lunedì, 18 dicembre 2006

Inarrestabile ma Insostenibile

Mi tocca usare un esempio che forse è un po’ fastidioso per spiegarmi una teoria. Per dire che il segno della vitalità di un paese è il fattore di crescita del suo prodotto interno lordo ci vuole coraggio, ma se è così allora dobbiamo proprio guardare la Cina. Parto dallo splendido inserto del FT del weekend scorso e mi prendo i dati da lì.

In Europa vaneggiamo in termini di crescita zero, o piccoli punti a parte Irlanda e Portogallo che non mi sembrano (ancora) esempi buoni per nessuno. In più abbiamo debiti colossali, tutti quanti, due o anche tre volte il PIL annuale. Roba da bancarotta per una azienda che conta, ma anche per una famiglia sensata. In Cina siamo al dieci per cento di aumento annuo del PIL. Un sogno. Debiti con l’estero ridicoli, riserve (anche in dollari) immense.

Vista da qui l’economia Cinese è una minaccia. Non sto parlando dei trafficanti cinesi che ci invadono le stradine, ma delle emanazioni globali che godono la protezione del governo Cinese: Hutchinson che possiede (è in transizione) 3, la compagnia telefonica, Evergreeen che ha scancellato il Lloyd Triestino dalle mappe e molti, molti altri. L’economia Cinese è una minaccia per noi.

Vengo a quello che mi interessa: l’inequità della distribuzione della ricchezza. La questione è interessante perchè la Cina, solo venti anni anni fa, era il campione mondiale di questa distribuzione. Il comunismo cinese pareva vero, efficiente, efficace. Sapevamo tutti degli immensi costi in termini di democrazia, ma tant’è. La Cina, adesso è il campione del mondo dell’iniquità: Insieme al proliferare dei miliardari, simile a quello negli USA ma anche a Mosca e Mumbai, c’è la distruzione delle classi povere rurali ed urbane come nemmeno a New Orleans.

In più la Cina ha affrontato in modo encomiabile le sfide degli anni novanta: la crisi finanziaria asiatica che ha messo il Giappone in ginocchio, lo scoppio della bolla Internet e Telecom e la recessione negli USA e pure la propria crisi sanitaria interna, con le devastazioni prodotte da siccità e desertificazione a nord. Nondimeno, lo stato attuale del paese è insostenibile quanto inarrestabile. Perchè ciò che noi stiamo considerando fattore essenziale di sopravvivenza, innovazione e “drive”, investimenti ed esportazioni, aumento dei consumi locali, queste azioni che sembrano vitali stanno rendendo la Cina invivibile.

A completare questa troppo lunga, oziosa e dispersiva raccolta di elementi per una riflessione mia presunta voglio dire che ogni tensione alla ripresa industriale, così tanto auspicata dai nostri politici per nulla oziosi e dispersivi, avrà un costo troppo alto. Detta così pare grossa ma non riesco a metterla altrimenti. Linguisticamente ciò che è insostenibile non va, semplicemente, sostenuto. Adesso vado al bar a cercare una alternativa.

18 dicembre 2003

A una settimana dal mio arrivo ci sono diverse novità, tutte nel mio sistema percettivo, ma nondimeno rilevanti: sono al punto in cui una certa familiarità emerge e cosi’ una qualità magica che ha distinto la settimana passata, lentamente, cessa di essere. La giornata comprende iniziative minime, perchè le direzioni importanti sono già state prese, e cosi’ le visioni che ho non sono più inedite.

Ma ad un certo punto, percorrendo la quinta avenue, i nostri occhi salgono al cielo e i nostri corpi si imbarcano sugli ascensori, dopo una non irrilevante fila: Empire State Building, un nome, un programma, e la città diventa di colpo molto più comprensibile, almeno visivamente.

Affrontare questo luogo è stato, per Rocco, un po’ accettare la sua dipendenza da Giulia, che in sè non è affatto biasimevole, ma che lo mette in una posizione che contiene diverse difficoltà.

Il fatto è che questo ragazzo non possiede affatto aspirazioni proprie, nel senso di praticabili perchè adatte a sè. E c’è un vago rischio di resa nella sua dichiarazione di dipendenza. Abbastanza buffo e singolare che non l’ho mai visto cosi’ da vicino negli ultimi, diciamo, tre anni.

Il resto della serata è dedicato al “Lord of the rings” uscito ieri, dopo una veloce cena da mcDonalds, ed il rientro a piedi, dopo le 11, lo facciamo da soli io e Rocco.

18 dicembre 2002

Un po’ di riflessioni amare accompagnano la mia presenza all’arrivo alla sala Tripcovich, dove sono stato formalmente invitato a presenziare la festa per i 25 anni di Tele4. Una magnifica mattina in realtà, ben diversa dalla terribile serata della settimana scorsa in cui sono arrivato in treno di notte, e la luce gelida stavolta aveva uno splendido riflesso sullo specchio di fronte a Piazza Unità.

In definitiva l’incontro con Gabriele, ed anche con Fulvio, è rinfrescante e consolante, la cosa perfetta implica una equa distribuzione della responsabilità tra noi tre. Ma non è questo ciò che Gabriele ha in mente.