GIOVEDÌ, 28 DICEMBRE 2006

Quello che desideriamo davvero è la corroborazione. Sciegliamo i nostri amici in base a chi ci da ragione. Non è solo un’esercizio futile, questo finisce per rendere inutile la nostra vita. Riconsiderare i “nemici” come i nostri migliori amici potrebbe essere un’opzione. Ma qui ci si scontra con una strategia di collusione quasi inossidabile; non è solo una debolezza personale, è una specie di statement politico: Chi non è con noi è contro di noi.

Della miriade di errori che ho commesso nella mia vita il tratto essenziale è: non sono capace a vendere quello che so. Ci si mette sul mercato mi dicono, o si resta fuori dal gioco. Curiosamente questa indicazione viene da ragazzi giovani. Esiste una fede nel mercato come regolatore delle gerarchie ed io non biasimo nessuno, non ci sono molti indicatori della realtà della gerarchia e molti hanno bisogno proprio di questo, della gerarchia.

Conosco un certo numero di mercanti; quelli veri, che scelgono la mercanzia degli artigiani migliori, che conoscono zone di produzione, stagioni, conservazione e stoccaggio. Nessuno, dico nessuno considera tutto questo il senso della propria vita, ma rimane il fatto che sono inseriti nella propria comunità e nessuno li può offendere serenamente. Il loro esempio per me è continuo e la mia gratitudine profonda. Ma la nostra conoscenza non deriva dal mercato.

Non esiste nessuna strategia di marketing. Non esiste nessuna “pubblicità” nella realtà. Il mercato è regolato dalla domanda, non dall’offerta. Sic et simpliciter. Presto non ci sarà più nessuno a chiedere nulla. L’offerta di sapere, nella economia della conoscenza, verte intorno all’università, ai centri di ricerca, ai centri studi, alle strategie di sviluppo. E l’intelligenza, la capacità di vedere il futuro che è davanti a noi, dove risiede?

28 dicembre 2003

Le nostre domeniche a Trieste non hanno proprio le caratteristiche per essere memorabili, ma questo non significa affatto che siano meno rilevanti ai fini della piccola soddisfazione della mia piccola necessità di conforto, esegesi ed elegia della mia piccola vita familiare di cui non intendo affatto fare più a meno. Ancora a sistemare i nastri della mie inafferrabili puntate nella televisione di dominio pubblico.

28 dicembre 2002

A preparare il pranzo per le mie donne, insieme ai miei bambini, mamma è sempre impressionata da come si riesca a stare bene insieme, Giuliana invece mi trova troppo facilmente infastidito. Piero è un ragazzino delizioso, è abbastanza dimostrato che la nostra educazione non è facilmente leggibile né nelle relazioni con i nostri genitori, né con lo spirito del tempo e neppure attraverso altri incroci accidentali.

C’è qualcosa molto difficile da capire che regola la nostra propria percezione di quel che crediamo di essere, e quello che siamo in realtà però, a guidarci attraverso la vera esistenza. Nulla da eccepire, niente da correggere o migliorare, ma una decisione da prendere: dobbiamo fare quel che c’è da fare, abbiamo bisogno di chiarezza per vederlo, e di forza per farlo. Tutto qui.

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