venerdì, 05 gennaio 2007

Funzione primaria del capro espiatorio è esonerare la comunità dalla violenza della colpa. Questo è necessario, la comunità possiede il primato in quanto oggetto della giustizia, che mira alla conservazione, alla integrazione, alla protezione della comunità stessa che sacrifica gli individui alla causa comune. Vale per ogni società, commerciale o di produzione, religiosa o politica.

Detto questo ognuno è responsabile per gli abusi, gli errori e le omissioni compiute in pensieri, parole ed opere ai danni del suo vicino, al quale è legato per nascita, apparenza o pubblica associazione. Nessuno può addossare responsabilità personali ad altri che sé stesso. L’uso e l’abuso del potere di inganno, a questo proposito, genera ripercussioni che inevitabilmente colpiranno il responsabile stesso dell’abuso.

L’unico rumore che sento stamattina è quello del sole che sorge. La nebbia del mattino sembra attutire ogni inquietudine riguardo questo inverno così incomprensibile. Forse davvero questo è un anno nuovo, come se il suono della gente antica fosse svanito, mi trovo come di fronte ad una assenza che non riesco ad intuire ancora correttamente.

L’oste di Via Risorta è morto. La sua figura rappresentava un’epica mitologica che riguarda l’intera città, come il bardo di una concezione del mondo che pretendeva di essere pura, infantile, al di quà della colpa. Come ricorda volentieri Claudio Magris la sua capacità di giudizio sospeso, dote inconfondibile del vero oste, rimane un esempio di umanità semplice ed inossidabile.

5 gennaio 2004

Exoteric rules are time and place specific.
Esoteric rules are principles, universally applicable, and which require engagement, intelligence, initiative and participation from & by the student.

Partenza per chiudere l’inscrizione all’albo dei pubblicisti, non abbastanza in tempo per avere i documenti mercoledì, il giorno in cui la mia conferma in confraternita sarà ufficialmente proposta. Mi sento bene in questa autostrada deserta da fine festività, ed i miei pensieri scorrono senza freni, nel sole. Stefania non era tranquilla, stamattina, e vorrei dirle in qualche modo che può esserlo invece, ma non saprei proprio come: la mia vita continua troppo distante da lei, ed in questo momento l’unico posto autentico per lei è insieme ai suoi bambini, molto vicino a me, senza altro pensiero che contenere e ordinare lo spazio che ci riguarda, e che ci contiene.

Ma non è facile parlare di questo, tantomeno con lei, tantomeno quando dobbiamo separarci, speriamo per molto poco.A pranzo con mamma, quindi, in attesa dell’annunciata sorpresa dell’arrivo di Rocco da New York, piuttosto puntuale. Il giovane è brillante senza essere sereno, in forma senza essere fresco, ma è il meglio a cui siamo abituati qui in giro, terra di non facili entusiasmi. Dopo mangiato e diviso un bicchiere della Vedova la prima cosa da fare secondo lui è ritirare la sua macchinina e sparire di nuovo, lasciandoci un po’ spaesati e meditanti nel gelo di gennaio. Il resto della giornata è un anticipo di domani, silenzio e lettura per preparare il mio reingresso in società. Intanto però il mio letto nella gelida stanza rossa comincia a prendere forma.

5 gennaio 2003

When we live in expectation and we are presented with a situation which does not meet our expectations, that is, the situation in front of us is not a mechanical event, our view of the world is challenged. If our view of the world is challenged, we feel threatened.

Una giornata davvero molto strana questa, cominciata molto presto con un esercizio davvero importante e completo, in cui il contatto coi miei antichi maestri è entrato a tempo ed a tono, a ricostruire il senso di protezione e redenzione che mi costa così tanto perdere. In cui la mia intera esistenza, antica e futura, appare ordinata e diretta: come se ogni gesto fatto, ogni intento espresso avessero motivo compiuto, generante, definitivo. Il mio futuro, ma anche il mio passato, dipendono in una misura che è difficile esagerare dalla qualità con cui esprimo il mio intento, dalla precisione, dall’esattezza, da quanto io lo senta e lo faccia sentire.

E di seguito, all’opposto, una spossatezza invadente, densa di buio e notte, che mi ha spinto, con forza, a tornare a dormire. Avrei potuto resistere forse, come a volte faccio, combattere ed oppormi, oppure abbandonarmi a questa nuova influenza che ha velocemente reso le mie articolazioni legnose, il mio collo rigido e dolorante, il mio pensiero esausto. E nella notte, nella nebbia sono tornato.