MARTEDÌ, 05 DICEMBRE 2006

Disse: Mahatma, cosa ne pensa della civiltà occidentale? E Ghandi rispose: beh, sarebbe una buona idea.

Mi pare di vedere un certo turbamento nelle facce che incontro nella mia città, l’avete notato anche voi nella vostra città? Un certo disagio mentale è nella natura di questa nostra città lontana da tutto, in cui non c’è spazio per una qualunque visione politica, in cui non c’è lavoro e forse nemmeno una qualunque dimensione etica in cui riparare.

Mi chiedono quale sia, secondo me, pensate, il motivo principale per cui la lingua italiana si sta così rovinosamente riducendo. Nell’ordine: a causa della televisione come mezzo omnipresente, a causa della incapacità di leggere da parte della gente, a causa della incapacità dei giornalisti di scrivere, a causa della svogliatezza dei giovani, a causa dei diskjockey.

Vorrei rispondere nell’ordine ma non lo farò, ciascuna di queste possibilità è degna di una intera relazione per la quale non sono abbastanza ricompensato. Voglio solo ricordare che la lingua italiana non importa più a nessuno fuori dall’italia (e magari nemmeno dentro), serve al massimo alle parodie ed alle prese in giro di una identità nazionale che io non riesco più a vedere in nessun posto.

La lingua italiana di Giacomo Leopardi, di Claudio Magris, di Umberto Eco, quella di Roberto Calasso, di Elemire Zolla, di Giorgio Manganelli, di Piero Citati, di Cesare Garboli è minacciata, avvilita, distrutta dal linguaggio dei burocrati, nella loro insistente ed ostinata determinazione a costruirsi un potere sono sprofondati nel delirio di una giurisprudenza malintesa, di una farneticante etimologia, di un abuso dei termini che viene dalla frustrazione.

5 dicembre 2005 ore 20.26

Rushing through the never sleeping city. Molto rilassante la mattina a SoHo senza altro pensiero che trovare il miglior bagel. A Rivington street stamattina, a vedere il regno dello stabile immigrato ispanico. Shopping significa un’altra cosa quaggiu’, con i pimps che ti invitano a sciegliere il loro negozio in opposizione a tutti gli altri. Ci sono mondi dentro ad altri mondi: dovremmo considerare le opzioni opposte alle nostre che gli uomini decidono di popolare.

L’estrema east downtown, lontanissima dal financial district e’ la mia lezione di oggi. A raggiungere la colazione di sabato sulla 1st avenue sembra di risalire, vista da qui. Quanto sia tutto estremamente relativo si capisce bene soltanto spostando il proprio punto di vista con continuita’.

Comunque sia il mio appuntamento con Rocco alle 12.30 diventa molto rapidamente le 13.30 senza che lui appaia ma, complice il supporto di Ray’s pizza ad Astor place e grazie all’ospitalita’ provvida di Starbucks il tempo che passa non mi affanna.

La mia vicina di tavolo ha stabilito una efficientissima postazione da cui coordina senza indecisioni la mail di tutta la citta’ immagino. Ah se i miei colleghi sapessero che cosa significa lavorare quaggiu’, senza mai staccare lo sguardo dal proprio obbiettivo.

Avanti verso la lavanderia e di nuovo di corsa, dopo aver tentato invano di sentire la voce della donna che amo, verso Broadway e oltre, Union square ed il suo mercato, Virgin store sempre intensamente incompletato e Guitar center infine, dove mi decido a mettere le mani su una splendente Gibson J100 che sono cosi’ lontano da potermi permettere ma cionondimeno suono con la massima delizia. un ottimo oggetto, fianchi di boubinga, che suona grande e generoso, beh, ci pensero’.

Rientro dunque, continuando a scambiare generosamente l’est con l’ovest, nel nostro caldissimo, davvero esageratamente caldo, appartamento, in cui Rocco e Giulia, sistemato quasi impeccabilmente il Titanium, si preparano ad un qualche ristorante messicano. The center of the western world.

5 dicembre 2003

A completamento di una serie di trasmissioni televisive che mi hanno dato più di quanto ci ho messo, alcune considerazioni emergono:

1. i miei ospiti sono quanto di meglio io possa aspirare ad ottenere, grazie a loro, e anche grazie a Gabriele che li ha individuati ed invitati, la mia comprensione del mio stesso modo di procedere è molto migliorata.

2. i musicisti, nella loro parziale disponibilità e limitata capacità sono stati una fonte propulsiva di rara intensità, di grande supporto e di ottimo suono, molto più di quanto chiunque abbia mai potuto chiedere

3. il supporto tecnico, da parte degli operatori di ripresa, è stato puntuale ed attento, da parte della regia, sia audio che video, ho sentito invece più giudizi che supporti, più negatività che attenzione.

4. Il supporto editoriale, sia dal punto di vista amministrativo che da quello generale di contratto è stato effettivamente nullo. La sorpresa è consistita soprattutto nell’ininfluenza che questa assenza ha avuto.

5. Nella misura in cui il pubblico a casa ha fatto attenzione, ha memorizzato, e ancora di più si è divertito quanto il pubblico in sala, il mio successo personale è stato incredibile, il successo della casa della musica è stato sufficiente, il successo di Gabriele è stato buono.

La conclusione, verso la quale ci avviamo, ha cessato di poter essere semplicemente una fine, e se il cielo ci protegge potrebbe essere un completamento, portando la nostra condizione energetica globale, ad un livello superiore di quello da cui siamo partiti. In un certo senso questo è già avvenuto, potrei dire che la sessione di prove è completa e la settimana prossima ci sarà l’unica puntata reale. Sotto con la Storia e le storie quindi.

When the creative impulse becomes connected in some way to whatever degree of restriction or limitation, that “world” comes to life in the way that world happens to know “creativity”. for example, if one’s thinking is automatic & associational, suddenly a whole stream of lightning connections are made in linear fashion – exhausting as they whizz by in a series of linked connections. no insight, just a nuclear generator powering a model T.

Partenza per Spinea anticipata, dopo aver realizzato che le immagini della trasmissione sono invisibili, per un motivo che al momento non ho voglia di investigare. Decido per l’auto, segno che sono già entrato nella maniera di Angelo o che sono troppo stanco per trascinare la mia roba in treno?

clearly, v. brief!

5 dicembre 2002

Le giornate intermedie, in cui mi adatto al clima, così differente. Sono giornate in cui magari non riesco ad organizzare gli esercizi al mattino, per pigrizia o per pura incapacità, in cui cerco la strada per uscire dal letto, o per entrarci, le lunghe, penose giornate che hanno caratterizzato questi anni di continuo cambio di casa.

La mia stanza al piano di sopra contiene ormai tutto quel che è rimasto di archiviabile della mia storia, a parte questo computer e qualche libro. Trovo strano aggirarmi in questa casa che non è più il mio spazio privato e mi sembra di rivivere gli anni della scuola, in cui traslocavo spesso e vivevo in due città.

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