venerdì, 12 gennaio 2007

Ci sono due elementi fondamentali che contengono il nostro essere sociale, lo garantiscono e lo proteggono: Il senso comune ed il buon gusto. Il senso comune è molto semplicemente l’insieme dei pregiudizi comunemente accettati e in generale lo si acquisisce sui diciotto anni. Gli immigrati, così come gli apocalittici e i disinformati come me ne rimangono fatalmente esclusi.

Il senso comune è certificato dalle tessere di appartenenza, cioè a dire i diplomi liceali, le lauree in qualunque cosa specialmente in nulla, i concorsi pubblici, gli ordini professionali. Più sofisticato e controverso il buon gusto ma ci sono argomenti di cui non si può trattare, allusioni che non sono lecite, perfino parole che non si possono dire. Questo mi interessa molto di più.

Sono escluso dalla buona società da molti anni, ma la cosa interessante consiste nel fatto che non lo sono sempre stato. Da ragazzo (anche da giovane) ero in effetti in condizione di mantenere la mia posizione nei salotti buoni della classe dirigente. Non che io mi sia mai impegnato per acquisire le buone maniere, nemmeno ho imparato tutte le lingue, ma, diciamo così, la mia era una buona presenza.

Dico questo perchè noto spesso un certo sorriso di sufficienza, sapete com’è, ti rivolti contro chi ti ha rifiutato, dal liceo ai luoghi del potere, dalle segreterie ai tribunali. In effetti non è il mio caso, ho avuto singolari esperienze per cui le mie corteggiatrici, e anche i miei corteggiatori, mi hanno messo in condizioni privilegiate, posizioni da cui potevo osservare il flusso della mia vita, e controllarlo. Ok, è un’altra storia.

Quello che mi preme oggi, dopo un sogno che ho avuto stanotte e che fa parte di una lunga serie, è pensare a come viene percepito il nostro linguaggio, compreso il mio, cosa di cui di solito non mi occupo molto. Il mio parametro di riferimento sono i morti. Almeno, quelli che continuano ad avere un contatto più o meno cosciente con gli avvenimenti nei quali siamo immersi anche noi.

I morti interpretano le nostre parole, quello che diciamo e più in generale altre forme di espressione che usiamo in modo molto più intenso di quanto facevano da vivi. Sono sensibilissimi insomma, alle offese come ai ringraziamenti, alle risate come alle lacrime, alle dichiarazioni potenti e anche a quelle che potenti non sembrano essere. Ci guardano come se fossimo nelle loro stesse condizioni, anche quando non è affatto vero, fanno fatica a distinguere.

Mi pare che il buon gusto si riferisca soprattutto alla nostra relazione con i morti. Dobbiamo tenere conto del fatto che la commozione che le nostre parole provocano è fortissima per loro, sia che diamo loro ragione che torto ne soffrono moltissimo, in un delicato equilibrio emozionale sempre sull’orlo di una presa di coscienza che non è proprio in perfetto ordine. I morti però non leggono affatto, se lo facessero non sentirebbero comunque nulla.

12 gennaio 2004

Any intentional act is always against gravity;any involutionary action is always against the current.

Si parte di mattina presto d’ora in poi, oggi straordinariamente presto, ogni lunedì, per cambiare città, come facevo ventisette anni fa. Il lunedì sarà per un po’ un peso da sostenere e spero che le cose continuino a cambiare così in fretta. Sono un po’ preoccupato per la mancanza molto forte che avverto per i bambini, ma non di meno per quella di Stefania. Non so dire quanto contento sono di queto nuovo ufficio, ma un leggero dolore continuerà a tormentarmi ogni momento. Nessuna particolare sensazione, mentre attraverso pagine e pagine che trascinavo da un po’ in arretrato, e nessuna nuova comunque da Angelo, vicinissimo ed inudibile. Indirettamente infine mi comunica la mia destinazione, ancora provvisoria, al centro di produzione televisiva, cosa che non mi dispiace affatto: se solo i ruoli fossero un po’ più definiti. La sera ad immaginare un breve film di cui il mio vicino Davide Skerlji possiede alcune riprese, un po’ noiose a dire la verità: vedremo di cosa siamo capaci.

12 gennaio 2003

Chiuso in casa, navigando dentro a me stesso, in una mancanza relativa di coordinate e limiti, sto rischiando davvero la voglia di tornare. Ho la mente divisa, sparsa in un numero imprecisato di frammenti, di scaglie, di ologrammi che mi portano in tutte le direzioni del vento. Non ho paura, ma forse dovrei averne.La quinta edizione, ancora leggermente modificata, delle “oblique strategies” che desideravo avere dal 1975, insieme ai dischetti prodotti e venduti direttamente dalla Opal, sono arrivati attraverso la posta, e attraverso Toni, in questa sospesa esistenza.

12 gennaio 2002

Una non perfettamente piacevole sensazione di abbandono. La coscienza che il mio lavoro, e molto più in generale il lavoro di chiunque, qualsiasi lavoro, sia sul punto di essere considerato ridondante non è ancora semplicemente accettabile. In un organismo che non crede di avere un vero scopo la funzione degli arti, della mente o anche del sistema nervoso centrale non è molto considerata. Non sto dicendo che ci si possa serenamente e continuamente interrogare sullo scopo della esistenza della vita su questo pianeta, ma pensare di essere solo apparecchi per la trasformazione del cibo non mi pare sufficiente. Certo poi c’è il sesso, e forse la televisione, ma che fatica. Peraltro essere abbandonato qui è talmente gradevole. Illudermi di poter essere lasciato in pace è sempre stato un mio punto debole. Credo che la mia amministrazione del denaro debba essere molto, ma molto perfezionata.