mercoledì, 17 gennaio 2007

Conforto e consolazione

Non so come dire, conforto e consolazione sono tutto quello che vorrei dare, ma credo anche che siano oggetti che mettono in pericolo il confortato ed il consolatore stesso. Nella realtà abbiamo bisogno di attenzione, non di distrazioni, abbiamo bisogno di evadere, non di attrezzarci la cella. Belle parole eh? e adesso?

Ho attraversato personalmente scuole di strategia in questo senso. Ho in effetti camminato nudo nella neve per mutare la mia percezione di me stesso. Forse si può fare altrimenti, senza tutta questa sofferenza.

Scrivere qui, e leggere anche, è un conforto ed una consolazione per me che ne ricavo piacere come chiunque altro. Mi piacerebbe saper tenere un tono più leggero, vorrei che sorridessimo insieme raccontando la stessa storia ma ho così poco tempo e ancora qualcosa da dire. Le azioni umane, quelle che calore umano trasmettono sono così difficili per me, da esprimere e da percepire, che mi lascio scivolare in una distanza che sembra fredda secchezza. Mi dispiace.

Ma le mie informazioni, quelle quotidiane come quelle più sofisticate indicano che la preparazione necessaria per abitare il futuro è molto più grossa di quella che abbiamo, che la tempesta cui saremo esposti tutti è già in atto.Io desidero per me, per la mia grande famiglia, per i figli dei miei figli, una terra nuova da calpestare.

Io questa terra la sto già calpestando ma ho attraversato pianure di macerie per realizzare che lo stato delle cose è questo. Non raccomando a nessuno di fare lo stesso, spero che sarà più facile ottenere la consapevolezza del nuovo senza farsi sotterrare dalle rovine. La mia non è una speranza, io sono dove vorrei essere. Spesso, però, sono completamente solo, e so bene perchè.

Pare ci sia una battaglia per puntellare le rovine, per salvare le istituzioni, per far rinvenire i morti. Io per me non intendo combattere, mi arrendo, accetto lo stato delle cose nuove come posso. Ho dovuto rinunciare a gran parte della mia memoria per poterlo fare. Sinceramente pensavo che molti lo avrebbero fatto ma non rimprovero nessuno. Sono così poco pratico del tempo necessario perchè il visibile diventi tale. Aspetto solo di vedere i miei compagni sedere nello stesso prato in cui sono seduto io.

17 gennaio 2004

Vorrei che non fosse cosi’ sorprendente questo esercizio di familiarita’ che in questi giorni sto attraversando. Il miglioramento che deriva da una sana domenica tra le persone che amo e’ inarrivabile. Ogni tensione ed ogni frustrazione possa attraversare la mia mente si dissolve nella luce della pura e semplice connessione d’amore. Uscite molto limitate e precise per la squadra piangente su macchinine troppo piccole.

I bambini, grazie alle dimensioni davvero insufficienti dei nostri mezzi, soffrono ogni percorso superiore ai venti minuti e tutta la nostra vita, o almeno la percezione della nostra vita che abbiamo realizzato oggi, si modula su questo. Ci sono due adattamenti possibili: aumentiamo la capacita’ dei nostri mezzi oppure riduciamo le nostre necessita’ esterne. Ambedue le possibilita’ sono praticabili, ambedue ci metteranno in difficolta’.

17 gennaio 2003

We have the right/s to the same degree that we honour the obligation/s which accompany it. The right to free speech carries with it the obligation that our speech is paid for ahead of time. Courtesy may be too much to ask for, but dialogue is contingent upon critical engagement in a spirit of goodwill. Failing that, the alternatives which present themselves hold a lesser appeal for me. To quote the title of a book by Neill of Summerhill: freedom, not license.

Non voglio uscire di casa, non è un piacere scendere in queste strade gelide e sporche. Pur nel freddo invernale la mia stanza privata, che così agevolmente contiene le mie lunghe mattinate, rimane dolce, e confortevole, perché contiene me stesso, invisibile ed indicibile.

Solipsistico è questo mio piacere, forse indegno per un fresco genitore, ma mi sento come se il mio desiderio fosse una vera necessità in questi giorni. Come se non avessi scelta, come se abbandonare tutto e tutti potesse avere un propria liceità, come se non si trattasse di antiche manie di masturbazione ma di ristrutturazione mentale, fisica, emotiva.

E poi che altro? Affrontare miserie e desolazioni solo perché comuni? Tentare sortite di falsa somiglianza, simulare comuni linguaggi, offrire gesti di comunanza criptata? Trovo che sia molto bello che alla mia età io sia ancora in grado di occuparmi di sostanze semantiche, come se le mie scelte, o supposte tali, non avessero avuto completamente luogo così tanti anni fa. Sono un po’ sciocco, e questo rimane l’effetto più evidente dell’isolamento

17 gennaio 2002

One of the hard-won insights from life as the wretched creep & jerk that I am, is that we recognise in others what we know most deeply in ourselves. This recognition may / may not be “conscious”.For example, I am well equipped to detect failings in the human nature of others. So, what does this tell me of myself? If I see greed in another, I recognise this only because I experience greed in myself. If I rarely recognise a quality to be praised in others, what does this tell me of my own poverty of nature? Knowing this, if I wish to learn, I may set up watchers, trip wires, to alert me as I carelessly call out faults in others.

Una notte di affamate urla, la mia dolce bimba ha un caratterino niente male, e sono un po’ intontito. Però sono tornato a svegliarmi presto e le mie sedute sono molto efficaci, se Dio vuole, di nuovo.

Partito per Trieste in macchina un po’ tardi. Vedere l’annuncio sul giornale che dice che la mia macchina è in vendita non mi ha messo molta tristezza, anche perché mi hanno subito chiamato e questo è già un bel cambiamento rispetto agli annunci passati. Così a pranzo da Enrico e Michela (e Emma), un po’ sull’orlo del terrore ma tutto sommato puliti e contenti.

Poi da Gabriele, a parlare con Belletti, il progettista della regia dello studio della Casa della Musica, già incontrato alla fine del corso dei tecnici del suono dove ho insegnato storia della fonografia e psicologia della percezione acustica. Quanto mi sono congeniali queste materie, in un mondo meno dolente sarebbero il mio modo di guadagnarmi il pane, forse.

Poi la sera, al caffè Illy, Diego Cassia, Nico Costa e nientedimeno che Angelo Baiguera, con il quale ci siamo scambiati baci e abbracci senza troppa sorpresa ma in mezzo a qualche sguardo perplesso. Rossana Illy si avvicina di nuovo e Fabio de Visintini mi stringe la mano. La Realtà è proprio quella che stabiliamo sia, in modo cospiratorio, in ogni dato momento.