MARTEDÌ, 12 DICEMBRE 2006

Mi dicono dalla regia che devo occuparmi maggiormente di captatio benevolentiae. Ora, a parte il fatto principale che non sono pratico, devo dire che ho delle perplessità serie sulla questione di principio.

Non che io non creda alla necessità di tenere insieme la società, attraverso i mezzucci della morale comune e della religione, ma questa società di mercato mi ha, come tuttedue le persone che mi seguono sanno bene, un pò annoiato.

Rimando alla nota della settimana scorsa. Il mercato sta lì per distribuire la ricchezza: questo significa che se mi occupo di coltivare grano ho bisogno di chi coltiva fagioli e magari di chi sa coltivare la vite, ancora di più ho bisogno di chi sa trasformare il succo di uva in uno Chateau d’Yquem.

Perciò sono disposto ad impegnare una buona parte del mio tempo a convertire in moneta locale l’intero ammontare ricavato dalla vendita del mio grano, perchè preferisco gli azuki per dire, e perchè qui da noi in Crimea fanno un pessimo sauternes.

Detto questo io mi occupo della qualità del mio grano, e su quella sono concentrato, ogni distrazione porta via qualità al mio grano, nel senso che lo guasta, lo deteriora.

Vado, con buona parte del mio grano dal mugnaio, gliene lascio una parte a compenso della macinatura, il resto lo vendo al mercato dopo essermi assicurato un inverno al sicuro dalla fame. Mi servono fagioli, appunto, sale, olio e insomma, almeno della Malvasia.

Cosa posso fare io per “promuovere” il mio grano rispetto a quello che produci tu? Produrre un promozionale in cui si veda il calore e la beatitudine della mia cascina? dei miei campi? del mio Bianco Mulino?

Me ne sto abbastanza al sicuro perchè non uso sementi Monsanto, concimi Bayer, anticrittogamici della stessa, me ne sto al sicuro perchè non produco molto, e i miei pochi clienti mi distinguono appunto, sul mercato. Ma è il mio grano che si fa amare, non la mia fastidiosa faccia indifferente.

Lo so, in termini di captatio benevolentiae non valgo molto, eccetto per quelli che mangiano il mio grano e si ricordano vagamente la mia faccia. Almeno come scrittore non riesco a procurarmi lettori nuovi. Del resto ogni stagione compie la sua funzione e presto i miei lettori passeranno ad altro, tutti e due.

Auguro loro di emanciparsi da questa comunicazione funzionale al prodotto, che è solo manipolazione becera e scontata. Auguro loro di mantenere le loro funzioni, al riparo dal nervosismo intestinale, e auspico mi ricordino nelle loro preghiere.

12 dicembre 2005

On this date, today, something has left my body, leaving me totally breathless and exstatic. How difficult to communicate anything like this, how easy to perceive.

My entire state as been altered, like a relevant loss of weight, an emptiness inside, and a much purer sense of the blood flowing, the air circulate. Something dark has left my body and the regaining of health has put back some years of my life, that had been lost, in my hands.

Uscito di casa da solo stamattina, ho sperimentato un nuovo approccio all’esplorazione della citta’: le indicazioni di una guida. Nella nostra vita abbiamo bisogno delle indicazioni di qualcuno che ha gia’ compiuto il nostro percorso, che ha misurato i passi, annotato le asperita’.

Qualcuno che ci accompagni nel luogo in cui la nostra esperienza possa svolgersi in modo completo, equilibrato. Questo posto, che comincia sulla porta di casa non termina affatto li, e le nostre illusioni sulla nostra capacita’ di fare da soli implicano molto, molto tempo a disposizione.

Questa particolare guida, cortesia del National Geography, mi ha proposto un percorso all’interno di una parte del Village che conosco e dalla quale ho ricavato una serie di illuminazioni che avrei potuto mancare ancora per vent’anni. La casa in cui e.e. cummings ha passato quarant’anni fino alla sua morte, la casa di un uomo povero, per esempio, la dice lunga sulle priorita’ di un poeta che mi ha insegnato molto perfino sulla lingua inglese, oltre che sulle autentiche necessita’ della vita.

Le indicazioni includevano il fatto che lo stesso poeta ha combattuto una dura battaglia perche’ un magnifico edificio storico non venisse demolito, cosa che spiega in parte le condizioni magnifiche in cui si trova gran parte del Village, una riserva culturale americana estremamente vitale e vivificante. Ho potuto constatare la poverta’ di mezzi con cui si sono espressi i gays nel 1969, anno in cui importanti passi, documentati in un bar parte di un complesso piu’ esteso, sono stati compiuti per la ridefinizione dei pregiudizi. E cosi’ via.

La nostra perplessita’, in termini di comunita’ estesa, consta di un fattore determinante: la nostra nozione di liberta’ personale, di capacita’ di giudizio, sulla natura intuitiva della percezione naturale. Questi dati, uniti ad una sconfinata fede nella capacita’ di progredire, di fare cioe’ meglio di chi ci ha preceduto, sono tutto cio’ che ci occorre per la nostra definizione di esistenza creativa.

A pranzo ritrovo Rocco e la mia esperienza estatica continua al Dojo restaurant molto vicino a University place, benissimo frequentato e straordinariamente qualificato in cucina. Naturalmente il rumore ambientale continua ad essere molto limitato e il tono del discorso e’ il migliore raggiunto in questo soggiorno tra me e Rocco.

Ogni processo, ogni pensiero, ogni opera, ogni viaggio raggiunge un suo picco oltre il quale occorre essere molto consapevoli e attenti a disporre meglio che sia possibile le energie accumulate. Questo picco e’ passato.

12 dicembre 2003

Una giornata intera tutta presa dall’ingresso, inderogabile, in un’altra dimensione, e di che dimensione si tratta. Tutto comincia con una partenza, alle 6 del mattino, da casa, in macchina. Ma si realizza a 10.000 metri d’altitudine, a 800 kmh, sorvolando l’atlantico, mentre volo a new york, ny, per l’unico motivo che in venticinque anni è stato sufficiente per compiere quest’impresa: trovare mio figlio, che non vedo da più di due mesi.

Rivederlo al jfk sembra normale, per quanto io sia molto scosso dalla fatica, ma entrare in città non lo è affatto, nessuna delle innumerevoli informazioni, storie, indicazioni e visioni che ho avuto fino ad oggi mi aveva davvero preparato a questo stato delle cose, a una dimensione completamente nuova.

Cosi’ appare finalmente evidente che niente, davvero niente, rimarrà al suo posto da adesso. Sono inquieto, eccitato, davvero nuovo nel mio sguardo sul mondo, che da qui sembra immenso. Stefania al telefono sente molto bene quello che sento io, credo, e rimandiamo a domani ogni commento.

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