lunedì, 08 gennaio 2007

Si tratta proprio di imparare a vivere, che non significa soltanto imparare a fare i conti con il mondo, ad essere diplomatici con i propri vicini o essere furbi con i propri fornitori o i propri clienti. Si tratta di usare questo corpo, come lo conosciamo ora, per apprendere i codici dell’esistenza, della vita, dei moti celesti e terrestri. Di imparare una lingua diversa dalla nostra.

Difficile dire se siano più utili l’arte, la scienza, la religione, se aiuti di più la pratica o la grammatica, l’intuizione o la sapienza. Per quanto ne so io, dopo centoottantatre anni di esistenza attraverso i mondi, ogni singolo strumento di percezione, così come di espressione, è stato utilissimo. Certo essere licenziati aiuta, così come è indispensabile almeno una diagnosi di morte certa.

Ma quello che davvero dobbiamo sperare di incontrare è il silenzio, così come un’equa musica. L’esperienza reale, quella che muta l’intera nozione di sé stessi, totalmente a monte di quello che crediamo di essere è il silenzio psichico, quello che ci lascia intuire l’immobilità dell’intero cosmo. Il silenzio che non implica nulla e che tutto precede. Quello fra la fine della musica e l’applauso.I colori del mondo esistono nel nostro occhio, che proietta il nostro essere sulla realtà. Non si tratta nemmeno di una questione percettiva, non ha niente a che vedere con la nostra volontà di autoaffermazione. Si tratta proprio di un meccanismo psichico, al di quà del quale riesce estremamente difficile stare. Come è difficile stare al di qua del nostro essere sociale.

8 gennaio 2004

Seconda giornata in possesso di un ufficio interno all’amministrazione, ed è quasi solo silenzio e solitudine così prevedibili ed in fondo auspicati, mentre affronto con gioia Kevin Kelly “Out of control” definitivamente più interessante di Jeremy Rifkin che non manca di annoiarmi. Angelo mi chiama per dirmi di avere pazienza ma ca va sans dire, credo davvero che ci vorrà un po’ per tornare ad una qualche sintonia, intanto la comprensione sembra desiderata e necessaria. Pace. Una corsa veloce attraverso l’intera città di sera: Giuliana, QG, Bit per ricoverare il disco esterno che sembra morto con tutto il suo contenuto e poi ancora vestiti, dischi. Infine quella che da dieci anni sembra essere sempre la scelta obbligata per la scelta dei due nuovi materassi che ci occorrono per noi ed i bambini. Cinema di notte: “La macchia umana” da Philip Roth, ancora una volta con una luccicante Nicole Kidman, insieme ad un bellissimo Anthony Hopkins.

8 gennaio 2003

Ancora un giorno tra i sogni di una condizione materiale colma di speranza: la malattia fisica, l’intossicazione, lo squilibrio chimico, quella condizione in cui è apparente quanto il corpo determini i nostri pensieri, in quella che si chiama la vita quotidiana, perché questa viene abbastanza naturalmente ad essere sospesa.Una importante e determinante esperienza nella mia formazione pre e post adolescenziale è stata il prolungato soggiorno in ospedale senza avere malattie gravi, risultato di diverse fratture osse. Passare non soltanto un periodo insolito, ma soprattutto tutto il giorno e tutta la notte, insieme a persone a volte in condizione di grave mancanza di connessione naturale con il proprio ambiente mi ha svelato l’imprescindibilità di questa connessione stessa. Il mio personale recupero della nozione di connessione profonda con il mio ambiente naturale, anche perché esso era differente dal quello di mio padre, che era differente da quello di suo padre, non è ancora avvenuto, lasciamo stare la ricognizione, la cura ed il mantenimento. Quello di cui sono profondamente consapevole, da trent’anni, è che non si può essere molto in contatto con qualcosa di diverso dal proprio ambiente naturale.È la mancanza di un contatto fluido con ciò che ti occorre, la consapevolezza che la malattia porta. Quello che occorre è la consapevolezza, la conoscenza, il ricordo, della malattia.

8 gennaio 2002

Mattinate oziose di gelido sole, credo di non riuscire a ricordare momenti come questi. Londra forse, dopo la fine della scuola, oppure la primavera successiva, quando Roberta non sapeva più cosa pensare. E Toni invece restava incinta. Pare che i momenti più belli della più noiosa delle vite siano sempre e solo i più difficili. Adesso potrebbe essere disperante, le ripercussioni degli errori di un quarantenne confuso. Invece sto a guardare queste meravigliose strade gelate, immerse nella più deliziosa delle musiche, a sentire le grida di questa formidabile bimba. La mia ennesima opportunità, doni del cielo, per salvare per sempre la mia immeritata vita.

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