Un giorno, di certo non so quale, io ho perso la memoria. Letteralmente ho smesso di poter acquisire nuovi elementi, di conservarne il ricordo intero ed utile. Ho smesso anche di conversare, di discutere, di scrivere. Il processo di adattamento alle mie nuove condizioni è stato doloroso, lungo, infido. Perchè il recupero di funzioni così elementari non è semplicemente soggetto alla volontà. La nostra volontà non ha senso senza memoria.

Nella vita pratica non ci sono molte cose che hanno senso senza memoria. La mia attitudine percettiva ed espressiva naturale ha subito un forte shock, tanto per cominciare, poi le mie relazioni con le persone che si occupavano di me sono diventate surreali, inconsistenti. La qualità di queste persone non riusciva a costituirsi come rilevante per me, senza memoria. La incessante meditazione che ha preso il posto della mia vita precedente ha stabilizzato, al posto della mia vita precedente, una nuova dimensione.

In seguito le cose non sono affatto migliorate, anzichè riprendere la capacità di memorizzare gli elementi nuovi, anche la mia memoria precedente ha iniziato a deteriorarsi. La memoria ha preso il posto della curiosità, del gusto della scoperta, della speranza nel futuro, della paura di morire nel primato della mia attenzione. La mia vita è progressivamente uscita dalla storia, dai ricordi, dal tempo infine. Ho perduto la nozione della mia storia personale, dei miei scopi, del lavoro compiuto fino ad allora.

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