VENERDÌ, 08 DICEMBRE 2006

Dubito, in effetti, che sia una questione linguistica come normalmente intesa, cioè speciale e limitata. Probabilmente come mi suggerisce l’ottimo Guido Botteri il fatto essenziale consiste dell’estinzione dei gentiluomini.

Non che mi sfugga la gravità di questo ma l’interpretazione rimane: la gestione del potere che toccherebbe alle autorità, nel senso di autorevolezza, abdicanti, è in mano ai loro portaborse. Intanto la responsabilità della conduzione del paese rimane in mano ai burocrati, che invece di intraprendere il proprio e giusto dovere di esercitare il controllo amministrativo e giuridico sproloquiano in termini di etica e ideale.

Io, per limiti di cultura, sono attento solo alle questioni estetiche, cioè sentimentali, finchè non realizzo che ambedue le parole sono malamente fraintese. Non posso sottrarmi al dovere di specificare, cosa aliena da me per limiti di natura, perché il mio dovere (dico così per dire il nostro, di tutti gli aspiranti umani) è portare ordine dove c’è caos.

Perciò, mio malgrado, affrontiamo la questione linguistica: estetico significa sentimento, dove si intende del sentire, e non del bearsi della bellezza di moda, definisce perciò il dominio dei sensi, vista, udito, tatto, gusto e olfatto, che permette di dare una definizione per quanto possibile poco arbitraria di giusto.

Oso indicare un criterio estetico perché non ne uso altri nella mia limitatissima esperienza del mondo, per semplice simpatia qualcuno potrebbe usare questo modo e ridarmi indicazioni compatibili. Ma esteticamente un gentiluomo, ed in subordine qualcuno che non lo è, è riconoscibile.

Non che sia facile ma è possibile, nella confusione dei gesti e degli aspetti possiamo confonderci ma, ripeto, è possibile quando si sia in buona fede. Un gentiluomo possiede un tono di voce inconfondibile sopra ogni altra cosa, i suoi gesti sono puliti ed economici, la sua apparenza è adatta al contesto, nel quale non intende porsi in evidenza, la sua presenza è forte ma discreta.

Così la sua lingua, l’intero suo apparato di comunicazione è pulito, e non uso la parola distrattamente. La consapevolezza di un gentiluomo si distingue dalla sua capacità di mantenere pulito l’ambiente, di mantenerne ordinato l’accesso, di tenere al loro posto gli oggetti, i concetti, le idee, le persone.

Un gentiluomo si esprime per esempio, come chiunque altro, ma il suo è un esempio coordinato anche quando non appare coerente, perché egli si distingue sopra ogni altra cosa per lungimiranza, che in pratica è la capacità suprema cui possa aspirare un essere umano, la pura e semplice capacità di Vedere.

Ma non è affatto una questione di stile, così come non è una questione linguistica in senso stretto. Non è una questione accademica o tantomeno di maniera.

Qui si sta parlando di disposizione erotica alla vita, a favore della vita, e non di mantenimento di una struttura contingente, di un ideale di apparenza che non esiste, se non forzatamente, in pratica. Forse la caduta dalla grazia consiste proprio di queste fastidiose questioni di stile, di mantenimento, di conservazione. Un gentiluomo non mantiene nulla, si limita a constatare l’incessante fluire.

8 dicembre 2005

Il gelo ha allentato un po’ la morsa e noi siamo felicemente in giro a SoHo a cercare giocattoli per i bambini da Kid Robot e per la mamma da Babeland. C’e’ qualcosa di davvero magico in questi enormi magazzini al quale devo essere legato per semplice associazione generazionale.

Io ricordo il tempo in cui questa parte della citta’ rifioriva, dopo essere stato una specie di distretto artigiano, pieno di magazzini appunto e di piccole fabbriche ai piani superiori, e dopo essere stato progressivamente abbandonato. Probabilmente l’indicatore piu’ chiaro della vitalita’ di un luogo e’ l’immediato riuso degli spazi, che si adattano, che si modificano, che imparano.

L’intelligenza locale si svolge per una grande parte ancora qui intorno e la qualita’ dei ristoranti, non formale soltanto ma soprattutto sostanziale, ne e’ importante testimone. All’Apple store c’e’ una quantita’ di movimento da impressionare davvero, corsi di formazione a tutti i livelli e l’incessante fila alle casse indica fortemente che la domanda e autentica, aldila’ delle ovvie casualita’ culturali da product placement.

Una visita inconclusa al Morrison Hotel, il negozio di fotografie di Henry Diltz mi procura un delizioso filmato, condotto dai due enfant terrible, l’altro e’ il grafico Gary Burden, sulla concezione ed allevamento di questo rilevante oggetto culturale del mio povero tempo, la copertina di disco.

E poi a rivisitare la Illy Gallery, e a saltarla senza attenzione insieme alla sua degna controparte, Cipriani Downtown, alle quali preferisco senz’altro i palazzi di ghisa di Broome street. La cena, in un ristorante cinese vero sulla Mott, la generatrice di Chinatown, ci permette di riprendere le forze e di affrontare la standup comedy, adattarci alla quale e’ davvero troppo difficile.

8 dicembre 2003

Un giorno insieme regalato in più, questa settimana, in cui si riflette sulla nostra povertà, che così tanto ci ha permesso di vedere, di misurare la nostra intensità, la nostra qualità, forse. Questa pace speciale, così facilmente associabile ad un qualunque Natale, continua, verso l’effettivo completamento della nostra serie di meditazioni in diretta televisiva, e sono così grato per quanto sono state condivise, e verso la partenza per un altro lato del mondo, nel quale mi lascerò andare. Pochi pensieri per il mio futuro ufficiale, pubblico, visibile, e qualcuno per il futuro di questa piccola, fragile ed illuminata famiglia.

a) If you have to, you won’t expect anyone else to support you. The work is sufficient in itself.

b) If you don’t expect anyone else to support you, you provide your own fire.

c) When you provide your own fire, this will be recognised.

8 dicembre 2002

Un pranzo in famiglia dopo una mattina di tensione nel sole. Greta sta crescendo a vista d’occhio ed è davvero impressionante osservare quanto carattere abbia. Il suo atteggiamento verso gli altri bambini soprattutto, ma anche verso gli adulti è aperto e luminoso, questo viene corrisposto da ampi sorrisi e vera attenzione, insieme ad una fioritura di complimenti.

Il pranzo con la cara Giuliana, e tutti i suoi figlioli, ha il sapore di molti pranzi che ho consumato insieme ad altre famiglie nei miei anni passati qui: un certo senso di gioia cui si aspira senza mai raggiungerla, ed un altro di profonda inconsistenza comune, non riesco affatto a digerire, forse a causa dell’eccesso di vino, più probabilmente dell’eccesso di grasso. O forse i funghi.

Il resto della domenica svanisce nel nulla ma insieme ad un nuovo disco di Joni Mitchell, un evento sempre raro.

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