MERCOLEDÌ, 13 DICEMBRE 2006

Funzioni delle lettere, dei racconti, dei giornali e dei weblog: Cosa vogliamo ottenere da tutto ciò.

Mi sono chiesto, mentre attraversavo molti luoghi di raccolta di cartaccia e pixel nei mesi passati, a chi giovasse; ho visto motivazioni diverse.

Bisogna naturalmente escludere chi si guadagna da vivere scrivendo ed i luoghi in cui tutti sono pagati: è ovvio perchè lo fanno ma sono una minoranza strettissima, i giornalisti e gli scrittori hanno editor potentissimi, che fanno richieste precise e li richiamano all’ordine con una fermezza chiarissima.

Penso invece a chi non ha motivi evidenti: trovo soprattutto scrittori molto abili che intendono sfuggire alla dittatura dell’editor, che intendono editarsi da sé.

Non c’è molto da dire, li capisco e li leggo, finchè non mi annoio, allora mi trovo ad invocare un qualunque editing, è difficilissimo darsi una regolata in termini di necessità e di sufficienza, moltissimi di noi hanno proprio bisogno di essere tagliati. Ci sono poi diari di persone che scrivono per vivere, nel senso che devono esprimere sentimenti in qualche modo, alcuni di loro fanno bene a sé e ad altri.

Dividiamoci: chi legge spesso scrive, non sempre chi scrive legge. Occorre individuare la qualità di impegno che distingue la consumazione dalla masturbazione. Ma ricordando che ambedue possono essere molto appassionanti.

Tutte le forme che ho esaminato richiedono un corrispondente, possono essere migliaia o un paio (come il mio caso), non mi pare che faccia una vera differenza e comunque non è questo il punto. La comunicazione è una comunione di comunità o non è, questo è il punto.

La costituzione di una carta dei diritti dei lettori, e di quella degli scrittori: Uno ha diritto di scrivere ed importunare gli altri finchè è disposto a pagare il conto. Uno ha diritto di leggere e perdere il suo tempo finchè è disposto a pagare il conto.

Si paga per lavorare e si pagano le conseguenze del proprio lavoro. Se il modo di pagamento è occulto ci possono essere sorprese sgradevoli, se il modo di pagamento viene dilazionato i costi aumentano. Nella mia esperienza non c’è enfasi sufficiente su questo.

Questo è il programmino per oggi, che viene meditato da uno per cui leggere è un dovere e che di solito ha altri piaceri. Ma che di rispondere al telefono non ci pensa nemmeno.

13 dicembre 2005

L’aria ha raggiunto la sua temperatura minore da quando sono qui, attraversare la 14th st e’ stato impossibile, o comunque non ne e’ valsa la pena. Cosi’ mi sono reso conto che la mia passeggiata e’ finita, che devo mettermi in un’altra posizione e non e’ stato difficile.

NY e’ sempre stata un’isola speciale per me, voglio dire che non sono un grande viaggiatore, e la sua speciale lingua, la sua speciale cultura per me significano l’America, la frontiera, il posto in cui si raccolgono le energie che mi riguardano.

Percio’ qui mi sento a casa, capisco la lingua, il cibo, capisco la necessita’ che molta gente ha di stare qui, probabilmente capisco quelli che vogliono andarsene ma se potessi vivere dove voglio qualche mese all’anno starei qui. Non ho nessuna difficolta’ ad infilarmi al Cafe’ Cafe’ in Green st e passarci un’ora a leggere mentre mi scaldo un po’.

Il Clam sulla 5th oppure il riso al Dojo, un sausage roll da Ray’s vanno bene comunque. Posso prendermi il mio tempo. Ma questi sono i miei ultimi giorni, e ho un sacco di cose da fare a casa, e la mia giornata e’ meditativa e in cerca di un completamento.

Mentre rientriamo a casa, il pomeriggio con Rocco, la necessita’ e’ chiamare a casa per definire dettagli e sentire Stefania e i bambini, in realta’ per farmi sentire e’ meglio che mandi le mie foto cosi’ i bambini capiscono, e da lei apprendo quanto utile e’ stato questo viaggio, il suo tono e anche il mio sono estremamente nuovi.

A parlare con Rocco abbiamo smosso questioni che a casa non riusciamo a toccare ed in generale il mio sistema percettivo e’ snellito, piu’ veloce e piu’ intelligente. Vorrei parlare piu’ spesso cosi’.
Dopo, completato o quasi l’acquisto dei giocattoli, e dopo la cena in casa, sotto con Aeon Flux, la nuova versione di Charlize Theron.

13 dicembre 2003

Una giornata di cammino, inesaustivo, attraverso questa ignota città. E attraverso una moltitudine di impressionanti visioni, che contengono energia umana e di altro tipo più di quanto io possa sopportare in realtà.

Quindi alle 19.43 sono in lenta ripresa dopo un momento di stanchezza suprema. Molti sentimenti mescolati, ma che altro potrebbe esserci in un’altra dimensione? Mi sento probabilmente come se alcune parti del mio essere fossero rimaste altrove e sento la mancanza dei bambini.

Ricordo indistintamente qualcosa del genere, in un altro tempo, ma evidentemente queste sono impressioni facilmente inserite nelle nostre amnesie preferite. Ground zero, comunque, e la presenza degli edifici, e di una immense folla di individui senza pace, nè voce.

Poi una splendente visione di calma ed uno spazio enorme sull’east river, verso i pier, i banks del porto, a mangiare in un posto che mi ricorda un mondo immaginato, e che adesso sembra reale. È evidente che ho sognato spesso di essere qui, una lunga serie di sogni dimenticati.

Proseguo con altre infinite strade attraverso i luoghi che meno si possono immaginare, perchè questa città è quella che molti credono di conoscere bene, me per primo, ma che sembra invece elusiva ed eterea come poche altre.

Sfinito, con i piedi doloranti la sera, temo che il mio stato fisico generale non sia proprio quello richiesto per questa esplorazione, o forse sono solo le scarpe sbagliate. Meno eccitato di ieri, e più ricco, mi addormento sul materasso pneumatico, in questa notte dell’east village.

13 dicembre 2002

Le gioie del mio sempre più ordinato archivio, nelle quali sto immerso ogni volta che posso, entrando di difendermi dalla intossicazione che questo ogni volta comporta.

In giro a sistemare questioni amministrative, ringrazio Andrea Rossoni per l’aiuto quanto mai opportuno, adesso Gabriele ha una nuova opportunità per essere all’altezza di sè stesso.

Presentazione di un libro sulla storia del jazz triestino, che naturalmente significa la storia dei superficiali e noiosi ascoltatori di dischi, a Trieste. Considero questi appuntamenti obbligatori per la sana e corretta gestione del QG, ma non so perchè.

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