LUNEDÌ, 04 DICEMBRE 2006

Ci sono meccaniche, nella psiche umana, che non lasciano molto spazio per l’equilibrio. Nondimeno il flusso dei pensieri in sè non è il motivo per cui questi pensieri ad un certo punto si irrigidiscono per poi fissarsi. Siamo attraversati da una corrente, un flusso appunto, che non è propriamente nostro. Ne siamo, semplicemente, attraversati.

Per mantenere una specie di salute mentale siamo portati a farci una ragione, in mezzo a tutti questi pensieri, a prendere decisioni, posizioni, a fare affermazioni che sosteniamo personalmente. Questa pericolosa strategia impedisce in qualche modo la vita umana vera: quella intima ed impersonale relazione con l’universo per cui ci è stata data una opportunità.

Esiste una disciplina dei flussi, quella che ci permette di scivolarci sopra, cavalcandoli. Come a tracciare una rotta mentre navighiamo, come a costruire un ponte mentre lo attraversiamo. Non esistono discipline diverse dall’autodisciplina, non c’è nessuno che ci possa spiegare nulla. Gli eventi si svolgono da sé, In un flusso simile a quello dei pensieri.

Ma l’equilibrio della psiche umana esiste: Essa deve fluire, com’è naturale, senza rigidità, senza assunzioni, senza arrogarsi una identità, una dignità, una forma. Abbiamo la possibilità di attraversare una favolosa pianura di creazione immediata, cavalcando un veicolo mutevole, plasmabile, indefinito. Basta restare in sella.

Il pensiero non è i pensieri, possiamo stabilire una certa gerarchia dell’immaginazione e distinguere le fantasie dalle visioni. Io posso fantasticare, immaginare, pensare, credere, sapere e vedere, probabilmente in una progressione di senso, ma non posso confondere una percezione con l’altra.

DOMENICA, 4 dicembre 2005

Una giornata confusa dal vento gelido che spazza ogni strada senza perdono. Ci sono forse due o tre gradi ma camminare e’ faticoso e la Metro e’ veramente troppo per me. La mattina di sabato nella citta’ che non dorme mai e’ molto vuota e abbandonata ma fa davvero freddo e capisco chi e’ rimasto a letto.

I mobili di di Nakashima sono davvero straordinari, forti e raffinari, caldi e sempre pezzi unici, capisco ora da dove viene il senso di molto dell’artigianato che amo di piu’.

Ron Arad e’ una sorpresa a meta’ mentre molto del “design” fa quasi tristezza. comunque l’esposizione e’ davvero spettacolare e riuscita. Il palazzo di Sotheby e’ imponente, sorvegliato ed impressionante, un luogo da Rolls e Cartier d’epoca, cosa che effettivamente si trova gia’ nella hall.

Alcune buone Martin anche da Manny, ma il Guitar center rimane meglio. La sera sono sfinito e dopo le ostriche da solo alla Grand Central Station mi limito ad una (ottima) insalata di frutta fresca e frozen yoghurt. I ragazzi continuano senza di me mentre perdo i sensi intorno alle dieci. good night ladies.

Neve. Siamo un po’ spaventati ma naturalmente la temperatura e’ solo salita ed affrontiamo lo scarso traffico in cerca del brunch ad un’ora estremamente tarda per me. Questi ragazzi sono deliziosi nel farmi compagnia anche in considerazione del fatto che non ci possono riuscire.

La neve lascia presto spazio ad una sgocciolante umidita’ semiaddormentata ed il nostro locale ha un aria molto Scorsese. La domenica e’ una vera minaccia qui in citta’, nessun posto mi da’ l’idea della necessita’ di un weekend fuori come questo.

Ma i negozi sono tutti aperti e risaliamo pigramente Bleecker che svela essere proprio una meraviglia densa di negozietti piccoli e pieni di carattere. Alla fine ci ritroviamo su Avenue of the Americas diretti da Macy’s, mai visto in vita mia. Una provvidenziale sosta da Dave,s mi permette di comprare i pantaloni di Stefania, in via del tutto eccezionale in un negozio molto macho.

Continuo rinvigorito e inarrestabile fermandomi solo per un cappello assolutamente black da regalare alla mia bellissima donna che mi manca come non mai e raggiungiamo infine l’immenso magazzino: di tutte le cose che sono proprio identiche in tutto il mondo di certo i piu’ identici sono i mall e la visita e’ in effetti un completo spreco di tempo.

Rischio previsto e compensiamo rapidamente in uno splendido locale del village in cui beviamo pero’ troppa birra per le mie nuove abitudini e la mia nota inclinazione a parlare prende il sopravvento a conclusione della serata.

Ci sono alcune cose che non voglio dire ai ragazzi, alcune di queste le dico a Giulia mentre per la prima volta raggiungo le 11.30 ora locale. Un vago sentimento di aver esagerato mi conduce ad un ottimo sonno. Una nuova settimana ad un ritmo differente mi aspetta.

4 dicembre 2003

The creative impulse makes itself freely available to all, without limitation. This impulse is entirely benevolent & gives itself to all. How a creative current is used is in service to the intention that gives rise to an individual creative act, and may be very different in its effect. He who doth bend to himself a joy…

Discipline holds us in place when the creative current turns on; technique enables us to actualize, or bring home, the impulse. Having a great idea is one thing (and formalizing a concept may be a creative act within itself) but delivery is something else.

Il momento della scrittura-ridefinizione del mio personale programma, all’interno del programma generale del GQ, è davvero una straordinaria opportunità di trascendere il veicolo mentre ci viaggio. Quello che posso osservare è una migliore capacità di comprendere il pilota, che si svela come profondamente prezioso, utile, efficace.

Comprendere la natura del veicolo, così come quella del motore di trazione, rimane una necessità primaria, non fosse altro perché l’apparenza naturale rimane cangiante, mutevole come le condizioni del paesaggio. Una certa capacità che il veicolo ha di adattarsi all’ambiente è sempre impressionante, in senso molto positivo.

I miei ospiti stasera avevano una inclinazione nuova, diretta verso una maturità che auspicavo ma di cui non ho osato immaginare: botta e risposta come nel migliore dei cenacoli, in cui i ruoli erano precisi, soddisfatti, comprensibili.

La mancanza personale è stata nei confronti di Barbara della Polla, forse un po’ sotto le aspettative, che mi ha rimproverato di non essermi curato abbastanza di lei. Certo ha ragione, il tempo stavolta è davvero mancato, nemmeno sono riuscito a chiudere la trasmissione in maniera pulita per lasciar andare la sigla finale, eccezionalmente lunga, per intero.

Altre minori incomprensioni con Giovanni e l’abbandono definitivo della cura per l’atteggiamento e gli interventi di Zita che sta facendo un altro lavoro, per conto suo. A chiusura della trasmissione ho trascurato anche Claudio Grisancich, che spero di reincontrare presto, a favore di caotici ragazzini che vogliono attenzione.

i see creativity as an impulse that becomes constrained, modified, directed & mis-used as it moves into increasing degrees of restriction. something like…

ex nihilo creative act (what we might recognise as the work of genius)

innovation (mastery)

recreation (a good professional)

novelty (advertising!).

4 dicembre 2002

Non mi capita spesso di pensare che Greta avrebbe bisogno di qualcosa di più, o di meglio, nella mia attenzione. Lasciamo passare questi tristi e freddi pomeriggi in un gelido e umido autunno, facendo del nostro meglio per scaldarci, e di solito ci riusciamo.

Succede più spesso che penso a quello di cui Stefania avrebbe bisogno, della sua casa e del suo tempo con i bambini, per la pace e l’equilibrio della sua mente ineducata e facilmente scossa. Anche perché non è facile fare i conti con le sue tempeste ormonali.

Non penso abbastanza a quello di cui ho bisogno io.

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