venerdì, 15 dicembre 2006

Non credo ci sia una teoria economica della povertà. Le teorie economiche stanno a giustificare processi che hanno luogo verso la ricchezza delle nazioni. Processi che le nazioni moderne, sane, progredite compiono per sfruttare la ricchezza inerente il proprio territorio, lo sfruttamento delle materie prime naturali, geologiche, agricole, energetiche, umane. Per tutti.

Non è affatto la prospettiva di una nuova povertà a spaventarmi o a scandalizzarmi. Il processo di adattamento a questa povertà potrebbe essere il più creativo che abbiamo visto in quarant’anni. E’ invece questione di equità: il denaro ed il potere servono a procurare un ambiente migliore, fisico, psichico ed emozionale, a procurare cibo migliore, libri migliori, condizioni utili alla percezione, alla riflessione, alla meditazione di qualità. Per tutti.

15 dicembre 2005

Pioggia. Questa mia ultima visita a NY (per quest’anno o per la vita?) mi sta scivolando dalle mani, non ho nemmeno fatto visita a Central Park o al MOMA rinnovato.

La subway apre prospettive interamente nuove alla citta’, che nelle sue spire segretamente si muove. Non ho piu’ commissioni e seguo Rocco nelle sue, cosi’ anche altre prospettive cambiano mentre suppongo di star passando ad una seconda fase del soggiorno che non ci sara’ perche’ ho un biglietto di ritorno. Le valigie sono pronte al novanta per cento infatti.

Il tempo passato qui e’ stato sufficente per staccare di nuovo lo sguardo da me stesso e dalle mie abitudini, questo e’ l’effetto che questa citta’ mi fa. Il costo e’ molto alto, e la mia vita troppo corta, e adesso e’ tempo di tornare a casa.

E’ dicembre, me ne accorgo oggi, fa meno freddo ma non sento affatto il natale, e’ troppo presto ed e’ troppo tardi, il mio unico pensiero riguarda il tempo guadagnato e perduto, questo tempo che passa senza passare davvero mai, allontanando le persone e facendocele ritrovare.

Venticinque anni fa, il 23 novembre 1980, al Drury Lane theatre, in London Town, assistemmo ad una performance di un gruppo di giovani donne dal NJ, ad un certo punto sali’ sul palco anche l’uomo che tante visioni ha ridefinito nella mia vita, linguisticamente e musicalmente, e la serata ha ancora, nei miei ricordi, un sapore di perfezione.

Stasera alla Town Hall ho rivisto le stesse donne, meno giovani ma non meno energiche e dolci. Probabilmente se ho un’idea riguardo agli americani, specie nei riguardi delle donne americane, non posso prescindere da questi tre formidabili esemplari. Magge, Terre e Suzze Roche.

15 dicembre 2003

Sole, con un vento gelido, che mi riesce molto facile associare a questa parte del mondo, e che mi ricorda i films che ho amato di più. Siamo soli stamattina, Giulia è in galleria, e cominciamo con una straordinaria colazione da operai, e impiegati, e professionisti da Sam’s pizza, un bagel and coffee, una specie di diner in cui il linguaggio non mi è molto chiaro ma dentro al quale vedo molto più verità che in tutti i film che ho visto.

La vita di questa città rappresenta molti ideali moderni ed industriali ma non si tratta solo di questo. Quando si dice “parte della vita” si intendono molte cose che sono solo parte di una civilizzazione, di una cultura forse, ed io sono molto perplesso sulla autenticità di queste manifestazioni che mi sembrano parte del mondo cosi’ come vogliamo esso sia, niente affatto com’è.

Perciò una immersione nella vita ”vera”, molto più che nella vita “giusta”, è quello di cui ho bisogno, e me la sto davvero godendo. In giro per l’avenue of the americas, e su per la 7th fino a Times square, mentre posso osservare la profonda inquietudine di questo ragazzo che ho cosi’ spesso, mio malgrado, schiacciato.

La sua personalità, e le sue aspirazioni, sono estremamente condizionate: dalla sua percezione di sè stesso, dalla sua condizione sociale oggettiva, dalla sua vita sessuale insieme a Giulia, e perfino dai miei errori ed ommissioni. Ma la giornata si svolge magnificamente, specie dopo l’acquisto di scarpe migliori e splendidi vestiti. Una telefonata a Stefania, la mia splendente parte complementare, che sembra perfettamente consapevole di ciò che sta avvenenendo mi alleggerisce e riposa.

Una visita da Manny’s e una da Sam Ash per le quali avrei fatto 7000 km anche solo dieci anni fa, e che oggi mi sono sembrate un po’ buffe. Infine, meno stanco dei giorni precedenti, e soprattutto più equilibrato, ce ne torniamo lentamente verso downtown e l’east village. A cena in un vero diner da cinema, anche se la qualità degli hamburger rimane insufficiente, e in un bel locale buio pieno di confortevoli divani, senza però avere successo con i drinks. Notte Newyorkish, piuttosto familiare.

15 dicembre 2002

Orribilmente perso in una qualche intossicazione da cibo, che mi rende vulnerabile al punto di essere annullato. Non sembra il freddo il mio nemico, ma piuttosto il riscaldamento eccessivo delle stanze. Certo è che se mi sono mai potuto permettere un eccesso di cibo, adesso davvero non posso più, e tantomeno il cibo che più attira questa strana creatura che abito.

Torno a Padova a prendere Toni per accompagnarla a Mestre, di nuovo qualcosa di profondo, sfuggente ed assolutamente reale è cambiato fra di noi. Sono impressionato, sconcertato, commosso e molto sereno.