GIOVEDÌ, 14 DICEMBRE 2006

L’assessore alla protezione sociale del comune di Trieste è tranquillo: le stime parlano di non più di venti barboni, a parte gli immigrati. I ricoveri concertati per l’emergenza freddo ci sono, caldi e ben amministrati. Non così tranquillo il direttore della Caritas, persona molto più sensata ed esperta, l’emergenza è un altra.

Penso alle grandi città in cui ho vissuto, così dense di freddo e di “barboni”, le leggende locali raccontavano sempre di disavventure rovinose e pure di fortune ricostruite, ad alimentare il mito dell’opportunità aperta a tutti. I sistemi capitalistici hanno sempre considerato eroica la disposizione verso i poverissimi, gli emerginati, i disadattati.

L’emergenza è un’altra, come nella Spagna franchista, nell’Italia mussoliniana, quella che sta precipitando è la classe media. Vittima di abusi come di malintesi, depauperata di quella funzione stabilizzatrice che socialmente la rende indispensabile, portatrice della illusoria aspirazione ad un domani migliore per sè e per i propri figli. Ed una nuova povertà alla quale dobbiamo prepararci è in vista.

Questa nuova povertà va ad intaccare ciò che la classe media considera un dato: l’assistenza sanitaria, la formazione scolastica, i trasporti comodi e veloci. Rimangono, come nel basso impero più cliché, panem et circenses. Ma non si vede nessuno ridere, cosa che trasformerebbe tutto e che invece è il vero dato di assenza. Perchè è solo l’assenza del riso e del senso di comunità, o come si direbbe oggi equità sociale, che rende la povertà insopportabile.

14 dicembre 2005

Il gelo ci impedisce nei nostri movimenti. La subway altera completamente la percezione della citta’ e il tempo acquista un’altra dimensione.

Osservare Rocco prima, mentre amministra il suo tempo come pensa che sia normale, e Giulia poi mentre amministra l’attenzione di Rocco come pensa che sia normale, mi insegna molto di piu’ sulla vita di coppia che ogni osservazione sulla mia vita stessa. Semplicemente non abbiamo alcun principio comune, immaginamo una vita in cui chiamiamo le nostre licenze liberta’ e i nostri comodi necessita’.

C’e’ stata perfino una osservazione sulla vita sociale come l’organizzazione dell’intrattenimento che mi lascia senza fiato. Il divertimento come continuo stimolo dei modi e dei metodi del consumo. Poveri ragazzi, e’ proprio vero che mentre raccontiamo nascondiamo le perdite ed esageriamo le vincite, ma la mia vacanza sta finendo, e non ne ho molta voglia oggi.

Il freddo e’ talmente tanto che rientriamo a casa, volentieri, per ben due volte, questa e’ davvero una novita’, e aspettare anche solo qualche minuto in strada e’ impossibile. Ultime battute tra una commissione e l’altra, eccetto qualche inevitabile scoperta. Le valigie sono pronte all’ottanta per cento e mi pare di aver ben chiaro il processo.

14 dicembre 2003

Un risveglio molto più rilassato di ieri, in breve e molto discretamente scende la neve. Le dimensioni di queste stanze sono un po’ buffe per i miei usi, ma anche molto piacevoli da abitare, intime ed efficienti. Quello che davvero manca nelle case sono le finestre e queste, che danno su tetti e terrazzo, sono molto belle.

Usciamo con maggiore calma per scoprire che si tratta proprio di una tempesta di neve, la quale non ci scoraggia affatto dal proseguire verso il MOMAQNS, oltre il ponte di Brooklyn, e che sembra una destinazione obbligatoria, vista da qui.

In effetti la mia molto diminuita familiarità con l’arte moderna mi ha fatto dimenticare quanto poco interessato io sia, pure ai “grandi” come Van Gogh o Magritte. Una gita in mancanza di meglio quindi, in compagnia dei ragazzi che sembrano un po’ depressi dall’esperienza. Al telefono Stefania è confortevole e presente, come può essere solo la donna che amo. La neve continua fino al buio, trasformandosi lentamente in una pioggia urbana piuttosto fastidiosa. Questa città sta dando un senso nuovo alla parola “urbana”.

14 dicembre 2002

Si parte con calma, la mattina, dopo il riordinamento delle idee della settimana, per Padova e Spinea. C’è una tale forza comune tra me e Toni, che mi sento subito meglio, in questo scivoloso inverno che ci circonda.

Uno splendido pomeriggio insieme alle orsette, che non mi aspettano ma mi accolgono come se fossi il loro moroso preferito. Peccato che io sia immerso nel disagio superficiale, ma costante, procurato dalle manie che questa inconsulta creatura non riesce ad abbandonare.

Annunci