lunedì, 15 gennaio 2007

Il bel tempo andato

In Italia la gente pensa di vivere nel 1972, di più: crede di vivere nel 1972, di più: sente di vivere nel 1972. Ma non è mica facile esserne consapevoli, chi se lo ricorda più il 1972? Si tratta di infatti di più di settant’anni fa. Mi chiedono cosa intendo quando dico mondo antico, vecchio mondo, ecco: il mondo antico ha cominciato a svanire, a dissolversi, a mutare nel 1972. Non che io non veda chiari i motivi della nostalgia, ma la cosa comincia ad essere molto grave.

Devo dire che non credo che siamo nel 1972. Allora mancavano cose essenziali per la vita italiana di oggi: a parte cose fondamentali come il senso della fine del petrolio e quello dell’inizio del credito al consumo, il senso della crescita indefinita imperava. I governi del paese non usavano comunicare affatto, c’erano comunicati stampa che sembravano riservati per natura, leggi di bilancio di cui nessuno conosceva i codici di decifrazione. Nessuna democrazia in vista. Questo nella realtà.

Nella percezione comune c’era soprattutto una sottile speranza: che il frigo nuovo sarebbe stato pieno come nei film americani, magari si sarebbe anche potuta lasciare aperta la porta del frigo per spostarsi davanti alla tv, come nei film americani. Ecco il senso comune era quello che se i nostri figli si fossero laureati, o in alternativa avessimo fatto un pacco di soldi per coprirli, saremmo potuti essere come gli americani. Andreotti per conto suo con gli americani di Nixon trafficava intensamente.

Adesso il petrolio costa venticinque volte di più in termini effettivi, a parte vecchie e nuove svalutazioni. Questo conta ancora più del fatto che stia finendo e non ci siano affatto fonti energetiche alternative. Non esistono infatti fonti a basso costo, ed è sul senso del petrolio che la nostra vita quotidiana si svolge. Non si tratta solamente di trasporti pubblici e privati, l’intera fonte di energia europea e statunitense consiste di riserve che si trovano in un numero sempre minore di paesi. il nostro ambiente, le nostre commodities, oltre che le nostre utilities, sono legate al prezzo del petrolio.

Ora, mi rendo conto che tutti abbiamo bisogno di un senso di conforto e di consolazione, ciascuno lo trova dove può, qualcuno nell’ordine sociale, altri nella metafisica, molti nel consumo continuo. Mi rendo conto che non è facile mutare l’assetto di una vita fondata sul concetto di crescita (industriale, del mercato, dell’agio) infinita. Ma nella realtà non esiste niente del genere e questi nostri tempi sono utilissimi per capire questo concetto e metterlo da parte una volta per tutte. Il nuovo mondo può non essere una nostra scelta ma dobbiamo smettere di ostacolare la sua esistenza, perchè è l’unico mondo che i nostri figli possono abitare. L’unico mondo possibile.

15 gennaio 2004

Ultimo giorno, in apparenza, nel mio nuovo ufficio al quinto piano di Via Carducci, dal quale mi stacco non senza perplessità. La giornata si svolge del tutto indisturbata, permettendomi di approfondire la mia comprensione del Davis elettrico, 1969/76 circa. Sembra abbastanza chiara per tutti la mia posizione all’interno dell’amministrazione, pur essendo essa meno chiara per me, e questo produce uno straordinario silenzio, che appartiene sicuramente alle migliori soddisfazioni delle mie necessità. Forse una leggera perplessità accompagnerebbe queste mie tranquille meditazioni avessi qualche anno di meno e l’esperienza degli ultimi due anni fosse meno completa, ma definitivamente e voglio dire fortunatamente non è così. Rimango all’inferno senza disperare e mentre la mancanza dei bambini, e di Stefania della quale mi manca ogni singolo gesto, si fa insopportabile, e dopo averli per un attimo sentiti al telefono mi infilo al cinema Nazionale (che nome impressionante) per l’ultima opportunità di vedere “Kill Bill part I” su grande schermo e con un’audio impressionante quanto il nome del cinema. Un film di Walt Disney, come lui l’avrebbe voluto fosse vivo.

15 gennaio 2003

Sono molto impressionato, stamattina, da quanto grande è la depressione in cui potrei, così facilmente, scivolare. Affrontiamola: sono preda di una rete di maldicenze che è difficile anche solo da immaginare, equivoci, malintesi, ogni sorta di comunicazioni corrotte mi riguarda senza sosta da mesi, anni ormai. E non sono nemmeno vagamente in dubbio per quanto riguarda la mia innocenza così procedo attraverso l’inferno, senza disperare.Forse la storia di come tutto questo sia cominciato aspetta di essere scritta, per quegli avventurosi esseri che potrebbero prepararsi ad essere investiti dalla stessa cosa, o che vorrebbero riprendersi, come me.Naturalmente non è così difficile affrontare tutto questo, non importa che siano i miei stessi amici a sentirsi traditi, abbandonati, almeno, più probabilmente, trascurati. Uno ad una, senza ragione, si sono sentiti molto offesi dalla mia assenza, dalle parole non dette, eppure così chiaramente sentite, dalle voci udite, così poco chiaramente espresse. Mai ho contato sugli amici, ora so perché.Non è stato difficile perché Toni è rimasta vicina, e lei conosce ogni singolo torto io abbia fatto, perché Stefania rimane attenta e fertile, perché Greta ha l’energia che ho sempre sognato, e presto avrò un altro bambino dalla mia parte (?). Non c’è prezzo troppo alto se questo rimane.

15 gennaio 2002

How may we judge “success”? A creative process provides no guarantees. If it does, the process is not creative. Any process will inevitably go off-course at certain points. Knowing this, we can prepare to correct & re-direct the process at those points. Not knowing this, the process will go wrong – this is guaranteed – and then we won’t know what to do. Experience helps, but can take too long. Information helps, but devoid of experience is relatively useless. Information & experience are a strong combination, but without capacity and a commitment to the process, equally as useless & probably dangerous.

Piccole esplosioni di nervosismo, ancora. È molto comprensibile che si perda la pazienza quando si stanno perdendo soldi o si abbia l’impressione che questo accada, ed è lo stesso con il tempo. Com’è con il sesso? Anche Francesca era nervosa stamattina, e di solito, se siamo soli, si comporta meglio. La lettura del giorno è “Heart changes human destiny” e davvero spero di reincontrare Marko molto presto. La sua versione dei fatti di Manhattan per esempio, ma anche di altri fenomeni meno vistosi, è per me la più comprensibile e convincente. Non sarà facile, nel futuro, accontentarsi di meno.