VENERDÌ, 22 DICEMBRE 2006

Sto ancora cercando di ricordare le donne che io e Pier avevamo in comune: sto cercando di ricordare i nomi, le facce, il sorriso il colore della voce, sto cercando di ricordare quello che ho visto. La sua gentile passeggiata attraverso i nostri sentimenti è comprensibile se fatta da uno che rientra da paesi lontani, per ripartirsene tra poco. I miei amici infatti vivono tutti molto lontano da casa mia.

Questo processo sembra non avere fine per me. Ricordo bene i sentimenti, certo, ma non le tattiche, ricordo le strategie, ma non gli atti. Sembra esserci una condanna per me, ma non riesco a viverla come una maledizione, forse dovrei. Forse questo fastidio per la gente che ho, come se mi stesse stretta di spalle, deriva tutto da una mia fondamentale incomprensione.

Il supporto che Pier mi ha dato però è importante: ho avuto una chiara indicazione sulla qualità dell’aiuto che è possibile io debba chiedere, prima di lasciar andare ogni fastidioso detrito delle molte vite che non ho scelto, ma che ho vissuto. Non mi importa del tempo, e neanche dello spazio, ma non intendo lasciare neanche la minima questione incompleta.

22 dicembre 2003

Il mio ultimo giorno a Manhattan, come se il ciclo si fosse completato, come se avessi risolto qualcosa che era sospeso da tanti anni, mi sento bene e me ne vado sereno.

La mattina molto pigramente è ritmata dall’attesa dell’ultimo pacco che contiene parti di sostituzione per questo powerbook, usciamo da soli uno alla volta perchè il corriere possa trovarci. Un passaggio da Barnes e Nobles, in cerca di una mappa che possa essere utile per ricordare il tracciato compiuto, gli ultimi dischi sotto casa e da Virgin, che però occupano uno spazio che oggi non sembra opportuno, e lascio perdere.

Mi sento come se lo spazio tra le cose, la luce, i suoni della città fossero organizzate per non farsi rimpiangere, eppure sento anche che presto tornerò qui’. La mia unica perplessità riguarda Rocco e Giulia, che mi sembrano persi, liberi come sono di tornare alle loro occupazioni da pensionati, con i loro piccoli ritmi prevedibili.

Non è dolce pensare che vedono la loro esistenza ritmata su vestiti, ristoranti ed automobili. Spero di sbagliarmi se questo è quello che vedo. A pranzo senza aver chiamato nè Toni nè Stefania, che non mi aspettano e un momento in giro per sciogliere le gambe che saranno un po’ costrette stanotte. Ancora una borsa per distribuire il carico e proteggere i powerbook e salgo sul taxi, diretto al jfk.

Ma è troppo tardi, l’uomo del taxi ci mette mezzora di più, dopo che io sono partito con venti minuti di ritardo e riesco, sorprendentemente, a perdere un volo intercontinentale. La mia meditazione all’aeroporto, mentre tento di rintracciare Rocco al cellulare non contiene molti elementi di sostegno: la mia imprecisione rimane imperdonabile.

Non prometto di tornare ad una condizione adatta alle mie nuove esigenze, mentre arranco con troppe valigie verso il cambio, il telefono, il taxi. Ma una volta in macchina tutto torna ad essere accettabile e mi godo lo skiline che non ho visto all’andata. Il primo taxi deve aver tentato un percorso alternativo in mezzo al traffico di Brooklyn, qualcosa mi è sfuggito.

Il ritorno all’east village è in un tempo sospeso, che temo durerà fino a domani all’aeroporto, non è un giorno regalato in più, e solo un giorno in cui sarò solo e lontano dai bambini. La cena Spice non mi consola e nemmeno il tentativo di comprare le Jack Johnson session ha buon esito. Mi ritiro in casa, e mi rilasso per la notte, domani sarà una giornata strana.

22 dicembre 2002

How to define “reality” in sufficiently satisfactory terms to undertake a dialogue (a debate is inevitably adversarial) with anyone who rejects concepts / notions / ideas of the “real world”? What are the possibilities of empirically verifying the “real”? Surely the “real” smacks too much of a vagueness & “mysticism” which isn’t / aren’t open to clear discussion between thoughtful people?

Domenica, ma piuttosto insolita, decidiamo perfino di affrontare il centro commerciale favorito per acquistare l’atteso DVD player. È questo l’oggetto che più desidero, oltre ai miei computers, per affrontare l’immenso flusso di informazioni cui sono addetto.

A volte sento intensamente l’aspetto comico della mia esistenza, quando vado al cinema per esempio, cosa che faccio meno di quanto vorrei, o guardo la televisione, o leggo un giornale. Il processo di evasione dal mondo non si deve concedere distrazioni.

E ancora una volta, insieme all’idea di peccato, emerge la necessità, il desiderio di perdono. Una intera, appassionante battaglia che si svolge interamente nel mio corpo, tra schiere di angeliche premonizioni e demoniache nostalgie di qualcosa che non c’è mai stato. Come si chiama l’opposto della realtà?

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