Giovedì, 16 gennaio 2007

Decifrare il mondo

Ci sono molti modi per leggere la configurazione del mondo, per decifrarla, per orientarsi nelle sottigliezze del possibile. Tra le altre, fra quelle che più spesso intravedo nei miei contemporanei ci sono: il codice psicologico, che devo necessariamente specificare, quello comunicazionale, il più scontato di questi tempi, e probabilmente il meno compreso, quello letterario, incluso quello giuridico e filosofico, quello onirico. Il mio è un codice estetico.

Per ciascuno di questi modi di affrontare il mondo gli altri sono secondari. La nozione psicologica del mondo è forse quella più facilmente comprensibile, dire che tutto è psicologia è più accettabile che dire che tutto è economia politica intendo dire. Ma ci sono modi psicologici, metodi e sistemi molto divergenti e addirittura dissenzienti fra di loro. Gli psicologi se lo dimenticano, molti forse nemmeno lo sanno. Alla superfice delle religioni, per esempio, ci sono strutture di definizione psicologica diverse tra di loro.

Gli umani aspirano ad esperimentare la vita in modi diversi, alcuni di essi hanno inclinazioni molto fisiche e la loro intelligenza, oltre che la loro esperienza, consiste di moti sensoriali, di paradigmi tattili, visivi, uditivi. Comunicare, per questi, consiste di contatto con le cose. Altri privilegiano le emozioni, spesso senza poter distinguere tra le emozioni più alte e quelle che meno possono far intuire la realtà com’è, noi non abbiamo, culturalmente, una importante disciplina delle emozioni.

Certamente il nostro pretende di essere un mondo intellettuale, consideriamo i nostri “valori” il prodotto di un pensiero sofisticato, razionale, laico. Non credo che le potenzialità intellettive umane siano più di tanto realizzate nella nostra società, ma certamente ogni esperienza che noi consideriamo valida è una esperienza mentale, psichica, il suo modo analitico consiste della scienza della mente: la psicologia. Non ho particolari obiezioni su questo se si accetta di constatare grandezza e limiti delle diverse disposizioni.

Per esempio esiste l’interpretazione dei sogni, che, strumentalmente usata per immaginare una tecnica psicoanalitica appena abbozzata, è riconosciuta interessante anche qui da noi. Esiste una disciplina della percezione metafisica fondata su attività molto pratiche, che implica l’astensione dal sesso per esempio, o dall’uso delle macchine più sofisticate. Esiste un ambiente psicologico fondato sulla dipendenza, e non sulla libertà. Esistono perfino ambienti psicologici che implicano la responsabilità.

Ma gli aspiranti umani, come me, che dopo centottantatre anni di vita sulla terra ancora sono persi a cercare il proprio modo di lettura elettivo, hanno un problema di intelligenza. Certo, abbiamo imparato a leggere per così dire, ma tutto quello che riusciamo a vedere è solo quello che c’è scritto, l’intelligenza è un’altra cosa. Sarebbe necessario, per acquisire una nuova condizione, saper leggere anche ciò che è meno evidente, e soprattutto, per conto mio, riuscire a ricordarlo.

16 gennaio 2006

Un grande impegno a realizzare questa onda di tangibili novità. Mentre si recidono le residue connessioni con l’oramai estinto, mi sorprendo ad almanaccare strategie prive di ogni tensione, che nondimeno mi attraggono per la implicita vitalità.

16 gennaio 2004

Una inaspettata evoluzione nella mia posizione provvisoria: il centro di produzione televisiva della regione FVG. Il lungamente atteso mio ingresso nella struttura è piuttosto traballante, non essendo io affatto pronto a ciò che trovo. Il senso di decadimento, di frustrazione e di protesta che aleggia in ogni angolo è pareggiato soltanto dalla pessima apparenza personale dei residenti. Ora ho un nuovo punto di difficoltà, interessante e stimolante. Il cpt, che da ora chiameremo teleospizio, brevemente TO, consiste di un incredibile ammassamento di tecnologia obsoleta, variamente sparsa in una struttura che, progettata in tempi per me del tutto misteriosi, risuona di una equivoca idea di comunicazione che appartiene ad un mondo di cui ho solo vagamente sentito parlare. Credo che mi aspetterei un simile clima se dovessi riorganizzare radio Bucuresti, nel non immediato post Ceausescu. Detto questo nella mia esplorazione di TO, fra un funzionario di Tito e una faccia da muro di Berlino est circa 1988, appaiono alcune gemme di tecnologia sonyca piuttosto recenti, risalenti grosso modo alla mia visita al QG Sony nel 2001. Ma il bello, la grande forza sta nella produzione di documentari che sto per visionare. In questi documentari, la cui produzione da quello che ho capito è la più varia ed estemporanea, sta tutto il lavoro di questa popolazione aliena negli ultimi cinque anni, forse diciotto. Ripeto: la visita ha un fascino perverso, rimane da vedere in quale dimensione può svilupparsi la mia residenza. L’impulso è di battermela in fretta dall’intero edificio, cosa che puntualmente faccio senza essere affatto notato, per allontanarmi sull’autostrada insieme a Rocco e Giulia, che molto gentilmente vengono a trovare i bambini. I quali ci accolgono con evoluto calore, mie deliziose gemme che crescono e sviluppano la familiarità di cui ho urgente bisogno. Un po’ depressa, ma molto gentilmente, la mia mela preferita che anche lei come me ha difficoltà con le protesi dentali. Tutto il mio amore, confusamente espresso, non basta a salvare la serata e piuttosto stancamente, ma senza tensione, si va a letto senza baci. Il mio amore rimane attrezzatura sufficiente per sopportare, ma all’una e trentacinque sono sveglio ed alle tre e otto minuti sto scrivendo.

16 gennaio 2003

Adulation is perhaps more destructive than hostility: it encourages and reinforces what is lesser in us. Hostility is directed towards what is lesser in us, and can alert us to the insidious hold of our egotism. But sustained & directed negativity is likely to be destructive, and can only be neutralised by someone in a well-based, long-term practice; usually, for someone who works within a group. Very few people are called to this as a specific piece of work, and I am not one of them. But the question for me is, always, how may I turn this to my advantage?

Molto più facile oggi, giro al largo dal bordo, il paesaggio è meno desolato da qui. Però va notato quanto forte è la mia necessità di starmene da solo. Quello che voglio, quel che intendo per me stesso, l’illimitato piacere che provo mi deriva essenzialmente dalla possibilità di stare da solo che ho. Questa è la condizione continuamente amata, cercata, ottenuta, durante l’arco della mia vita intera. Sono ancora molte le cose di cui potrò, e dovrò, fare a meno, non soffrirò molto, ma presto nulla potrà più spingermi alla convenzione sociale. Lo so, sembra lo sfogo di un adolescente, ma in questo senso proprio nulla è mai cambiato. Non ne sono particolarmente fiero, ma oggi non posso fare altro che accettare, solitudo, sola beatitudo.

16 gennaio 2002

How & what may we learn from the people we work with? Will they tell us what we need to know of ourselves? A hard lesson to learn, and accept, is this: our criticisms of others is one of the best means we have to self-knowledge.

Neve, di nuovo, in questo gelatissimo inverno. La notte però non è stata scura e non ha gelato così il paesaggio è piuttosto dolce stamattina in questa strana campagna urbana. Niente galline e nemmeno gatti o cani, ma il rumore della strada non c’è. Nonne e zii e un viavai concitato anche se non proprio allegro, la continua sensazione di essere già stato qui. Cosa sarà?Quello che sta maturando ancora, e non è completo, dentro di me è proprio una certa morbidezza che pare essere un tratto imprescindibile della mia attitudine futura, almeno se voglio godermi un po’ il lavoro, almeno se ne voglio uno. E probabilmente ci vorrà ancora un po’ di tempo. E poi arriverà ancora, e non improvvisamente, un certo speciale tipo di aiuto, inaspettato e quasi incomprensibile, ma lo saprò riconoscere?