella comunicazione diplomatica e la comprensione delle norme segrete sono reati senz’altro ascrivibili a questo pover’uomo: invoco la clemenza di ogni corte. Ma so che la mancanza di amore è imperdonabile

VI. La scadente qualità nella gestione delle risorse affidatemi, potere, denaro ed energia in generale, oltre che la scarsa considerazione delle qualità personali dei dipendenti sono dati. Credo che la cattiva gestione del tempo, e del denaro, indichi molto chiaramente la povertà della mia natura, oltre che la mia scarsa maturità. Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa.

21 gennaio 2002

Tutto sommato devo prepararmi a ripartire, e non è proprio una banalità. Latte di riso di qualità speciale che devo comprare, così compro anche il latte di capra in polvere dalla Nuova Zelanda. Devo raccogliere la roba, i pensieri, alla fine devo rimettere insieme lo spirito. Probabilmente è questo l’effetto della disoccupazione: non è che io diventi proprio pigro, ma l’efficienza standard precipita a livelli mai raggiunti. La verità è che è difficile vivere separato in due posti, quello che mi occorre è sempre dall’altra parte. Questo mio piccolo computer portatile è una tale consolazione: il mio lavoro, le mie carte, l’ordine sequenziale dei progetti, sarebbe davvero molto faticoso senza.La sera parto per Spinea, il mio beetle, i miei dischi, il traffico ordinato e non eccessivo, le mie orsette finalmente. Il piacere che ho di incontrare l’orsa madre è così profondamente sano. E così la guardo e la bacio, mia piccola dolce amata. Abbiamo una bambina che non è sicura di conoscerci.

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