SABATO, 30 DICEMBRE 2006

Rock

Non mi piace il Rock. Mi viene in mente JerryLeeLewis ChuckBerry FatsDomino se mi dicono rock. Categorie merceologiche da grande magazzino. Iconografia volgare e scontata per perpetuare un’adolescenza miserabile e “bruciata”. Il riciclo infinito dei successi del marketing. Non c’è una definizione credibile di Rock: Johnny Cash non è Rock, David Crosby non è rock, Blind Willie Johnson non è rock. Pop semmai. Semmai Rhythm&Blues. Qualunque cosa, semmai.

Divagazioni

Secondo me il problema è che ho troppo tempo. Sarei dovuto morire ad una età come si deve; trentatre anni, così perfetta che ci andrebbe l’accento. Trent’otto magari. Ho avuto trent’otto anni per molto tempo, dai trentatre almeno fino ai quarantadue. Tutto il tempo che c’è voluto per realizzare che non ero mai stato giovane e che non avevo scuse. Ecco, sarei potuto morire a quarantadue anni, avrei fatto bella figura e molti sarebbero stati solidali.

Perversioni

Ciascuno ha le sue. La simmetria per esempio, o l’aria pulita. La perversione è quella deviazione dal normale che dipende interamente dall’ossessione corrente. Per esempio: uno si trova ad avere una mania, una di quelle cose da cui non puoi scappare, neanche facendo finta di niente. Devo esprimere la mia personalità perchè credo sia necessario averne una, devo esprimere il mio dolore lacerante perchè non ho più nessuno che mi ascolta.

Parole

Non c’è niente di meglio dietro cui nascondersi. Si potrebbe simulare l’assenza, distogliere l’attenzione dai propri difetti di presenza, ma è meglio costruire riempitivi parlati, scritti, soprattutto telefonati. Per esempio posso suggerire una intelligenza superiore a quella che ho, leggendo un paio di libri posso raccontare l’intera storia del mondo. Esercitando una loquacità spettacolare posso suggerire l’esistenza di una cultura estesa, tenendo una conferenza posso comporre l’elegia di un artista che ha bisogno di pagarmi per costruirsi una faccia.

30 dicembre 2003

Ultime battute a Trieste prima di partire, l’uscita sotto la pioggia e divertente ma inopportuna. Greta torna a casa tutta bagnata nonostante il suo nuovo ombrello rosa, così tento di affrontare la società dei giornalai che però è chiusa per ferie, passo a salutare i miei soliti bottegai senza alcuna voglia di vedere il QG.

Ancora un pranzo con la mamma che mi piacerebbe essere capace di trattare meglio, ma il tempo scorre e dopo il millesimo ritocco all’istallazione del Pismo, che oramai ho stabilito come del tutto provvisoria in attesa del Jaquar, ed il sonno santo dei bambini, si parte: cena di famiglia al pendolo di Ballò, che se Dio vuole pago io.

30 dicembre 2002

Sento molto la mancanza dei miei esercizi oggi, ma non mi sento né solo né inappropriato. Cerco di mettere in moto le macchine e le chitarre nel pomeriggio, ma devo fare compagnia a Stefania, che si sente già meglio oggi. Vorrei dire a Toni quanto le sono grato per la fiducia che ha in me, ma c’è ancora un po’ di lavoro che deve fare, dentro a sé stessa, ed è meglio lasciarla in pace.

I tratti essenziali della difficoltà li sta mettendo bene a fuoco e presto molte cose saranno più chiare per lei che per me stesso. Io ho bisogno di tutte queste donne, ma il bisogno che esse stesse hanno di me si può toccare con la mano. Mi piacerebbe essere capace di dire quello che vorrei per me.

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