mercoledì, 10 gennaio 2007

Mi basta uscire di casa per un po’ e mi ritrovo in una desolazione che non avevo mai realizzato prima. Non è difficile da definire, credo, anche se non mi è familiare: i miei vicini sono sprofondati in una paura indistinta che si muta in malizia, diffidenza, inpoliteness. Non che ci sia una vera aggressività, davvero sono solo atti di difesa, ma io davvero non vedo come posso essere visto come una minaccia.

Qualcosa da cui difendersi in effetti c’è ed è l’estrema indeterminatezza in cui ci si viene a trovare quando la focalizzazione è perduta. Siamo i nostri peggiori nemici in pratica e sono le nostre stesse aspettative che ci inchiodano nel buio. Persa la direzione ogni alleato sembra un nemico e perfino è più facile comprendere una deviazione che l’inversione.

Stamattina abbiamo discusso la lettera al corsera di Padoa Schioppa. Non è difficile afferrarne gli estremi. La sua visione accademica, convenzionale per la comunità economica ed industriale, contiene elementi così precisamente borghesi che davvero tutti possono condividerla. Eppure non è così, anche la più sensata, nel senso di pregiudicalmente condivisa, visione, può essere vissuta come una minaccia. Come se l’auspice fosse il danno.

Ma io non sono affatto tenuto a frequentare questa comunità pregiudiziale. Io non ho aderito a questa folle logica per cui è nostro dovere difendere il senso di un qualunque stato. Io di questo stato di cui mi parlano ho una visione chiara e definita. E non condivido nemmeno le istanze delle costituzioni. A dire il vero sono molto perplesso con la dichiarazione dei diritti dell’uomo, imbarazzato di fronte all’ habeas corpus e prenderei la magna charta con le pinze.

10 gennaio 2004

Q. How do you know when something that claims to be serious is actually serious?
A. It is accompanied by humour.

Definitivamente chiaro questo nostro vagabondare intorno a casa, a Mirano in cerca di integrare i nostri scarsi attrezzi con quelli che adesso possiamo procurarci. Ed è una sorpresa stare così completamente ad agio in mezzo alla giornata più nebbiosa dell’anno. In cerca di vestiti quindi, ma con poco successo: al contrario di ieri ce ne stiamo in giro con calma, gran parte del pomeriggio, e alla fine, da solo e con prudenza mi avventuro a Mestre, a ritirare il nuovo tappeto che aspetta da troppo tempo. Niente riesce a darmi il senso di casa come un vecchio tappeto, e questo è immenso, come nessuna casa potrebbe mai essere. Da Lello infine, a mangiare tutti e quattro per la prima volta, e tutti mi sembrano ancora più familiari che mai.

10 gennaio 2003

Così, seduto su un vecchio divano che mai potrebbe stare a casa mia, e sul quale qualche volta mi addormento, oggi mi sono svegliato, immerso nella stessa luce che così tante volte ha invaso il mio inverno, il mio cuore in inverno, una luce che ha una consistenza materica, come di legno duro, che riveste, penetra, risuona e sostiene il mio malinconico peregrinare attraverso le regioni di questa vita. L’esistenza diventa di colpo sopportabile, i polmoni si riempiono come se l’aria fosse mutata, ed un pensiero stabile, lucente, solido, si installa nella mia mente priva di direzione. Così posso avere modo di osservare in modo più equo la distribuzione della mia influenza nel mondo e vergognarmene in pace.

Anche oggi sono stato a prendere Toni con un certo piacere e spero sinceramente che questo modo di percepirla non muti mai. La distanza fra di noi aumenta, e presto forse sarà incolmabile, ma la connessione non è nemmeno toccata dal tempo e dallo spazio, il suo discorso ricomincia da dove era terminato come se lei non avesse nozione delle difficoltà, e questo, in sé, mi rende più sereno. Ma è difficile dire come stiano le cose: se sembrano ridenti forse lo sono.

10 gennaio 2002

Incredibile situazione per la quale sono sospeso nel vuoto, Paolo Salotto potrebbe essere un partner futuro anche piuttosto interessante ma non ci posso credere che dipendo dai contabili. E invece è ora di capire almeno questo. La prospettiva di un centro di produzione finalizzata all’archivio, all’e-learning, a ogni tipo di intervista e documentario per il centro di fisica teorica di Trieste è molto attraente. Le connessioni necessarie sono state fatte, un certo successo c’è stato, adesso occorre una solida società che possiamo costruire insieme ad Enrico Fragiacomo, ricercatore della facoltà di fisica presso il centro stesso. Un giovane aspirante manager che pare onesto e fermo, ma che è molto giovane, anche se non anagraficamente. Questo progetto, presentato a primavera potrebbe essere il mio centro di gravità per i prossimi anni. Se qualcuno, come ha detto peraltro, ne ha bisogno.